Intervista a Loretta Napoleoni

Loretta Napoleoni

L’idea di intervistare Loretta Napoleoni mi aveva messo una certa ansia. Non volevo assolutamente essere colto impreparato e mi ero messo quindi a ripassare nozioni di economia internazionale come fosse un esame universitario. In più, anche gli amici, tutti lettori dei suoi articoli su Internazionale e sul Venerdì di Repubblica, avevano accresciuto l’atmosfera di attesa. “Mi devi assolutamente raccontare com’è”, dicevano. In certi ambienti è trattata quasi come una rockstar. Figurarsi, un’economista di primo livello che gira il mondo facendo conferenze ed è persino donna! L’appuntamento è alla Luiss, l’università privata con rette da capogiro, panchine di marmo bianco, tabelle elettroniche per segnalare le lezioni in corso. Mi viene incontro con semplicità e sfodera un sorriso tranquillo. La sento dire ad un amica che la sera andrà a vedere "Draquila" della Guzzanti. Le dico che è bello. L’intervista inizia così.

Come nasce Maonomics? Qual è l’idea di partenza?
Il libro nasce da un viaggio che ho fatto in Cina due anni fa. In quel momento non avevo intenzione di scrivere un libro, volevo analizzare le relazioni fra la finanza islamica e la Cina. Arrivata lì ho scoperto però un nuovo mondo. Mi sono detta: qui c’è qualcosa che funziona meglio che da noi. Quello che ho scoperto è che loro sono molto più flessibili, che il marxismo, paradossalmente, ha una flessibilità superiore rispetto al capitalismo neoliberista. Da lì ho deciso di approfondire l’analisi. È stata un’intuizione quindi.


In che cosa consiste il capi-comunismo, questo mix di capitalismo e comunismo che descrivi nel tuo libro?
Il capi-comunismo è un modello ibrido. Abbiamo elementi che provengono dal marxismo agganciati ad elementi che provengono dal capitalismo. Si parte da un sistema marxista e si arriva a questo ibrido, dove si utilizza di tutto di più in base a quelli che sono i bisogni oggettivi dell’economia. Quindi, se una riforma capitalista aiuta a mantenere il comunismo in Cina, ben venga. Che è quello che ha fatto Deng Xiaoping. Che cosa ha salvato il comunismo cinese dalla catastrofe che è avvenuta nel regime sovietico? È stato proprio il capitalismo.


Maonomics è anche uno specchio in cui l’Occidente si può riflettere. Qual è l’immagine che ne esce?
Il libro l’ho scritto proprio per questo. Volevo raccontare il successo cinese a noi occidentali per farci riflettere sui nostri insuccessi. La Cina diventa così una pietra di paragone tra noi e loro. Devo dire però che è difficile per la gente capire questa cosa, perché noi siamo convinti di essere perfetti. Quindi, qualsiasi paragone è un paragone denigratorio per noi. Parte della polemica che in questo momento c’è su questo libro è relazionata proprio al fatto che non si vuole accettare che noi abbiamo sbagliato. Questo non vuol dire che il loro modello possa essere applicato a noi. Ma che noi dovremmo riflettere sul perché abbiamo sbagliato e come possiamo rimediare a questi errori.


C’è qualcosa che potremmo riprendere dal modello cinese?
Potremmo riprendere la flessibilità. Imparare ad essere flessibili. Se una riforma a carattere socialista ci può aiutare a vivere meglio, ben venga una riforma a carattere socialista in un sistema che socialista non è. Bisognerebbe superare l’ideologia e diventare più pragmatici. Ecco, i cinesi sono molto pragmatici, noi non lo siamo. Anche quando facciamo una riforma a carattere non neoliberista, ma – diciamo – socialista, la mascheriamo. E questo porta ad un impoverimento della destra e della sinistra. Era meglio quando c’era la destra e la sinistra, almeno c’erano due ideologie contrapposte e questo portava ad un cambiamento. Adesso invece c’è questa ideologia generale che si basa sul “noi siamo perfetti” e nulla più.


