Intervista a Lorenza Foschini

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Lorenza Foschini è uno dei volti più noti del giornalismo italiano, per anni ha condotto il Tg2, è stata vaticanista al seguito di Papa Giovanni Paolo II e autrice e conduttrice di vari programmi. Ultimamente però è la scrittura ad avere occupato un posto importante nella sua vita. I suoi saggi, che si occupino di misteri o di divulgazione (come quello scritto con Giovanni Sartori sulla democrazia) hanno come tratto comune un grande lavoro di documentazione, oltre che uno stile appassionante e coinvolgente. Proprio da questa considerazione prende il via la nostra chiacchierata.




Avendo lavorato per anni in tv, che valore attribuisci alla parola scritta come strumento di divulgazione rispetto alle immagini? Il tuo Il cappotto di Proust sarebbe stato diverso se invece di essere un libro fosse stato un reportage filmato?
Ho lavorato molti anni alla radio prima di approdare in televisione. A quell'epoca la parola scritta aveva molto peso per me. E' stato il passaggio in tv che mi ha svelato l'importanza e la forza dell'immagine. Ne sono rimata affascinata,ma ne ho anche avvertito l'insidia e nel corso degli anni mi sono resa conto che più l'immagine era predominante più il testo risultava svilito, mortificato. Diventava sciatto. L'immagine rende il telespettatore "passivo". La parola scritta lo trasforma in un fruitore"attivo". Ecco perché bisogna battersi per restituire alla parola scritta tutto il suo peso e la sua importanza. Insegnare a leggere significa insegnare a pensare. Rispettare la sintassi e la grammatica significa mettere ordine nei nostri pensieri. 


Dal punto di vista editoriale Il cappotto di Proust ha una storia affascinante, ti va di raccontarcela brevemente?
Ho scritto libri per Rizzoli e Mondadori,ma quando chiedevo che mi pubblicassero questa storia che trovavo straordinaria,spalancavano gli occhi e dicevano che era assurdo scrivere su di un cappotto! Sono uscita con una piccolissima casa editrice e ho provato la frustrazione di avere critiche bellissime e pochi lettori.... Un colpo di fortuna ha fatto si che una fotografa francese comprasse a Procida dove passo l'estate il mio libbricino e lo portasse in regalo a un proustiano che viveva in California. Eric Karpeles,questo il suo nome ne rimase incantato,lo ha tradotto per la più importante casa editrice americana,HarperCollins e dà lì"Il Cappotto" ha preso il volo. In questo momento sta per essere tradotto in una decina di lingue ed è stato opzionato per un film a Hollywood.


Dopo questa esperienza qual è la tua opinione sull’editoria del nostro paese?
Dopo questa mia bellissima avventura mi sono spesso domandata quante bellissime storie restano chiuse nel cassetto degli editori italiani e come sia assurdo doversi affidare alla fortuna per vedere un proprio libro pubblicato. Certo se le case editrici continuano a uscire con libri di cucina...


Quali altre passioni letterarie coltivi, oltre a quella per Proust?
Amo essenzialmente la letteratura francese. Mi piace leggere le memorie di Saint-Simon,e mi diverto molto a leggere gli intrighi,gli amori le lotte del potere alla corte del Re Sole! Amo anche Pascal, i suoi Pensieri anticipano di secoli certe pagine degli esistenzialisti e in generale di molta saggistica contemporanea. Pascal aveva intuito la solitudine, la noia e la nevrosi dell'uomo moderno. Attualmente sto leggendo Port Royal di Sant Beuve. E'una storia affascinante,ma sono sei volumi ed io sono solo al primo!

I LIBRI DI LORENZA FOSCHINI


 

 

 
 
 
 
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