Intervista a Lucian Dan Teodorovici

Lucian Dan Teodorovici
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Prima di iniziare  l’intervista io e la traduttrice Ileana M. Pop troviamo anche il tempo di scherzare sui tacchi delle scarpe, croce e delizia (più croce a dire il vero) di ogni fiera del libro che si rispetti. Lucian intanto firma un autografo. È difficile trovare un momento di calma qui alla Fiera del libro di Torino, ma scansato un gruppetto di curiosi e addetti stampa troviamo finalmente un tavolino libero dove poterci riposare e scambiare qualche parola. Inizio scusandomi, come spesso accade alcune delle mie domande sono state già anticipate durante la presentazione del libro, ma Lucian è gentile e mi rassicura che, comunque, lui non dà mai le stesse risposte. Detto questo, il registratore può anche partire.




Come è nato questo Un altro giro, sciamano? Come un romanzo o come una raccolta di racconti? O alcuni racconti hanno dato vita a un romanzo?
All’inizio questo libro è nato proprio come un romanzo, avevo scritto 160 pagine nella forma più classica del romanzo, ma poi ho capito che questa narrazione in sequenze esprimeva meglio quello che volevo dire. A un certo punto il mio narratore espone proprio una teoria sui legami tra le sinapsi e su come questi si interrompono quando i ricordi spariscono, quando i ricordi diventano confusi tra di loro e si riempiono di vuoti. Perciò dopo che ormai avevo praticamente scritto il romanzo in una forma classica ho pensato che sarebbe stato meglio dividerlo in sequenze che poi avrei riordinato anche dal punto di vista dell’asse temporale che era stato spezzato. Anch’io sono un appassionato di racconti e mi piace sia leggerli che scriverli, in questo caso però il libro non era stato pensato come un insieme di racconti ma era stato pensato come un romanzo.


L’idea che mi sono fatta è che in questo libro, anche attraverso la sua forma, si parla molto della frammentazione dei sentimenti. È un’impressione corretta?
Certo che sì. Si parla della frammentazione dei sentimenti, della frammentazione di quello che è lo stato d’animo dei miei personaggi e degli stati che loro attraversano. E sono molto contento che tu sia arrivata a questa conclusione perché vuol dire che sono riuscito nel mio intento, a trasmettere quello che volevo, perché mettendo insieme tutti questi frammenti sono arrivato all’intero che volevo raggiungere.


Come Carver ami parlare delle piccole cose. Questi frammenti sono tutti costruiti intorno a delle piccole cose, dei piccoli sentimenti e intorno a quella che è la quotidianità…
Io amo molto Carver, ho letto quasi tutto quello che ha scritto, ed è molto difficile per me rispondere a questo. Penso che in molti hanno visto questa mia vicinanza con Carver, così come hai fatto tu. Amo molto anche Hemingway e la sua capacità di costruire delle storie intorno a un nucleo semplice, parlo delle novelle ovviamente… quello che voglio dire è che non ho mai voluto fermarmi al minimalismo di Carver e se tu avrai l’occasione di leggere gli altri miei scritti forse potrai vedere come ogni personaggio ha una voce diversa in basa a quello che mi sento imporre dal tema. Qui il tema mi ha imposto un minimalismo che può ricordare quello di Carver.


Nel romanzo il protagonista incontra un ex funzionario comunista, che era stato anche responsabile di alcuni detenuti, e c’è un dialogo dove si cerca un po’ di capire cosa c’è di buono e di cattivo in questa persona. Qual è stato il tuo rapporto con la storia del tuo Paese mentre scrivevi questo libro o anche altri libri?
Noi romeni che sappiamo cos’è successo nella nostra ultimissima storia quando pensiamo a queste persona che noi consideravamo l’essenza del male ci dimentichiamo comunque che quelle persone avevano una famiglia normale, avevano dei figli. Se noi oggi guardiamo il passato dal presente in cui viviamo non facciamo altro che demonizzarli in tutto e per tutto senza riflettere sul fatto che loro erano persone normali che erano arrivate a fare quelle cose così brutte, e qui arriviamo a una domanda che mi faccio sempre più spesso quando si tratta di quello che scrivo e cioè: com’è possibile che dentro di noi si manifesti una vera e propria bestia? Come fa a manifestarsi questa bestia che abbiamo dentro? E mi sembra una domanda così importante che continuerò a pormela anche mentre scriverò i prossimi libri e cercherò di parlarne anche nei prossimi libri. In breve posso dire che lo scrittore non ha un risposta, può solo provare a cercare una risposta. E questo è quello che faccio ed è per questo che costruisco questi personaggi che pongono a me stesso questo problema.


Tu sei anche un editore. Qual è la tua opinione sullo stato di salute attuale della letteratura romena, e come pensi che la letteratura romena dialoghi con quella europea?
Dal mio punto di vista la letteratura romena sta vivendo il momento più felice della sua storia perché noi abbiamo sempre avuto il problema del quando ci saremmo riusciti a sincronizzarci con il resto d’Europa visto che siamo un paese piccolo e così lontano. Devo ammettere quindi che purtroppo sono arrivato a sviluppare un vero e proprio complesso dal punto di vista intellettuale per questa cosa. Tra le due guerra c’è stata la cosiddetta “generazione del ‘27”, che comprendeva da Ionesco, Eliade e Cioran, che pensavano di essere riusciti a sincronizzarsi con l’Ovest. Purtroppo loro ci sono riusciti solo andando in Occidente, perché in quel periodo nessuno scrittore è riuscito a sincronizzarsi davvero con quello che succedeva in Occidente senza dover lasciare il Paese. Negli ultimi anni, anche a giudicare dal numero di traduzioni che si stanno effettuando dal romeno in tutto il mondo e pensando che ci sono molti scrittori giovani che sono molto considerati nelle riviste letterarie sembra, che le che le cose abbiano iniziato a sincronizzarsi così come noi avevamo bisogno che succedesse. E penso quindi che il mio ottimismo non sia esagerato.


Una curiosità: qual è stato il primo libro che ti ha fatto innamorare della letteratura e che ti ha fatto desiderare di essere uno scrittore?
Penso che si stato Il principe felice di Oscar Wilde. Ricordo benissimo quel momento, ho letto il racconto, ero a casa di mia nonna ed ero a letto che piangevo con i lacrimoni dopo aver letto il finale. E dopo aver pianto per mezz’ora ho deciso che sarei diventato uno scrittore, che avrei riscritto quel racconto e che lo avrei fatto finire bene!

I libri di Lucian Dan Teodorovici

 

 

 

 
 
 
 
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