Intervista a Marco Cubeddu

Marco Cubeddu
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Sapete che c’è? Il punto forte della scrittura giovane è proprio l’impeto, la foga. Le parole escono di getto e si agglomerano in situazioni che mutano velocemente come velocemente cambia il tempo in primavera. Gli autori che i trent’anni li vedono ancora come un lontano traguardo impartiscono alla narrazione un ritmo incalzante e ricco di parole e simboli che l’autore ormai adulto non sa e non si sente più di costruire. È fisiologico. Così come per la musica, che diventa riflessiva con l’invecchiare del musicista. E poi i contesti, gli sfondi e gli scenari contano meno quando si è giovani. L’importante è agire, agire scrivendo. Marco Cubeddu inforca deciso l’autostrada veloce del romanzo sparato addosso ai lettori.




Chi vuole arrivare alla fine della breve vita di Alessandro Spera deve correre e stargli dietro. Questo personaggio che viene definito come genio, pluriomicida, antieroe agisce veramente borderline, sfuggendo continuamente alle etichette. Alessandro spera, protagonista di C.U.B.A.M.S.C. (Con Una Bomba A Mano Sul Cuore): come te studente della Holden, come te pompiere. Mancherebbero all’appello pugile, legionario e attore porno. C’è qualche cosa che ci nascondi? In cosa ti somiglia ancora?
Mi somiglia nel fatto che entrambi abbiamo eletto la menzogna a ideale estetico. E in virtù di questo ti rispondo che non mi assomiglia in nient'altro.
 

Si dice che l’amore sia una cosa meravigliosa. Magari mi sbaglio, ma in questo libro si parla di amore, che però viene paragonato a un’arma. Anche io ho avuto vent’anni, ma ora come ora non ricordo bene come fosse il mio modo di pensarla a riguardo. L’amore a vent’anni è come un’arma che va imbracciata e usata senza pietà?
Più che a un'arma in generale viene paragonato a una bomba a mano che esplode sul cuore. Ma l'amore è, a mio avviso, un pretesto. Per spera, l'amore per mel, non è stato che il pretesto per scrivere il suo vero capolavoro. Che non è Pornokiller, ma lo stesso Con Una Bomba A Mano Sul Cuore. E ucciderla è stata prima di tutto una scelta estetica. Mel che si sposa con quel surfista australiano era una cosa esteticamente inaccettabile, per un artista. L'amore a vent'anni non credo sia diverso dall'amore a quaranta, per alcune persone. Non dipende da una questione generazionale, questa cosa, ma da quale peso il presente (la convergenza tra un dato spazio e un dato tempo) attribuisce all'amore e da come questo dato di fatto si intreccia con la vita individuale dei singoli. E su questo intreccio gioca, ovviamente, l'esperienza.


Per bocca di un suo personaggio, Spera afferma che l’amore è una scelta limitata al caso e al bisogno, dettata dal tipo di offerta biologica e sociale che ognuno di noi è in grado di proporre e che dunque i forti cercano i forti, i deboli si accontentano dei deboli. Dunque, l’amore oltre che un’arma è anche un bisogno che si accontenta di quello che c’è. Anche tu la pensi così?
Non ho grande considerazione dei sentimentalismi. I sentimenti, dal mio punto di vista, non sono che la sovrastruttura ideologica di istanze primarie e secondarie che muovono dalla produzione e riproduzione biologica della vita. Che è l'unico vero imperativo della specie umana, come di ogni specie. Non per questo non hanno un peso nell'agire umano. L'amore è reale, e io credo nell'amore, ma solo in questo senso. Come qualcosa di derivato, come un inganno, necessario, come pensare che quello che facciamo della nostra vita abbia un senso. Quel personaggio a cui fa riferimento ha senza dubbio ragione.


In questo romanzo è del tutto assente il sentimento della pietà. Alessandro non ne ha per le sue vittime, non ne hanno gli altri personaggi. È una scelta prettamente narrativa, o pensi che sia diventato un sentimento scomodo?
La pietà è così noiosa. Così vuota di senso. Non credo sia diventata un sentimento scomodo. Credo che anzi, date le ospitate televisive e il tono dei romanzi che spopolano nelle classifiche, il morboso interesse per le sfighe degli autori più che per le architetture dei libri dimostrino che il bisogno di empatia è ai massimi storici. La cosa non mi riguarda e non mi affascina. Personalmente, la scena cinematografica che non è stata girata che avrei voluto vedere di più in assoluto è il seguito del balletto di Mr Blonde ne Le iene. Dopo il taglio dell'orecchio. Quando Mr Orange, poliziotto in incognito, gli spara e salva la vita al suo collega legato sulla sedia dal personaggio interpretato da Michael Madsen. Tarantino è stato geniale a girare un film in cui tutto quello che conta per la trama, non si vede, lasciandoci solo le parole, di quei fatti, come a dire che l'arte se ne frega, delle regole narrative, e quello che più conta è la capacità dello sguardo di un artista di regalare al pubblico una visione di bellezza. Ma ci ha privato di una scena meravigliosa. In cui nessuna pietà, per quel buffone in divisa, sarebbe stata possibile.


Alla fine, però, non è detto che Alessandro Spera sia morto. Potrebbe, come nei migliori sequel, tornare? Dopotutto ci potrebbero essere ancora dei conti in sospeso con qualche personaggio sopravvissuto al massacro.
Tutte le informazioni di cui dispongo le ho avute da V.V. sua affezionatissima amica e fedele avvocato. Quindi, per quanto ne so, il suo corpo riposa serenamente fra i ghiacci, da qualche parte in Alaska, nei dintorni di Gray Star. Se dovesse saltar fuori da qualche altra parte, come il mio inacciuffabile omonimo, il latitante dell'anonima sarda che si chiama Cubeddu, sarei il primo a stupirmene. Cionondimeno il destino di Benedetta InWonderland, l'odiosa sorella della sua amata Mel, è già scritto. Prima o poi la ritroveremo in un racconto o in un romanzo, come personaggio secondario, (cosa che è sempre stata, nonostante le sue manie di protagonismo) a capitombolare dalle scale, a venir pugnalata da uno dei suoi amici equosolidali per una manciata di buoni pasto, o a implorare un altro cuscino mentre lascia questa terra su un letto d'ospedale dopo aver contratto una qualche incurabile malattia tropicale, di origine sconosciuta.


La vostra generazione è nata e cresciuta in un’epoca di cambiamenti, rivoluzioni, velocità e tecnologia. Mi descriveresti con alcuni aggettivi il vostro identikit?
Non saprei fare questo dentikit con degli aggettivi. O meglio, non mi va di farlo con soli aggettivi. La mia generazione è la generazione dello "spettacolo delle macerie". I nati a ridosso dell'89 sono un' irripetibile generazione di frontiera. Siamo gli ultimi ad avere memoria del "prima" pur essendo diventati adulti nel "dopo". Quello che abbiamo di fronte, ne sono certo, è la terza guerra mondiale. Le contraddizioni che vanno maturando produrranno un nuovo spettacolo delle macerie, inedito, nella storia umana, per dimensioni e intensità. Che al Marco Cubeddu-essere umano la cosa piaccia o meno è irrilevante. Come sono irrilevanti le sue posizioni politiche contro la guerra e la sue cieca fede nel fatto che l'umanità si emanciperà da un sistema economico così irrazionale da distruggere ciclicamente quello che esso stesso produce. Quel che è rilevante è che il Marco Cubeddu-scrittore, subisca il fascino inaggirabile dei disastri, delle cose mastodontiche, della violenza dell'universo. Questa materia, che da un punto di vista umano è agghiacciante, da un punto di vista artistico è un preziosissimo magma. E da questa prospettiva invito tutta la mia generazione di artisti a levare i calici e brindare "alla Terza". O, se preferiscono, "To a shining future".

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