Intervista a Lina Ranalli

Articolo di: 

Se fosse una stagione, sarebbe l’estate; se fosse un colore, sarebbe il rosso; se fosse un brano musicale, sarebbe il Preludio della Carmen di Georges Bizet. Solare, energica, briosa, lei è l’abruzzese Lina Ranalli, Counselor in Costellazioni Familiari Sistemiche e amante della scrittura. Sguardo attento e profondo, sorriso aperto e contagioso, fare energico e appassionato, intervistarla mi ha regalato un vivace arricchimento emozionale e umano.




In Peppino e la perfezione del melograno racconti la schizofrenia di tuo fratello Peppino, perché hai deciso di parlarne e qual è stata (se c’è stata) la maggiore difficoltà che hai incontrato nel farlo?
Nel libro accenno molto velocemente alla schizofrenia di mio fratello, preferisco invece parlare di disagio, perché per me è stato un grande disagio quello che Peppino ha vissuto, ritengo infatti che parlare di schizofrenia equivalga a imprimere un’etichetta. Rendere pubblica la storia mia, di mio fratello e della mia famiglia mi ha indotto a pensare molto e sono stata fortemente in dubbio se fare pubblicare il libro. Dopo averci riflettuto a lungo, ho deciso di dare il via alla pubblicazione e ho voluto parlare del disagio mentale con un filo di speranza, convinta del fatto che ognuno di noi durante la propria vita possa vivere dei momenti di disagio più o meno gravi e che intraprendere un percorso di consapevolezza ci conduca, se lo desideriamo, pian piano a diventare quello che siamo e ci renda persone capaci di accogliere e aprire il cuore.

La storia di Peppino è legata a filo doppio con la tua e con quella della tua famiglia tant’è che sei stata in analisi per tanti anni, fino a quando hai conosciuto il metodo delle Costellazioni Familiari ideato da Bert Hellinger…
Dopo vent’anni di analisi su di me e sulla mia famiglia, questa nuova forma di conoscenza mi ha aperto un nuovo mondo e mi ha consentito di abbracciare con un solo sguardo tutta la mia genealogia e di ricostruire le dinamiche del mio sistema familiare. Peppino, studente di medicina, secondo le aspettative familiari doveva diventare medico, ma la sua natura più profonda desiderava altro. La sua coscienza personale e la coscienza familiare/collettiva erano in conflitto. Questo libro riporta alla luce la sua vita e, mediante una compiuta ricerca sulla sua patologia, ci fa conoscere la sua vera anima di poeta e di scrittore. Ho ritrovato e riletto i suoi scritti e ho capito sempre più profondamente quanto lui, in realtà, abbia scelto una vita che io affettuosamente definisco da “mattarjlle” (da “matterello”). Questo libro parla di me, di mio fratello, della forza delle Costellazioni Familiari. Queste sono uno strumento, breve, semplice ma magnifico, perché consente di entrare in connessione con qualsiasi tipo di disagio. Il percorso di analisi è durato veramente tanti anni, tanti metodi, tanti terapeuti, ma come faro c’ero sempre io e c’erano la mia consapevolezza e la comprensione che più arricchivo le mie conoscenze e più la mia rabbia sfumava. Fino ad arrivare alle Costellazioni Familiari e a Bert Hellinger. Lo descrivo nel libro: conosco la mia caposcuola Maria Teresa Di Francesco per un dolore di schiena e mi iscrivo alla scuola da lei diretta, la scuola “Liberi di Essere”, a Teramo. Vengo a contatto con il fantastico metodo delle Costellazioni Familiari. Le conoscevo, ma non avevo mai partecipato a una costellazione, infatti la mia prima costellazione è stata fondamentale e ho compreso che non ero la seconda di due figli, ma la terza figlia: un fratellino morto quando aveva appena dieci giorni faceva parte della famiglia e io l’avevo dimenticato e non accolto.

Le Costellazioni Familiari ti hanno “imparato ad accogliere ciò che è stato così come è stato” e ti hanno consentito di sperimentare “il potere del cuore”. Ci spieghi in cosa consiste specificatamente questa tua visione?
Il lungo lavoro mi aveva permesso di rivivere tutta la mia vita, avevo rivisitato per più volte il mio vissuto, avevo pianto tutte le lacrime che possedevo, ma qualcosa era rimasto: il senso di nostalgia per una vita non vissuta, il pensiero che Peppino avrebbe potuto vivere una vita diversa, la vita cosiddetta normale, lavorare, sposarsi, avere dei figli e invece non era accaduto, non era stato possibile. Peppino aveva scelto diversamente. Avevo capito, avevo compreso, avevo rivissuto, ma tutto con la ragione. Una sensazione di tristezza non mi abbandonava. La scoperta delle Costellazioni e gli anni della scuola mi hanno permesso di accogliere questa nostalgia e di accogliere che Peppino aveva scelto di vivere proprio la vita che stava vivendo. Questa scelta, se prima la affrontavo con dolore, ora, dopo gli studi sulla famiglia e sulla genealogia della famiglia, la accolgo. Accolgo Peppino e la vita che vive. Ho potuto aprire il mio cuore e amare Peppino esattamente così com’è. Lui stesso scriveva: “Dovrò fare il medico, visitare gli ammalati, stare in ospedale lo farò o non lo farò questo medico… l’unica arte che mi interessa è la campagna”. Ho accolto la sua scelta, quella di vivere il non vivere, andandosene (con la mente), ma rimanendo qui (fisicamente) a fare la sua esperienza di evoluzione terrena. E ho anche accolto che molto probabilmente questa era la scelta della sua anima, doveva vivere questa esperienza, sperimentare il dolore, il nulla, il disagio, la follia per evolvere e poi tornare lassù.

Poi sei diventata tu stessa Counselor in Costellazioni Familiari Sistemiche…
Sì, certo. Ora sono Counselor in Costellazioni e questa metodologia mi ha permesso di aprire il mio cuore, sperimentare l’amore, quell’amore che Bert Hellinger chiama “Amore Grande”. L’“Amore Grande” di mio fratello, l’amore oltre l’abisso. Ora il mio intento è mettere in pratica questa metodologia, aiutare ad aprire il cuore alle persone che desiderano vedere quello che è stato, cosa è successo nel loro albero genealogico. La genealogia è una materia che mi affascina.

Alla luce del tuo percorso, com’è cambiata la tua vita e come vedi il tuo futuro?
Il percorso che ho affrontato mi ha permesso di capire che il passato è quello che ho vissuto ma è anche quello che mi ha dato la possibilità di aprirmi alla vita e alla bellezza della vita, all’amore e alla gioia di vivere, una gioia che da adesso in poi voglio mi accompagni sempre.

E adesso, domanda di rito: perché un lettore dovrebbe leggerti?
Peppino e la perfezione del melograno dovrebbe essere letto perché parla di vita. E poi, parla di dolore e di amore, di tristezza e di gioia, di disagio e di purezza, insomma è un libro di vita e speranza in cui non è stato inventato niente. Credo che ogni lettore possa trovarvi se stesso. Una mia amica, Francesca, mi ha scritto che lo terrà sul suo comodino e lo userà come “medicina” per i momenti bui. Mi piacerebbe possa essere così per ogni lettore.

I LIBRI DI LINA RANALLI



 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER