Intervista a Marco Missiroli

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Per la serie: raccontiamoci a vicenda. Abituato alle interviste via mail, che sono un po' asettiche e nelle quali il botta e risposta non è immediato, organizzarne una telefonica così su due piedi un po' ti espone e le domande che ti eri scritto in bell'ordine valgono solo in parte, perché alla fine discutere con uno scrittore giovane di sesso, di rapporti umani, di fragilità e candore ti fa svelare cose di te che non avresti pensato di dire e che poi, nel riascoltare la registrazione, hai tagliato perché la tua voce registrata somiglia a quella di un rospo afono che ti fa immediatamente vergognare e per un eccesso di pudore tutto tuo. Marco Missiroli, riminese classe 1981, invece questo problema non ce l'ha e, con voce misurata e tranquilla, mi racconta liberamente della sua crescita personale, sia che si tratti di letteratura, sia che si parli di sessualità e rapporti umani. In una trentina di minuti in viva voce, ecco quindi a voi il sunto di una piacevole conversazione telefonica tra me e Marco, prima che i nostri impegni ci imponessero di salutarci.




In una precedente intervista dici di aver scritto questa storia di nascosto da tutti, per un anno intero. Perché lo hai fatto? Di cosa avevi paura?
In realtà non avevo paura di niente e non era nemmeno una questione di pudore. Questo è stato per me un libro molto intimo, che ho custodito in tutta la sua gestazione fino a quando non l'ho terminato. È stata soprattutto una questione di segretezza. Dai segreti molto spesso nascono delle cose grosse.


“Osceno: che offende gravemente il senso del pudore, soprattutto per quanto si riferisce all'ambito della sessualità”. Evidentemente non ti ci riconosci in questa definizione. Potresti darcene una tutta tua?
L'oscenità in luogo pubblico può offendere la sensibilità di alcune persone, certo. Ma nel privato cambia tutto. Le oscenità si trasformano in piccole felicità, in piccole libertà che ciascuno di noi possiede e che usa per diventare sé stesso e che non si devono giustificare, proprio perché avvengono in luogo privato. Questo è un libro su come si diventa sé stessi, su come si può essere sé stessi senza offendere nessuno.


Leggendo Atti osceni in luogo privato pare evidente che tu abbia sentito un bisogno impellente di scrivere questa storia.
Avendo perso la verginità a vent'anni, quindi molto tardi, ho avvertito la necessità di scrivere un libro incentrato sullo sguardo di chi rincorre il femminile, di chi rincorre i sentimenti. Volevo che fosse un libro che parlasse di una liberazione timida, che raccontasse dei timidi, di quelli che stanno al margine e poi esplodono.


Sei un timido! Ma, scusa, un timido romagnolo: non pensavo esistesse la categoria.
Lo sono abbastanza, sì. In effetti, abitare a Rimini ed essere un timido non è facile. C'è molta esuberanza attorno, per cui i timidi lo sono ancora di più.


Scrivere questo libro ti ha aiutato a liberarti quindi della tua timidezza, anche se lo hai scritto da giovane adulto?
Ha finalmente creato un codice, lo ha impresso sulla carta. Il codice delle mie cose nascoste. Perché le cose sussurrate nel nostro intimo possono diventare le cose urlate per noi stessi in una liberazione introspettiva, appunto. La verità è che questo libro mi ha liberato narrativamente. Con furia, con poca premeditazione, con poca furbizia. È un libro spontaneo, scritto di getto e che parli di sesso è assolutamente marginale, perché è un libro sui sentimenti. Una sorta di libro fiume, in definitiva, come alcuni li definiscono.


