Intervista a Marie NDiaye

Marie NDiaye
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Il luogo, uno dei salotti buoni di Firenze, Palazzo Tornabuoni. L'occasione, ghiotta: la conferenza stampa di presentazione del Premio Gregor von Rezzori 2011. La compagnia, delle migliori (fra gli altri, anche Isabella Rossellini partecipa all'incontro). Impossibile quindi - prima di tutto per puro, edonistico, sacrosanto piacere personale, Dio bono! - non fare due chiacchiere con Marie NDaye, una scrittrice franco-senegalese di immenso talento che sta cominciando ad essere conosciuta quanto merita anche nel nostro Paese.
Nel tuo romanzo Tre donne forti racconti una particolare forma di forza: quale?
Parlo di donne che sono più fragili che forti, o perlomeno così sembrano in apparenza: il percorso che fanno nel romanzo rivela a loro stesse quanto siano forti, anche se preferisco non usare l'aggettivo 'forte' perché è ambiguo. Tutte e tre le mie protagoniste si trovano in situazioni difficili ed io volevo mettere in evidenza la loro potenza. C'è un termine, "resilienza", che calza molto bene allo stato d'animo che intendo: ovvero il non deporre mai le armi nonostante la debolezza. La potenza di queste donne sta proprio nella dignità e nella volontà. 

 

La seconda delle tre storie narrate però è raccontata dal punto di vista di un uomo, il marito di una delle protagoniste: come mai?
Per un motivo principalmente estetico, volevo che in queste tre storie ci fosse più di un punto di vista e quindi ho voluto mettere la storia raccontata dal marito, da un punto di vista maschile, per creare maggiore equilibrio.


Come avresti raccontato l'increscioso episodio che ha visto protagonista recentemente Dominique Strauss-Kahn ?
É una storia troppo incredibile per essere affrontata da uno scrittore. Se l'avessimo immaginata e scritta saremmo stati accusati di volgarità e irrealtà.



I libri di Marie NDiaye

 

 

 

 
 
 
 
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