Intervista a Luca Gemma

Luca Gemma
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Prima di approdare alla musica Luca Gemma ha fatto di tutto, dal bibliotecario per il servizio civile al cameriere, dal commesso in libreria al ragazzo di fatica in fabbrica, dall'impiegato tuttofare in ufficio al traduttore dal tedesco, dall'insegnante di Italiano per stranieri al redattore per l'Encyclopedia Britannica, dall'educatore musicale a Quarto Oggiaro per sette anni all'autista e tour manager di artisti africani. Ma una cosa nella sua vita non è mai cambiata: fin dalla più tenera età è stato un ingordo mangialibri.
Qual è il filo conduttore (se c’è) che ti porta ad amare generi molto diversi fra loro (ad esempio un classico come Hesse e un contemporaneo come Camilleri)?
I giorni non sono tutti uguali per cui a volte prediligo scrittori e libri più profondi, altre volte la leggerezza, a patto che uno scrittore  mi faccia  comunque intravedere un mondo per me interessante.
 

Tra gli autori italiani contemporanei ci sono secondo te eredi di Hesse e Bukowski, che sappiamo essere due tue passioni?
Penso che ogni autore significativo faccia storia a sè, tanto più quando si tratta di personalità così definite e riconoscibili, quindi direi di no.
 

Quando ti sei scoperto un 'mangiatore' di libri dal retrogusto noir?
Credo sia successo con la trilogia marsigliese di Jean-Claude Izzo una decina di anni fa per merito di mia sorella che abita in Francia.
 

Cosa pensi dell’esplosione del noir in Italia? Moda o gusto ritrovato?
I libri gialli, che sono un po' i parenti educati del noir, mi sembra siano sempre andati di moda. Il noir contemporaneo è più in sintonia con la complessità della società moderna in cui la divisione tra il bene e il male è meno netta.
 

Qualè il libro che ti ha fologorato? L'amore per la lettura è stata una scoperta o una passione trasmessa da un familiare?
Mia madre è sempre stata una lettrice e in casa di libri ne circolavano parecchi. Io però fino ai diciassette anni non sono andato molto oltre i libri di scuola. Tornato in Italia per iscrivermi all'università ho avuto voglia di recuperare il tempo perduto e ho iniziato a leggere come un pazzo. In quel periodo sono stato folgorato da La nausea di Sartre e soprattutto da Il lupo della steppa di Hesse anche perchè ero appena stato per sette anni in Germania e mi suonava familiare. Da lì in poi ho letto tutto Hesse che rimane uno dei miei preferiti.
 

Qual è il tuo 'eroe di carta' ?
Non sono un vero appassionato di fumetti. Le mie letture in materia risalgono a quando ero un ragazzino ed erano soprattutto Alan Ford, Tex e Billy Bis che veniva pubblicato a episodi sull'Intrepido.
 

In base a quali criteri scegli una nuova lettura? E qual è il tuo atteggiamento quando entri in una libreria?
Utilizzo il passaparola di persone "fidate", qualche recensione e poi, per alcune case editrici, mi faccio guidare dal titolo e dalla quarta di copertina. Per non perdermi nella marea di titoli mi piace comunque frequentare le librerie in cui so come sono sistemati i libri.
 

Un autore rivelazione di questi ultimi anni? Perché?
Per me Erri De Luca, perché ogni parola è puntuale ed emozionale nello stesso tempo e perché ha la capacità di mettere molta poesia nella sua prosa. Poi Chuck Palahniuk perché è stato come salire su una giostra. Ma la storia più perfetta che ho letto negli ultimi anni è La versione di Barney di Mordecai Richler.
 

Un autore che tutti dovrebbero leggere e perché?
Pier Paolo Pasolini, soprattutto i saggi brevi raccolti negli Scritti Corsari e nelle Lettere Luterane, perché era un veggente, un pensatore e un artista illuminato come oggi non ce ne sono più e aveva capito il degrado culturale e politico di questo paese con molti anni  di anticipo.
 

Il tuo amore per Bukowski ha in qualche modo influenzato la tua voglia di essere una “rockstar”?
Penso al contrario che Bukowski sia l'antirockstar per eccellenza, nemico incazzato di ogni forma di retorica legata al mondo dello spettacolo. Io, che non sono una rockstar, ho letto quasi tutto di lui e sono stato influenzato dalla sua scrittura schietta e poetica e dalla sua frase programmatica " il successo è alzarsi a mezzogiorno". E' comunque uno scrittore molto amato e citato da chi fa musica, canta e scrive canzoni.
 

Quanto i libri sono entrati (e se si come) nel tuo lavoro. Lo hanno ispirato, condizionato, contaminato?
Nel mio primo disco solista "Saluti da Venus" del 2004 una poesia di Bukowski e un frammento di Baudelaire hanno ispirato due canzoni, nel secondo proprio il titolo "Tecniche di Illuminazione" è debitore di Ogni cosa è illuminata di Jonathan Safran Foer e l'album "Expedition" che ho fatto con Steve Piccolo e Gak Sato nasceva da un lungo lavoro su Chatwin. In "Folkadelic", il mio album appena uscito invece il titolo del brano "L'educazione sentimentale" è ovviamente rubato a Flaubert ma il testo della canzone va da tutt'altra parte e non rimpiange affatto l'adolescenza come il protagonista del romanzo. In ogni caso libri e cinema hanno sempre contaminato le mie canzoni soprattutto in relazione al suono delle parole.
 

 

 

 

 
 
 
 
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