Intervista a Lijia Zhang

Lijia Zhang
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Lijia si trova a Roma per un tour di presentazioni in libreria. Indossa il classico vestito cinese di raso dai colori sgargianti e sfoggia un sorriso timido e allo stesso tempo coinvolgente. Il sorriso di chi sa di aver tagliato il suo personale traguardo dopo una lunga e dolorosa salita. La sua vita sembra una favola, quella di una rana che, grazie alla sua volontà, è riuscita ad uscir fuori dal pozzo: quello della fabbrica in cui era costretta a lavorare quando era poco più di una bambina. L’ho avvicinata per scambiare quattro chiacchiere con lei e scoprire cosa pensa un’autrice che ha vissuto e vive in una società dai canoni completamente diversi rispetto alla nostra.

In Socialismo è grande! la tua autobiografia, ripercorri eventi traumatici come l’aborto, le coercizioni all’interno della fabbrica o il suicidio di tuo nonno. La scrittura ti è servita a scacciare via i tuoi demoni, come in una sorta di auto-analisi psicologica?
Certamente sì. La scrittura mi è servita molto e credo che serva molto, sia nei momenti felici, sia in quelli meno felici. Ho passato momenti bui, momenti in cui ho pianto molto, come ad esempio quando mio marito mi ha lasciato. La scrittura mi ha permesso di espandere la mia esperienza drammatica e superarla.
 
Tu racconti una Cina arretrata ed anti-occidentale. Credi che il tuo Paese si sia evoluto e sia uscito dalla situazione in cui si trovava?
La Cina è stata protagonista di una rapida espansione, soprattutto economica. Questo ha fatto sì che si rivolgesse l’attenzione solo all’economia, tralasciando valori fondamentali come la democrazia e la salvaguardia dei diritti umani. Ad un certo punto l’espansione economica rallenterà il ritmo e si potrà porre più attenzione a questi valori che mancano. Sono ottimista in questo senso e con il mio libro sto cercando di dare un volto umano al mio Paese.
 
Come puoi descrivere la situazione editoriale del tuo paese?
Dal punto di vista editoriale siamo ancora molto arretrati. In Cina vige ancora una forte censura, infatti il mio libro non è stato pubblicato. Gli unici bestseller sono i manuali per diventare milionario o per trovare un marito ricco. Ecco, io vedo la Cina come una gabbia in cui ora si sta un po’ più larghi. Ma sempre una gabbia.
 
Tu scrivi per testate straniere e sei molto vicina al mondo occidentale. Però vivi a Pechino. Ti senti legata alle tradizioni del tuo paese?
Mi trovo sulla linea di confine tra tradizione e rinnovamento. Mia madre è disperata perché da quando ho divorziato da mio marito non mi sono più risposata. La tradizione cinese, infatti, vuole che una donna sia accompagnata necessariamente da un marito.
 
Cosa rappresenta per te il Socialismo oggi?
Il Socialismo è un ideale molto bello, nobile. Ma rimane solo un ideale utopico, perché in nessun paese è stata adottata una forma di Socialismo che salvaguardasse gli interessi e i bisogni della popolazione. Nei sistemi socialisti, degenerati in sistemi comunisti, vi è sempre stata una netta differenza tra persone ricche e persone povere. E le persone ricche hanno sempre guardato ai propri interessi privati, non curandosi del fatto che i poveri morissero di fame.
 
 
I libri di Lijia Zhang

 

 

 

 
 
 
 
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