Intervista a Maeba Sciutti

Maeba Sciutti
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Un viso di bambola, uno di quei volti di porcellana così perfetti da apparire anche un poco inquietanti nella loro fissità. Appena ti viene incontro non puoi fare a meno di restare ammaliato dalla sua disarmante bellezza, dal garbo e dalla raffinatezza dei gesti. Il suo portamento - segnato da un’invincibile timidezza – e l’estetica della buona educazione la rendono se possibile ancora più affascinante.  Dotata di una personalità complessa che esprime modi e sentimenti comuni in maniera completamente diversa dalle altre, Maeba Sciutti appare in questa breve intervista ben consapevole di quali siano le strade che le autrici devono intraprendere per costruire una letteratura che sia femminile ma non di genere.

A che età hai scoperto il piacere della lettura?

Ho imparato a leggere molto presto, prima della scuola dell'obbligo ed è stato da subito un grande amore autogestito.

 

Quali sono gli autori su cui ti sei formata?

Non posso negare l'importanza dell'educazione scolastica nel dirigere le mie attenzioni, pur cercando di mantenere sempre un pensiero critico personale. Pascoli ha avuto un ruolo particolare perché, leggendo le sue poesie, riconosco i suoi luoghi, i suoni, una natura commistionata all'essenza umana per creare un linguaggio-suono personale e, al tempo stesso, universale. Lo stesso percorso che ritrovo, esacerbato, nel D'Annunzio panico.
Poi ho trovato fondamentale Il libro dell' inquietudine di Bernardo Soares. Recentemente ho sentito un'autentica capacità creativa in Herta Müller.

 

Che cosa rappresenta per te la poesia?

E' una possibilità per avvicinarsi all'arte, per creare un nuovo linguaggio comunicativo. Se viene espressa per dare vita  a un universo simbolico  e non per placare un bisogno onanistico è l'occasione per rendersi portavoci dell'unicità intrinseca a ogni individuo e fare della propria vita un'espressione artistica. Per questo non ho grande simpatia né per la retorica né per i calchi verbali sul passato.

 

Flaming June aveva segnato un accostamento della prosa alla pittura. In “No” invece la poesia si sposa al teatro. Da che cosa nascono queste convergenze di generi artistici?

Da un grande amore per la comunicazione. La mia idea è  che l'essere umano abbia raggiunto le forme più alte  di  espressione emotiva nella pittura  e che la letteratura abbia la sua unica possibilità di rinnovamento nello studio del percorso comunicativo sviluppato dalle altre arti. Per essere colloquiale direi che non cercherei una fonte d'ispirazione nella poesia o nel romanzo altrui quanto piuttosto nella musica, nel teatro e nella pittura. Altrimenti si rischia una stasi perpetua. 


Che cosa ti senti di dire a chi pensa che si legge poesia solo per piangere di più?

Beh, non avevo mai sentito questa  considerazione. In fin dei conti, se è una battuta, è simpatica. In effetti molta poesia contemporanea fa piangere anche me per cui consiglierei di leggere Amelia Rosselli, una poetessa eccezionale, forse la più grande autrice italiana di ogni tempo, sicuramente una delle voci più moderne e funamboliche della nostra storia letteraria (che tende a essere conservatrice). Si può scoprire, fuori dalle logiche di mercato e da una tradizione scolastica orientata alla sopravvivenza, che la poesia è bellezza, stupore, accesso democratico al sublime.

 

Come nasce l’idea di “TheCatsWillKnow” e  di “TheCatsWillKnowArtGallery” e di che cosa si occupano?

Nacquero da un episodio concreto di censura. Circa cinque anni fa, quando  io e mio marito cominciammo a esplorare il web letterario, Francesco inviò un suo racconto a un noto sito di scrittura collettiva e se lo vide tornare indietro con la richiesta di cambiare una frase non svisceratamente a favore della gerarchia ecclesiastica. Ancora ritenevamo la censura un malcostume localizzato e, in risposta a un tentativo di vincolare la libertà di pensiero, che per noi è sacra, aprimmo TheCatsWillKow. La breve esperienza in ritrovi virtuali di scrittura collettiva  purtroppo ci mise di fronte anche ad altre due tendenze che nei nostri siti abbiamo  tentato di frenare: la scarsa attitudine alla sincerità nell'espressione delle proprie opinioni e la tendenza a etichettare lo sfogo, la copia o la cronaca come poesie sulla base della messa in versi come unico criterio discriminante.

 

Come in Flaming June anche il tuo rappresenta un tributo alla femminilità. Da che cosa nasce questa tua vocazione?

Penso sia il peso della mia natura unita all'osservazione di una discriminazione storica e culturale della donna artista. Basta pensare a quante poetesse sono state riconosciute pienamente solo post suicidio: Sylvia Plath, Antonia Pozzi, Marina Cvetaeva, Anne  Sexton, Amelia Rosselli. Difficile per me accettare l'idea che queste artiste aspettino ancora un posto nelle antologie scolastiche dove abbondano poeti dello stesso (se non inferiore) spessore ma di sesso diverso. Lo trovo profondamente ingiusto non tanto per l'autrice a cui non è  stato dato, per motivi sessisti e quindi discriminatori, il meritato riconoscimento, quanto per l'alunno, lo studente che è privato della possibilità di sentire voci degne e ricchissime mentre è subissato da un eccesso di  produzione foscoliana e da alcuni crepuscolari molto poco ispirati.   Non si può negare che il disamore del lettore per la poesia nasce, in gran parte, sui banchi di scuola. Ma, per tornare alla tua domanda, per natura soffro qualsiasi forma di discriminazione, maggiormente quelle che vivo e conosco direttamente: la voce della donna, la sua condizione storica presente e passata sono realtà che sento sottopelle, fanno parte di me.

 

Esiste anche nel mondo della letteratura una discriminazione maschilista nei confronti della donna?

E' un retaggio fondato su tanti secoli di cultura patriarcale, si è indebolita molto ma occorrerà ancora tempo per avere una considerazione paritaria. 


Ma quando scrivi il tuo referente è il pubblico femminile o quello maschile?

Mi piacerebbe fosse vera la tesi di alcuni per cui non c'è diversità fra lettore e lettrice in termini di argomenti e di preferenze stilistiche. In realtà la differenza è evidente. Scrivendo spesso d'impeto non penso al lettore ma mi esprimo seguendo l'impulso, l'impulso mi è figlio, il mio linguaggio non cerca di evitare la sessualità, è femminile e penso sia più consono alla sensibilità femminile pur essendo apprezzato anche da alcuni lettori (ma mi permetto di pensare che non  siano lettori medi, piuttosto persone preparate e frequentatori assidui di poesia e arte ). Peraltro si potrebbe cercare di renderlo asessuato o di fargli fare l'occhiolino al lettore: chiunque può farlo ma io non accetto di scrivere cose che non mi rispecchiano, non mi sentirei leale. 


Quali sono le tue letture preferite?

Leggo di tutto ma amo in particolare gli autori che hanno saputo creare un loro linguaggio. Non importa tanto cosa raccontano ma come lo fanno. Ho una passione particolare per le biografie e i diari, soprattutto quelli di pittori. Gli artisti  figurativi, a differenza degli scrittori, hanno fondato un pensiero sull'arte che spesso è illuminante. E consiglio di leggere sempre e tanto ma di costruire la propria opinione su un libro indipendentemente dal pensiero della maggioranza.

 

I libri di Maeba Sciutti

 

 

 

 
 
 
 
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