Intervista a Luigi Bernardi

Luigi Bernardi
Articolo di: 

Ha fondato con Luca Boschi e Roberto Ghiddi la Granata Press, una delle case editrici più importanti per la rinascita del fumetto in Italia negli anni '90. Ha scritto alcune delle pagine più belle della rivista-culto "Nero". Ha fondato e diretto Einaudi Stile Libero, ma l'avventura è finita in malo modo. Ha lavorato per Fazi, Hobby & Work, Dario Flaccovio, Perdisa. Fino a un po' di tempo fa organizzava corsi e laboratori di scrittura e di tecniche editoriali: dice di aver smesso perché il numero di allievi ed ex allievi era diventato imbarazzante. Luigi è una leggenda del noir italiano: intervistarlo per voi è soprattutto un privilegio.




Atlante freddo è la semplice somma di Vittima facile, Rosa piccola e Musica finita o affrontare la trilogia nella sua interezza regala qualcosa in più ai tre romanzi, rappresenta un'esperienza in qualche modo diversa per il lettore?

I singoli romanzi sono storie circoscritte, storie veloci, travolgenti, che si svolgono nell'arco di poche ore. Nella lettura complessiva della trilogia emerge qualcosa in più, ovvero il suo essere una sorta di romanzo di formazione: il romanzo della formazione di Chiara, una formazione anche questa travolgente, spietata, eppure in qualche modo compiuta.

 

Il viaggio di Chiara è anche una sorta di Grand Tour nelle diverse Italie criminali, da forme antiche di criminalità organizzata a nuove mafie, dal traffico di stupefacenti ai problemi posti dalle migrazioni. Esiste una sorta di mappa del crimine italiano o è tutto il Paese nella sua interezza che si è trasformato, si trasforma?

I romanzi di Atlante freddo si svolgono nel 1999 e raccontano l'Italia criminale di quegli anni. Oggi, quelle stesse storie sono in gran parte inattuali. Il crimine cambia velocemente, soprattutto nelle sue periferie, quelle che ho cercato di raccontare io. Questo non vuol dire che quelle storie non siano esemplari, le ho scelte proprio per questa loro caratteristica di essere verosimili per quel dato momento, paradigmatiche di quel momento. Un lavoro in più che ho fatto proprio perché non sopporto quei romanzi che non tengono conto dell'evoluzione delle dinamiche criminali.

 

Perché proprio Franco Balmamion?

Perché vinceva senza trionfare. E ricordare il suo esempio oggi, in tempi talmente competitivi nei quali si predica e si ricerca l'annientamento dell'avversario, mi sembra fondamentale. Pur raccogliendo sconfitte a ogni tappa, alla fine Chiara "vince" il suo giro d'Italia, proprio come Balmamion, che ha vinto due Giri senza mai aggiudicarsi una tappa.

 

L'opinione diffusa che vuole il giallo italiano in una fase di boom creativo e di vendite è un luogo comune, un atto di propaganda o il semplice sovraccarico di un mercato ipotetico da parte delle case editrici?

Le vendite riguardano pochi autori e il cosiddetto boom creativo si riduce a una superproduzione editoriale spesso destinata unicamente a stipare i magazzini degli invenduti. E c'è anche di peggio, ovvero l'affermazione della territorialità del giallo. Nascono collane dedicate a città, regioni, luoghi circoscritti. Il lettore sembra premiarle, ma questo non ha nulla a che vedere con la qualità dei testi, va semmai ascritto a quella smania di reality che ormai condiziona il nostro intrattenimento: leggere un giallo ambientato nella nostra città, riconoscere le strade, i monumenti, la lingua, certi tic, ci danno un simulacro di verità che ci appaga, quasi servisse a confermarci la nostra stessa esistenza in vita.

 

In passato sei stato molto critico verso i giornalisti ed i critici letterari, ammesso che ne esistano ancora. Vado a cercarmi rogna e ti chiedo: cosa ha che non va l'informazione sui libri nel nostro Paese?

È una informazione che ricalca troppo i comunicati stampa degli editori, più o meno sempre gli stessi. È un giornalismo appiattito, sostanzialmente privo di curiosità, non intrigato dalla scoperta. E questo è tanto più grave in un periodo nel quale la stessa critica letteraria sembra scomparsa.

 

Stile Libero Noir: cosa ti ha lasciato dentro questa esperienza mainstream con Einaudi?

Niente.

 

Luigi Bernardi è stato (anche) un uomo di Fumetto. Ormai già da qualche anno non ti occupi più di fumetti con la continuità del passato. Nostalgia?

Nessuna nostalgia. Ho continuato a seguire il fumetto, a leggerne, a discuterne con gli amici. Negli ultimi tempi mi sta sempre più capitando di lavorarci, ma non è un ritorno, semmai il desiderio di sperimentarmi in approcci diversi dal passato, come scrittore e sceneggiatore. Non voglio annoiarmi, e soprattutto sento la necessità di tenermi sempre "acceso".



I libri di Luigi Bernardi

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER