Intervista a Marco Damilano

Marco Damilano
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Marco è una colonna del settimanale L’Espresso dal 2001, ed è unanimemente riconosciuto come uno dei migliori cronisti politici e parlamentari. Sul suo blog afferma di considerare il racconto della politica una buona lente di ingrandimento per conoscere l’Italia: un viaggio tra palazzi, strade, ristoranti, piazze, conventi, fabbriche e studi televisivi, ovviamente. E un punto di vista privilegiato per provare a indagare sul fattore umano che muove il mondo: alto e basso, miseria e nobiltà, tragedia e farsa.
Democristiani immaginari è una galleria di personaggi discutibili e di episodi grotteschi, certo. Ma si legge tra le righe anche un certo rispetto per il ruolo decisivo svolto dalla DC in alcune delle fasi più delicate della vita repubblicana. Insomma, Damilano, la storia della DC è tutta da buttare o no?

 

Più che rispetto, direi simpatia: se ti piace la politica non puoi non provare un certo affetto per personaggi come Franco Evangelisti, quello di "a Fra' che te serve?" oppure Remo Gaspari, zio Remo, il ras dell'Abruzzo eternamente ministro. A parte queste perversioni, però, certamente la storia della Dc va rivalutata sicuramente per quanto riguarda la prima metà del suo lungo cinquantennio di governo. Se l'Italia è diventata un paese industrializzato con uno Stato sociale decente si deve a loro, a questi uomini a volte buffi a volte dotati di grande senso dello Stato. Uomini come De Gasperi che sapevano dire no al papa. Oppure come Fanfani e Moro che facevano le riforme. Il peggio è venuto dopo: negli anni Settanta, quando si è esaurita la spinta propulsiva ed è rimasto solo il potere da occupare. E il patto con la mafia, il debito pubblico, la dispersione dello spirito civico...

 

Quali reazioni ha suscitato il tuo libro nell'ambiente democristiano?

Sto girando l'Italia per le presentazioni, da Verona a Bergamo a Livorno a Maddaloni. I democristiani doc divorano il mio libro, si sentono a casa. Certo, hanno chiaro che li ho sbeffeggiati, ma non se ne hanno a male. Sono mediamente molto più tolleranti dei politici della seconda Repubblica. E poi capiscono che ormai si sono trasformati in maschere immortali, senza tempo. A volte scoppiano risse tra nemici di corrente su congressi che si sono svolti venti anni fa. L'unico che mi sembrava essersi offeso è stato Arnaldo Forlani. E' intervenuto a sorpresa alla presentazione romana del libro e ha detto che all'inizio l'aveva trovato denigratorio. Ma poi si è affrettato ad aggiungere che era un bene che la Dc fosse finita: "è stato un naufragio che potrebbe diventare un approdo". Più democristiano di così!

 

Forse la fine della DC era già scritta nel suo DNA, nel senso che esaurita la fase storica della 'necessità' della DC in chiave anti-comunista la troppa eterogeneità del partito è emersa drammaticamente...

Credo che già negli anni Settanta le due anime della Dc, quella di sinistra e quella più centrista, dorotea, non si tenevano più insieme. Per questo si può dire che Polo e Ulivo, Berlusconi e Prodi, erano già contenuti nella Dc. La caduta del muro, ben prima delle inchieste della magistratura, ha fatto saltare tutto. E non è un caso che oggi democristiani di sinistra come Prodi o Rosy Bindi guidano il centrosinistra e un dc di destra come Pier Ferdinando Casini si candidi a guidare i moderati. Ci sono rare eccezioni: per esempio, Bruno Tabacci era uno dei leader della corrente più a sinistra, la Base, e oggi si trova nell'Udc. Ma si vede che è una collocazione sbagliata. Lo stesso Marco Follini nasce come pupillo di Moro. Ha una concezione della politica che non è conciliabile con quella di Berlusconi.

 

Ci sarà ancora una DC in futuro? E perché non si fa altro che parlare di questa eventualità?

Non ci sarà più perché riproporre quel contenitore è impossibile e un partito centrista non sarebbe la stessa cosa della Dc, che era una creatura politicamente molto più complessa. Saranno possibili nuovi contenitori: il partito Democratico oppure il partito delle Libertà. Soggetti politici in grado di rappresentare oltre il 30 per cento dell'elettorato, con leader democraticamente eletti. Finchè non nasceranno ci sarà sempre qualcuno che rimpiangerà la vecchia Balena bianca.

I libri di Marco Damilano

 

 

 
 
 
 
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