Intervista a Lee Stringer

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Ex manager della comunicazione, ex copywriter pubblicitario, ex borghese, ex homeless che vive nei cartoni sotto alla metropolitana, ex tossicodipendente, ex redattore di punta di una free press molto particolare, ora è scrittore a tempo pieno. Ed è un piacere chiacchierare con lui di New York, di scrittura, di Obama, di vita vera. Ne sa qualcosa, Lee.




Tutto è iniziato con Street News, il giornale 'di strada' che ha segnato il riscatto di tanti emarginati e ha rappresentato una novità editoriale dirompente alla fine degli anni '80. Cosa ha significato per te e per la tua vita Street News?  

Street News è stato fondato da un musicista di strada, Hutchinson Persons, che sin dall'inizio dell'avventura non aveva in mente di creare un altro giornale fra tanti ma qualcosa di diverso, un punto di riferimento, un contenitore, un aggregatore degli homeless di New York, in particolare quelli che gravitavano attorno alla Grand Central Station. Cominciò a cercare finanziamenti e trovò una somma ingente ma comunque non sufficiente, aveva racimolato circa 500.000 dollari e ce ne volevano almeno 1 milione. Allora iniziò a temere di non farcela, finché un giorno, notando un assembramento di homeless a Grand Central non ebbe l'idea di coinvolgerli in prima persona nel progetto, facendo loro scrivere le loro esperienze e facendo loro distribuire le copie di Street News, il tutto con un guadagno, non gratuitamente. Io ero uno di loro.

 

Cosa provi per New York, che è stata testimone di fasi così diverse della tua vita?

Ho abitato a New York per circa 25 anni, poi 12 anni fa me ne sono andato: possiamo dire che allora la mia relazione amorosa con NY è finita... Tanti anni fa la città era piena di persone tutte diverse tra loro, di energia, di cose che succedevano. Non solo: ricordo che lo stipendio di un operaio era sufficiente per sopravvivere, ora se non sei benestante non resisti nemmeno un mese. Naturalmente torno spesso a New York e mi godo la cultura, le novità, gli eventi: ma viverci no, non voglio più essere intrappolato in questa frenesia di fare soldi per mantenere un livello di vita accettabile.

 

Che aria tira per gli homeless negli Usa attualmente?

A lungo negli ultimi anni gli homeless di New York sono stati oggetto di misure drastiche, di un vero e proprio ostracismo: “OK, puoi dormire per strada a patto che rimani a una distanza accettabile dai giardini delle persone perbene”. Oggi se possibile la situazione sta peggiorando ancora di più, perché nelle persone sta sparendo l'empatia, la comprensione verso i più deboli, verso i marginali. La crisi economica naturalmente martella in modo spaventoso e crea nuovi poveri ogni giorno. Speriamo davvero che la presidenza di Barack Obama riesca a invertire la tendenza e a migliorare le condizioni dei più poveri.

 

Certo che per la presidenza Obama c'è un'attesa quasi messianica in tutto il mondo...

Eh già, è qualcosa di incredibile, sulle spalle di Barack Obama è riposta la fiducia di miliardi di persone in un mondo più umano e ragionevole. A questo punto della storia del mondo la gente vuole ascoltare dai politici idee che abbiano a che fare con la propria vita quotidiana, che possano davvero incidere praticamente sul loro destino, non i soliti discorsi. E il senatore Obama ha saputo incarnare proprio tutto questo.

 

Inverno a Grand Central sta per diventare un film, vero?

L'idea del film è partita anni fa da Kurt Vonnegut jr., che ha sempre sostenuto molto il mio lavoro come sai. Ma poi Kurt è morto e la sceneggiatura è finita in mano a un regista cileno che ultimamente ho incontrato e sta lavorando al film adesso. L'impressione è stata buona, la prima volta che l'ho visto è uscito dall'albergo con sottobraccio una copia di ciascuno dei miei libri e mi ha chiesto per prima cosa di autografarglieli! Lavori in corso, comunque...

 

Che approccio hai alla scrittura?

Nella mia mente quando scrivo c'è sempre il lettore. Quando ho iniziato naturalmente non avevo alcuna esperienza ma da subito ho cercato di coinvolgere chi leggeva, di attirarlo, di dargli qualcosa di interessante. Quando ero piccolo ho letto un libro di Albert Camus intitolato La caduta e l'ho trovato eccezionale. Pagina dopo pagina avevi la sensazione di camminare nella storia raccontata dall'autore francese, di diventare un personaggio del libro. E io ho cercato di imitarlo.

 

Si pensa sempre che il mestiere dello scrittore sia qualcosa di riservato solo a chi ha una vita tranquilla, un buon lavoro o comunque una rendita, il tempo, il denaro e la libertà di poter pensare a scrivere. Cosa ne pensi tu che forse sei la prova vivente del contrario?

Penso che non è vero. Mi è capitato ad esempio di avere a che fare con una struttura che si occupa di bambini abusati e abbandonati. E quei bambini hanno sempre qualcosa da dire e da raccontare su carta, hanno una scrittura davvero ricca, piena di cose e di emozioni.


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