Sul web si è acceso un dibattito sul libro. Diverse persone ti accusano di ignorare il fatto che in Cina c’è un regime in cui non vengono rispettati i diritti dei lavoratori ed è a questo che si deve il forte sviluppo economico di quel Paese negli ultimi anni. Come replichi?
Anche la rivoluzione industriale si è basata sullo sfruttamento dei lavoratori. Non mi meraviglia per niente. Solo che nella rivoluzione industriale gli inglesi sfruttavano gli inglesi, in Cina invece ci sono stati gli occidentali che hanno sfruttato i cinesi. Siamo stati a noi a sfruttare i cinesi. Che altro dire? I cinesi sono sviluppati, siamo noi che stiamo andando indietro. Il lavoratore viene sempre sfruttato. In una situazione in cui un paese si deve sviluppare, lo sfruttamento diventa la possibilità per potersi sviluppare. Come pensano questi individui che la Cina si poteva sviluppare? Dove li trovava i capitali? Come poteva avvenire l’industrializzazione? Il sistema capitalistico è un sistema che sfrutta. I cinesi sono capitalisti. Non sono comunisti. Sono capi-comunisti.


Passiamo ad un altro dei temi del libro. Che ci fa la Cina in Angola? È l’inizio di una nuova colonizzazione del continente africano?
La Cina in Angola c’è andata perché noi non ci siamo voluti andare. Il governo dell’Angola ha chiesto al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Mondiale di aiutarli nella ricostruzione. Ma il FMI e la Banca Mondiale hanno detto di no, noi i soldi non ve li diamo fino a quando voi non rispettate alcuni parametri economici che chiaramente l’Angola non poteva rispettare. Dopo 26 anni di guerra civile non so come si può fare a contenere l’inflazione sotto il 10%. Per cui sono andati dai cinesi. È sempre colpa nostra quindi. Tutto quello che succede intorno a noi è sempre colpa nostra. Perché noi siamo la Superpotenza, noi siamo l’Occidente, il potere egemonico. Dobbiamo accettare questo. Noi non siamo le vittime, noi siamo la causa di gran parte dei mali che ci stanno succedendo.


Il mio fruttivendolo ieri mi ha detto “Ci stanno prendendo in giro. Questa non è la fine della crisi. È soltanto l’inizio”. Ha ragione lui?
Ma certo che ha ragione il fruttivendolo. Tutti ci stanno prendendo in giro. Sono vent’anni che ci prendono in giro, quindi non mi meraviglio minimamente.  Come la storia della Cina. Tutto ciò che sappiamo della Cina è propaganda. Sulla Cina non sappiamo assolutamente nulla. È tutto falso. I nostri capitalisti hanno sfruttato i cinesi per venti anni. Adesso non possono più sfruttarli perchè chiaramente i cinesi hanno imparato il mestiere da noi. Noi siamo in bancarotta, questa è la verità. Però non ce lo dicono. Noi ci preoccupiamo dei diritti umani, ma presto non ce ne occuperemo più. Ci preoccuperemo del diritto a mangiare, perché non ce l’avremo più.


Si è parlato - soprattutto in Germania - di una tassa sulle transazioni finanziarie. Pensi che possa essere uno strumento utile per ridurre lo strapotere della finanza?
Secondo me, no. Potrebbe essere uno strumento ma uno strumento minimo. A parte il fatto che la Germania ha fatto questa proposta ma nessuno gliela ha accettata. Non credo quindi che passi questa proposta. Ci vuole invece una riforma del sistema. Radicale.  Ci vogliono delle regole. Ma non mi sembra che ci siano politici in grado di farlo, perché questi sono tutti incompetenti. Ad esempio, l’Italia ha detto che parteciperà al piano europeo di salvataggio. Se si farà il piano di salvataggio, l’Italia finirà a pagare 82 miliardi di euro. Dove li trova 82 miliardi di euro l’Italia? Apposta il mercato non ci crede, perché il mercato le cose le sa. Noi siamo un paese che ha il 115% di debito sul Pil. Ma come fa a dare 82 miliardi di euro all’Europa per salvare la Spagna, il Portogallo...

I libri di Loretta Napoleoni

 

 

 

 
 
 
 
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