Intervista a Maikol Di Stefano

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Dopo essersi diplomato all'istituto alberghiero, Maikol - poco più che ventenne marchigiano - ha deciso una volta per tutte di farla finita con il cibo del corpo. Quello che gli interessava veramente era il cibo dell'anima: le parole, le storie, i libri. Si è messo in gioco, Maikol, e ce la sta facendo: nonostante la sua giovanissima età è già autore di tre romanzi e due raccolte di poesie. E non è certo intenzionato a fermarsi qui. Oggi gestisce il blog “L'angolo scoperto” e l'ufficio stampa della Civitanovese Calcio. Quando gli viene in mente una bella storia si siede, scrive e non si alza finché non ha finito.




La prima domanda sarà forse un po' banale, ma sorge spontanea. Se hai pubblicato dei libri avrai anche dovuto presentarli. Quando è uscito Il treno avevi appena diciotto anni, non eri imbarazzato a parlare davanti alla gente?
No, assolutamente. Mi è sempre piaciuto un sacco parlare dei miei libri. E soprattutto mi piace seguirli passo passo, oltre a scriverli adoro curarne anche gli aspetti grafici e promozionali. Quindi quando si tratta di far conoscere le mie storie in giro mi impegno per organizzare presentazioni fuori dal comune. Più che noiose chiacchierate con un moderatore sono piccoli spettacoli divertenti.


Quando e come hai cominciato a scrivere?
Ho passato la mia infanzia a Montegranaro (Fm), ma quando avevo nove anni la mia famiglia si è trasferita sulla costa in un paese poco distante, Porto Sant'Elpidio (Fm). Ho iniziato una nuova scuola a metà anno e i bambini a volte sanno essere terribili. Non sono riuscito a integrarmi, soffrivo. Allora mi sono chiuso in casa e ho iniziato a comporre poesie. La scrittura era la mia finestra sulla realtà, mi teneva impegnato e vivo.


Quindi continui ancora oggi a scrivere per guardare il mondo da un altro punto di vista?
Solo in parte. Con il tempo ho maturato un lato un po' narcisista, e mi dispiacerebbe venire dimenticato quando morirò. Ho paura della morte perché cancella tutto, quindi scrivo per restare eterno. Detto così sembro un po' megalomane, lo so, e invece la paura della morte e dell'oblio è piuttosto diffusa. Credo c'entri in qualche modo l'istinto di sopravvivenza.



Tutti i tuoi romanzi sono scritti in prima persona. Viene da pensare che siano tutti autobiografici, anche se poi leggendoli si capisce che non può essere sempre vero. Come mai questa scelta?
Una parte autobiografica c'è sempre, anzi, lo zoccolo duro delle storie prende spunto dalla vita reale. Io mi limito a cambiarle un po' qua e là, ma in genere parto sempre da fatti, persone o circostanze esistenti. Però cerco di dare a tutte queste esistenze un'altra realtà possibile oltre a quella che hanno vissuto. E non è detto che la mia “altra realtà” abbia sempre un lieto fine.


Però non hai spiegato il perché della prima persona...
Perché non voglio avere la presunzione di scrivere in terza. Chi sono io per mettermi nei panni di qualcun altro e credere di sapere quello che pensa e quello che prova?


Leggendo I colori del cuore e poi subito Tre passi più in là sembra quasi che le due siano storie collegate, come se una fosse il seguito dell'altra. È una giusta intuizione?
Non è proprio così. Mi piace che in una storia ci siano tracce della precedente, questo è vero. Però sono solo tracce, perché non voglio creare una saga. Magari riprendo alcune ambientazioni, oppure qualche personaggio a cui cambio il nome o i connotati. Ma non mi spingo mai oltre.


Hai qualche altra storia in cantiere?
Ho sempre storie che mi frullano in testa. Ne scrivo una e quando ho finito ne ho già pronta un'altra, che magari poi scelgo di non pubblicare perché non è come vorrei. Sono uno scrittore compulsivo. Ad esempio, ho iniziato a scrivere Tre passi più in là due giorni dopo I colori del cuore, e l'ho terminato in meno di due settimane. Al momento c'è un romanzo in lettura presso alcune case editrici.


Sempre in prima persona?
Ah, ah! Rigorosamente in prima persona.

I libri di Maikol Di Stefano

 

 

 
 
 
 
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