Intervista a Lorenzo Bartoli

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Cosa c’è di meglio di una gustosa presentazione davanti a un altrettanto gustoso (e celeberrimo) tiramisù? In una delle location gastronomiche più note (e apprezzate!) di Roma, lo sceneggiatore Lorenzo Bartoli e il disegnatore Giorgio Pontrelli hanno presentato un’antologia di brevi storie a fumetti. Una raccolta di piccole storie con piccoli personaggi ma dalle grandi emozioni. E noi, davanti alle ultime tracce di un dolce aperitivo, mentre la fila di giovani appassionati desiderosi di una dedica sui generis abilmente improvvisata da Giorgio aumentava a dismisura, abbiamo chiesto qualcosa di più sulle sue storie allo sceneggiatore - tra l'altro - di Arthur King e dei bonelliani Martin Mystère e John Doe, Lorenzo.




Voci nell’ombra è una raccolta di racconti brevi, autoconclusivi. E più facile scrivere graphic novel? Qual è, se c’è, la difficoltà di uno sceneggiatore su una distanza così breve?
In realtà si tratta di due modi di scrivere diversi e non posso dire che scrivere un racconto breve sia più difficile di scriverne uno lungo o viceversa. I racconti di Voci nell’ombra sono molto brevi, è vero, il più delle volte non superano le 12 pagine. La più grande differenza sta a monte. Raccontare “piccole” storie ha il suo punto di partenza in un momento di ispirazione estemporaneo. Se dobbiamo parlare di difficoltà, questa è forse la risposta: saper cogliere e concentrare quel momento preciso in un racconto con un inizio, uno svolgimento e una fine.


Come sta l’editoria a fumetti in Italia?
Sicuramente l’editoria a fumetti vive un po’ nell’ombra rispetto al resto, ma non perché sia meno apprezzata, anzi. Innanzitutto bisogna partire dal fatto che, in generale, tutta l’editoria ha subito un calo fisiologico, ma in proporzione le graphic novel, a livello di successo e seguito, non hanno nulla da invidiare ai grandi bestseller. L’unica differenza è che fa più notizia Stephen King piuttosto che l’autore di una graphic novel. Ma se pensiamo che ci attestiamo intorno al milione e mezzo di copie vendute, possiamo dire che questo genere in Italia, anche se sicuramente risulta un po’ “ghettizzato”, sta bene.


Le graphic novel sono racconti per immagini e la nostra è per eccellenza l’epoca dell’esplosione dell’immagine, condivisa sui social network, commentata, diffusa. Qual è il lettore-tipo di una tua storia? Si tratta soltanto di giovani, più avvezzi alla comunicazione per immagini, oppure c’è qualcosa di più?
I lettori delle graphic novel sono molto più variegati di quanto sembri e qui mi ricollego allo stato di questo genere di produzione letteraria in Italia e alle sue differenze con il resto dell’editoria. Sicuramente si tratta di nicchie di appassionati, di collezionisti, diciamo di età compresa tra i 15 e i 40 anni. Questo dimostra la buona penetrazione delle graphic nel nostro paese.


Le strategie di promozione dei romanzi o delle storie a fumetti sono molto meno evidenti ed eclatanti della pubblicità intorno a generi letterari più “di massa”. Come si fa pubblicità a una graphic novel?
È vero, qui c’è una grossa differenza. La nostra più grande pubblicità è il passaparola tra i lettori e le fiere di settore, che spesso raggiungono un numero di visitatori elevatissimo. Agli ultimi eventi abbiamo registrato più di 180.000 visitatori.


Un’ultima domanda: edicola o libreria?
In edicola è molto difficile “entrare”. Fatta eccezione delle collezioni con uscite cadenzate e di sicuro appeal per il lettore medio, è raro che le nostre graphic novel finiscano nelle edicole, sarebbe (passami il termine) un suicidio annunciato. Meglio la “Varia”. Quindi nettamente libreria.

I fumetti di Lorenzo Bartoli

 

 

 
 
 
 
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