Intervista a Margherita De Bac

Margherita De Bac
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Margherita è la prova vivente che si possono fare mille cose contemporaneamente, e tutte bene. Giornalista, scrive di salute sul Corriere della Sera, è un'esperta di Bioetica e di tecnica della divulgazione scientifica, e last but not least saggista di successo. L'ho incontrata alla libreria Mondadori di Piazza Duomo a Milano, dove presentava il suo ultimo libro sul tema delle malattie rare.
Hai scritto un libro che si intitola Mucca Pazza concentrandoti sulle conseguenze per la salute dei consumatori. Pensi che ridurre o addirittura eliminare il consumo della carne possa risolvere problemi come questo o come la più recente aviaria?
No, anzi. Il complesso sistema creato dalla Mucca Pazza ha solo contribuito al business della carne e lo stesso vale per l'aviaria. Il problema centrale sta nella cattiva informazione e non nell'oggetto di consumo. Sul consumo della carne in generale esistono grandi personaggi, come Veronesi, che si schierano contro ma non credo abbia nulla a che fare con questioni come Mucca Pazza e Aviaria.
 
Come esperta di Bioetica cose ne pensi della questione animale? La Bioetica è solo “antropoetica” o può accogliere nella sua estensione qualsiasi forma vivente?
Assolutamente. Oggi più che mai la Bioetica è aperta a qualsiasi forma vivete siano questi cavalli, cani, delfini etc... La riflessione sulla vita coinvolge un target molto più ampio del solo genere umano.
 

Oltre a scrivere di Bioetica, salute e medicina sul corriere, ti occupi di tecnica della comunicazione scientifica. Credi che l’Italia sia davvero rallentata nel progresso scientifico dalle ingerenze del Vaticano? Oppure credi che questa domanda nasca solo da una propaganda antiecclesiastica?
Mi sembra ovvio vedere nel Vaticano un ostacolo al progresso scientifico. Credo che la stessa collocazione geografica della santa sede in Italia abbia bloccato l'evolversi della tecnica in generale e della medicina in particolare. Basti pensare alle occasioni perse con le cellule staminale o la ricerca embrionale.
 

Il 28 Gennaio 2005 scrivi sul corriere un articolo che s’intitolava cosi: “Il cattolico: non  sono sicuro che ci sia un diritto alla vita. Il laico: la scelta è del padre” (peraltro reperibile sul sito italiano per la Filosofia). Qui discutevi quanto sia legittimo scegliere o meno per la vita di un altro anche in relazione alle malformazioni. Lucrezio, riprendendo Epicuro, diceva che la vita non sempre va conservata. Tu cosa ne pensi?
Sono ovviamente d'accordo con Lucrezio. Nonostante questo nessuno ha il diritto di togliersi la vita come e quando gli pare, familiari, amici e parenti ne soffrirebbero troppo. Il suicidio può risultare un atto egoista. Comunque d'accordo su un punto, la vita non sempre va conservata.
 

Perché interessarsi di Bioetica e perché, nello specifico, di malattie rare? Qual è il reale riferimento del “noi” nel tuo libro Noi, quelli delle malattie rare? Ti riferisci anche ai familiari dei malati?
Le malattie rare sono fondamentali per uno studioso di Bioetica. La storia di queste persone e commovente e spesso ignorata. Il libro è una rivendicazione rispetto al precedente Siamo solo noi. Ovviamente come hai capito, mi riferisco anche alle famiglie, che svolgono un ruolo fondamentale.
 

Che differenza c'è nello scrivere libri e nello scrivere articoli?
Nel mio caso nessuna! Sono una giornalista e rimango tale in qualsiasi contesto scrivo. Ho a cuore la divulgazione delle informazioni e svolgo sempre questo compito.
 

Un’ultima domanda. Tra i lettori di Mangialibri e in generale tra i lettori di libri una gran parte sono giovani. Pensi che l’Italia possa offrire qualcosa a questi giovani che vogliono lavorare nel campo della cultura e della diffusione della conoscenza? Ti va, a tal proposito, di fornirci anche una tua riflessione sull’università italiana?
Oggi voi giovani dovete sfruttare l'on-line abbandonando pian piano il cartaceo che invece ha caratterizzato la mia generazione, quella dei cinquantenni. Una testata giornalistica on-line è la nuova frontiera dell'informazione. Per quanto riguarda l'università: ragazzi, scegliete qualcosa di pratico e accantonate le vostre passioni, altrimenti scordatevi di lavorare. E' triste, ma questa è l'Italia.

 

 

 
 
 
 
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