Le donne di Libero sono donne generose. Sono figure molto positive. Con i loro corpi, i loro libri e le loro parole fanno crescere il bambino, il ragazzo e poi l'uomo. Tu credi davvero che un uomo possa trovare più di una donna così nella sua vita?
Sì, certo. Ci sono e sono donne che ho incontrato, da cui ho assorbito molto e che mi hanno aiutato a essere quello che sono e a liberarmi dalla timidezza. Ogni donna lascia una traccia sull'uomo che incontra, fosse anche un consumo erotico. Sono donne maieutiche, che mi hanno rimesso al mondo e non solo dal punto di vista letterario, ma anche esistenziale. Bisogna saper prendere quello che le donne ci possono dare e ci vuole uno sguardo che alleni a questa specie di furto. Ci vuole tempo, gradualità, e io credo che la tecnologia abbia rovinato molto in questo senso, bruciando le tappe. I ritmi sono snaturati, si arriva subito al sodo. Diciamolo, se Libero Marsell avesse avuto WhatsApp avrebbe scopato a quattordici anni e non a venti, che poi è stata la sua fortuna.


La prima ragazza di Libero, Lunette, gli fa molto spesso una domanda: hai paura? Come se la sua fragilità fosse anche la sua arma migliore. Secondo te le donne ci vedono più attraenti fino a che siamo fragili?
La paura di Libero scatena Lunette. Ma probabilmente non è la nostra fragilità a colpire le donne. Piuttosto sono la purezza e l'esclusività a rendere attraente un uomo, che non è stato di nessun'altra prima. L'uomo però vive diversamente questo aspetto, interpretandolo come una fragilità e un'insicurezza. È un contrasto di intenti, in un certo senso.


Dimmi se sbaglio, ma la mia impressione è che il tuo libro renda per così dire “intellettuale” persino l’onanismo di Libero, oltre che l’atto sessuale con una donna. Viene considerato come un linguaggio, alla pari con la gestualità e la parola.
Onanismo sentimentale, questa è la definizione. Anche questo è un codice, un alfabeto per conoscere sé stesso e gli altri, è un vero e proprio sguardo. Ma non vale per tutti. In molti si fanno le seghe e basta. Masturbarsi per Libero significa vivere il mondo.


L'adolescenza di Libero si sviluppa nel decennio degli Ottanta, la tua l'hai vissuta negli anni Novanta. Come vedi l'adolescenza di questa nuova generazione digitale? Credi che il loro rapporto con il sesso sia, in fondo, lo stesso dei ragazzi di venti anni fa?
La loro adolescenza è completamente diversa dalla nostra, tutto è rivoluzionato. Forse è più facile, perché i rapporti sono più immediati, ma è anche più difficile perché c'è molto più caos. Il nostro rapporto col sesso era molto più lento, qualche cosa a cui bramare. Per loro è tutto molto più veloce ed è uno dei primi linguaggi che i ragazzi apprendono.


La Parigi che hai descritto nel libro è una Parigi che è solo nel tuo immaginario o esiste davvero?
Esiste e ancora la frequento quando posso. Le grandi bellezze di Parigi hanno rallentato l'evoluzione tecnologica, domina ancora la grande bellezza della Ville Lumière. Nell'immaginario, Parigi resta comunque un classico. 


Ti è mai passato per la mente di star scrivendo un libro erotico?
Mai. Nemmeno per un attimo. Se avessi voluto scriverlo, avrei parlato di tutt'altro.


Hai dichiarato che i libri non devono migliorare il mondo, ma solo renderlo più vivo. Ci spieghi meglio cosa intendevi dire?
È proprio così. I libri danno consapevolezza e rivitalizzano parti di noi che potrebbero estinguersi. Consolano, mettono in circolo energie, ma non possono salvare il mondo.


Parliamo di letteratura moderna, dato che tutto il libro ne è intriso. Ci sono autori contemporanei tra i tuoi favoriti?
Se parliamo di autori viventi, per quanto riguarda la letteratura straniera posso citarti Cormac McCarthy, Philip Roth, Michel Houellebecq, Emmanuel Carrère. Per quanto riguarda gli scrittori italiani sicuramente Niccolò Ammaniti, per la sua scrittura fatta di immagini nella quale mi ritrovo.


Da questo libro in poi niente sarà più come prima...
Esatto. Avanti Cristo e Dopo Cristo. Anzi, Avanti Libero e Dopo Libero.

I libri di Marco Missiroli

 

 

 
 
 
 
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