Intervista a Makkox

Makkox

Makkox [mà-tt-ko-ks], alias Marco Dambrosio, è un disegnatore che nasce in Rete. Ed è geniale. Ha inventato le strisce verticali fruibili 'scrollandole', ovvero girando la rotellina del mouse. Ha un suo blog [ www.canemucca.com ], è parte di un progetto più ampio [ www.coreingrapho.com ]. Per quel che riguarda la sua comunicazione sul mezzo cartaceo lo si vede tra le pagine di Blue; lo si è sbirciato tra quelle di Internazionale e Liberazione; lo si aspetta ogni mese su quelle di Animals. Anche solo per il piacere della sua ironia metanarrativa sarebbe stato bello parlare con lui degli anni '80, che gli sono rimasti dentro, dei matusa e di tutto quel suo filone. Ma alla fine abbiamo parlato di altro: di sottili e delicati equilibri tra scrittura e segno, ma anche di strani coinquilini nel proprio cervello.

“Mi piace scrivere storie e ficcarci i disegni in mezzo. Chi ama i fumetti si rompe i coglioni a leggermi: troppo scritto. Chi ama la narrativa si stranisce ancora prima: che so' 'sti paperelli? Ho lo stesso target di un piazzista di merde ornamentali”. Questo lo hai detto tu, di te, e si capisce che la scrittura per te è un'esigenza almeno tanto prepotente quanto il disegnare: come hai trovato il tuo equilibrio artistico?
Sembra banale dirlo, ma non è stato affatto semplice. Un autodidatta, solitario come son stato io, passa moltissimo della propria vita a cercare un modello, una forma, che gli si adatti e a cui adattarsi. Purtroppo non ho mai trovato un autore di riferimento che mi calzasse veramente comodo; questo mi lasciava insicuro, mi dava senso di inadeguatezza. In seguito, tardi, ho compreso che dovevo impiegare le forze per trovare un mio modo anche rielaborando e mescolando sfacciatamente le influenze assimilate. Il web è stato un acceleratore evolutivo formidabile per questa mia "seconda fase" di crescita: il continuo feedback con gli utenti nutre l'efficacia del proprio comunicare, e chi racconta, come me, Comunica. Poi, ci si può raccontare le belle balle sullo "scrivere per se stessi e basta": scrivi per chi t'è simile, questo è.
 

“Qualsiasi cosa vedo, qualsiasi cosa guardo il cervello inizia a compilare in automatico una serie di metafore similitudini, paralleli descrittivi e seleziona per esclusione”... Come avere sempre un piccolo idiota sapiente nel cranio”. Come fai a volergli bene al sapiente?
Pur apparendo un'immagine un filo iperbolica o poetica, quanto detto risponde a pura realtà; soprattutto quando viaggio in auto, che è un po' un'esperienza extracorporea. Ho 'sta voce in testa che continua a provare descrizioni metaforiche di ciò che ho sott'occhio; si tratti di cose o persone o astrazioni, come un movimento, un colore, cerco di tradurre tutto in parola. È solo un gioco scacciapensieri, nulla di più; funziona come un meccanismo ad incentivo positivo, molto piacevole: quando la metafora mi suona efficace, azzeccata, ricevo un piccolo biscotto di endorfine. Allora provo ancora, da bravo cagnetto. A parte gli scherzi è molto utile. Scioglie, ampia, è come dire... come... come...

Cosa leggi e quanto leggi?

Leggo davvero di tutto tranne la saggistica che m'addormenta per l'eternità. Però, perlopiù, rileggo. Ho i miei volumi cabalistici che ripercorro come un rabbino sulla torah alla ricerca d'illuminazioni nuove e nascoste che possano rivelarmisi alla luce di nuove esperienze di vita acquisite. Quali siano questi volumi non è importante, spaziano dalla narrativa di genere a cose più classiche e solide. Fumetti ne leggo pochi, non so perché, non me lo chiedo. Mi fa strano chi afferma "dovrei leggere più questo o quello", come se seguisse un programma weight watchers. Giuro: ci son tipi così, ne ho letto.
 

Le [di]visioni imperfette: come hanno vissuto il progetto il passaggio dal web alla carta?
Meno traumaticamente di quanto prevedessi. L'edizione è stata ben ragionata, son stato ben consigliato in verità. Al primo posto ho preteso la qualità (cosa diversa dal lusso, ha più a che fare con le armonie), al secondo l'indipendenza creativa. Così è stato: ho scelto la carta, realizzato la copertina, l'impaginazione, la conclusione della storia (era incompleta sul web)  e l'autore della prefazione, senza alcun vincolo da parte dell'editore. Di meglio non potevo chiedere. Questo m'ha convinto a progettare in futuro altre cose su carta, media verso cui ero molto scettico, all'inizio.
 

Sei nel tuo 'ufficio', nell'isolamento quasi estremo della campagna, vedi all'orizzonte Bastien Vives, che pensi/fai?
Penso che col mio 22 a canne sovrapposte è un tiro facile... Scherzo. Bastien lo stimo e lo sa. È incredibilmente moderno e maturo: si vede che è cresciuto nel giusto ambiente, nel giusto humus culturale.  Quel che di lui più mi lascia corroso dall'invidia è la sua giovane età: se fa le cose che fa, adesso, cosa realizzerà in seguito? Tocca farlo fuori prima. Subito dopo Gipi, ovviamente.
 
I fumetti di Makkox

 

 

 
 
 
 
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