Intervista a Manuel Cavenaghi

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C'è stato un tempo in cui Milano odiava e la polizia non poteva rispondere. C'è n'è stato un altro in cui la paura aveva più di un volto, di cui uno italianissimo. Ci sono state tante storie fatte di zombi (senza la “e” alla fine), di sexy-supplenti dai vestiti succinti, di poliziotti dai folti baffoni à la Maurizio Merli, di cowboy che qualcuno continuava sempre a chiamare Trinità... c'è stato un tempo in cui il cinema italiano era anche questo. Fortemente contrapposto alle produzioni più intellettuali, ma di certo molto più vicino ad una dimensione internazionale che ne ha permesso un viaggio attraverso l'oceano che qualcuno ancora oggi ricorda (leggasi Tarantino). A Milano (quella che odiava), a pochi passi dal centralissimo corso Buenos Aires, esiste un posto dove non ci si è dimenticati di quel passato e di quelle storie. Bloodbuster potrebbe essere definita una “piccola bottega degli orrori”, una videoteca specializzata nel “b-movie” che tanto “b”, in fin dei conti, non è. Manuel Cavenaghi è un ragazzo sorridente e cordiale, la passione per quello che fa gliela leggi negli occhi. Nel 1999 ha fondato Bloodbuster, marchio che da qualche anno si anche è lanciato in un'avventura editoriale con l'intento di raccontarci il cinema “dalla b alla zeta”, come recita il loro slogan.




Il tuo libro Cripte e incubi è un lavoro meticoloso. Lo definirei quasi "accademico" per chi è appassionato dell'argomento. A sorprendere è la ricchezza di informazioni che si trovano nei trecento titoli riportati. La domanda è spontanea: ma quanto ti ci è voluto? Raccontaci della gestazione di questa vera e propria Enciclopedia...
Oddio, è la prima volta che Cripte e incubi viene definito addirittura "accademico"... sicuro che parliamo dello stesso libro? Scherzi a parte, dico così perchè, al di là del cercare di essere quanto più possibile completi fonte di informazioni, i nostri libri sono concepiti "da fan per i fan", come fossero un dialogo tra noi ed altri appassionati, schietto e diretto come io e il mio socio Daniele Magni facciamo ogni giorno da Bloodbuster, il nostro negozio. Per poterlo fare, però, ci rivediamo tutti i film che trattiamo... è per questo che la gestazione del mio tomo è stata così lunga: ci sono voluti ben 6 anni per rivedere e recensire gli oltre 300 film schedati.


Nella bellissima prefazione del libro, dove racconti la Storia del cinema horror italiano dagli inizi del secolo scorso fino al terzo millennio, ad un certo punto parli di un'industria che negli anni è andata spegnendosi, anche per via della mancanza di riciclo di autori innovativi, come furono Fulci, Bava e Argento. Cosa pensi del futuro di questo genere nel nostro paese? In generale, come valuti la direzione che ha preso il cinema italiano attraverso gli anni e c'è qualche autore che reputi valido in circolazione oggi?
Non per fare i soliti discorsi nostalgici o piagnoni, ma la situazione produttiva italiana ormai la conosciamo bene: più che lamentare la mancanza di autori innovativi, bisogna constatare che sono ormai trent'anni che non esiste più un'industria legata ai generi. Se perfino Dario Argento realizza i suoi lavori con budget miserabili (coi risultati che sappiamo) non stupisce che poi nelle sale non arrivi pressoché nulla. Federico Zampaglione è uno dei pochi che è riuscito a creare qualcosa magari non perfetto ma assolutamente dignitoso e in linea con la produzione media di altri paesi come la Francia. Con questo non voglio dire che di lavori buoni non ce ne siano, anzi, solo che vanno cercati nelle fila delle piccole produzioni indipendenti. Per fortuna abbiamo un brulicare di giovani registi appassionati del genere che col sudore della fronte (e spesso di tasca propria) realizzano lavori a volte sorprendenti. In particolare trovo molto interessanti Lorenzo Bianchini e Ivan Zuccon, due autori che dall'underground hanno fatto il salto di qualità: si sono fatti le ossa per poi approdare a lavori più maturi, grazie anche a coproduzioni internazionali.


Qual è il tuo regista preferito? Quali sono, per te, i tre film fondamentali - o quelli che consiglieresti - a chi vorrebbe esplorare il mondo dell'Horror all'italiana?
Sarò banale, ma il mio regista horror italiano preferito non può che essere Mario Bava. E’ a lui che dobbiamo tutto, e a cui tutti hanno guardato, spesso cercando di imitarlo. Soprattutto, il suo è il cinema che piace a me: quello delle invenzioni, dei trucchi, dello shock che convive con l’ironia. Insomma, il fantastico puro. Per questo in un’ideale lista degli imprescindibili non posso che mettere i suoi film, possibilmente l’opera omnia. Se proprio devo stringere il campo a un titolo direi I tre volti della paura: un film a episodi con tre capolavori di suspense. Poi ovviamente Suspiria di Dario Argento, per vedere come il discepolo ha saputo rielaborare l’uso dei colori del maestro in un’opera assolutamente personale. E poi non può mancare L’aldilà di Lucio Fulci: un film che (come Inferno di Dario Argento) non ha più bisogno di una trama ma diventa una messa in scena del male sulla Terra, attraverso una sarabanda di effetti speciali sanguinosissimi. Ma l’horror italiano non è solo la magica triade Bava-Argento-Fulci. C’è molto, molto di più, per questo “sforo” e ti chiedo di arrivare fino a 10 titoli, in ordine casuale:
- Cinque tombe per un medium, meraviglioso gotico di Massimo Pupillo, un’agghiacciante vicenda di vendette dall’oltretomba.
- Chi sei? Di Ovidio G. Assonitis, il migliore tra gli epigoni de L’esorcista
- La casa dalle finestre che ridono di Pupi Avati. Thriller/horror che consiglio sempre quando qualcuno mi chiede “dammi qualcosa che faccia veramente paura”.
- Cannibal holocaust di Ruggero Deodato. Sgradevole, violentissimo, un pugno nello stomaco.
- L’ultimo uomo della Terra di Ragona/Salkow: Vincent Price ultimo sopravvissuto in una Roma popolata da vampiri. Il migliore film tratto da Matheson.
- Zombi holocaust di Marino Girolami: zombi e cannibali in un’orgia di sangue. Divertentissimo!
- Riti, magie nere e segrete orge nel trecento di Renato Polselli. Perché a volte le parole non possono avvicinarsi nemmeno lontanamente a certi deliri che venivano prodotti nel nostro paese negli anni Settanta. Oltre il brutto, ma da vedere almeno una volta nella vita.


Domanda istituzionale: progetti per il futuro?
Dopo aver pubblicato il mio secondo libro, Wild Angels – Dizionario dei biker movies, dedicato al cinema dei motociclisti, per ora mi sto dedicando alla produzione. Io e Daniele stiamo curando la collana “I ratti” di Bloodbuster, volumi firmati da critici e giornalisti affermati che hanno deciso di dare fiducia al nostro marchio. Poi, chissà? Ci sono ancora tanti generi e sottogeneri da scandagliare… ovviamente sempre all’insegna del motto “dalla B alla Zeta”!

I libri di Manuel Cavenaghi

 

 

 

 
 
 
 
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