Intervista a Marina Lenti

Marina Lenti
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Qualsiasi dubbio su Harry Potter potremmo ancora avere, qualsiasi curiosità in sospeso, davanti a noi c'è la persona giusta per cancellarlo. Marina Lenti, infatti, è una delle più competenti e appassionate esperte della serie del giovane mago e ha messo a frutto mesi di studio nel suo saggio "L'incantesimo di Harry Potter". Nel libro Marina non solo svela i curiosi retroscena del più grande successo letterario degli ultimi anni ma ne esamina la struttura narrativa, i personaggi e gli intrecci. Mangialibri approfitta di questa intervista per capire meglio... il segreto di Harry Potter.

Scoprendo tutti i segreti della creazione della saga di Harry Potter, della sua stesura, della sua produzione cinematografica, non è venuto meno gran parte del suo fascino? Non temi che questo potrebbe accadere a chi legge il tuo saggio L'incantesimo Harry Potter?

Oh no, al contrario! Penso che esaminare il lavoro di ricerca e di documentazione che sta dietro al saggio abbia reso anche più interessante la saga, perché è affascinante ripercorrere le strade battute da J.K. Rowling durante la costruzione della sua opera e da registi, sceneggiatori e troupe durante la trasposizione su grande schermo. E' come un'operazione alla Sherlock Holmes, che partendo dai fatti riesce ad andare ritroso nel tempo e scoprire ciò che li ha determinati. E spero che un tale viaggio, che fra l'altro – come nelle migliori storie fantastiche - pare guidato da una invisibile mano magica dietro le quinte, risulti altrettanto affascinante per il lettore.

 

Hai pubblicato la seconda versione del tuo libro, con il capitolo dedicato a Harry Potter e i doni della morte prima che il volume fosse pubblicato in italiano. Un peccatuccio di spoiler?

A mia discolpa dico che è un peccatuccio molto veniale, Vostro Onore :). In primo luogo perché la gran parte dei fan aveva già letto il libro o in inglese o usufruendo delle decine di traduzioni italiane amatoriali fiorite in Rete. Inoltre il libro è uscito alla fine di novembre, e fra i tempi di distribuzione nelle librerie e il soffocamento delle medesime fra titoli di autori ben più noti, offerti come strenna natalizia, credo proprio che il piccolo L'incantesimo di Harry Potter sia passato del tutto inosservato. E, in definitiva, credo che il titolo del capitolo riservato al settimo libro, cioè appunto Harry Potter e i Doni della Morte, sia inequivocabile in merito al suo contenuto, perciò l'eventuale lettore che non abbia ancora letto il romanzo può tranquillamente serbare per ultima quella parte, senza che ciò infici la godibilità del resto del saggio. Per quanto riguarda poi altri accenni sparsi sull'epilogo della saga, si tratta di poca cosa e solo moderatamente 'spoilerosa'. Sempre ammesso, comunque, che ci sia qualche lettore disposto a mettere momentaneamente da parte I Doni della Morte per buttarsi invece sul mio saggio. Credo che la circostanza potrebbe verificarsi unicamente sotto l'influsso della Maledizione Imperius...

 

Il tuo libro è stato presentato anche su Second Life: come è nata questa idea e come è andata la presentazione virtuale?

L'idea è nata grazie al fatto che ho un amico si occupa professionalmente dell'organizzazione di eventi nel cosiddetto 'metamondo' e dal momento che io seguo molto attentamente tutto ciò che si muove in Rete, ho voluto fare anche questo esperimento appoggiandomi al consiglio della comoda, duplice figura di amico ed esperto. E' stata un'avventura affrontata inizialmente con non poca difficoltà visto che anagraficamente non appartengo alla 'generazione playstation' e dunque per impadronirmi delle basi che permettono di interagire in Second Life ci ho messo qualche oretta. Probabilmente un ragazzino se la caverebbe con dieci minuti di smanettamento... La presentazione in se stessa è andata bene: come ambientazione abbiamo usato un castello medioevale, con tanto di fantasmi, armature, gufi, topi, pentoloni, ragnatele e torce a corredo coreografico, oltre a una galleria delle illustrazioni a carboncino del libro – opera di Chiara Codecà – usati a mo' di quadri alle pareti. Per avere una vaga idea (che però purtroppo non rende giustizia alla versione che si gustava dall'interno), è possibile vedere un breve trailer a questo link: http://secondlife.clfstudio.com/doc/harry_potter_trial_video.html L'affluenza è stata molto buona, abbiamo registrato più di una quarantina di presenze (laddove la media, mi dicono gli esperti, è una quindicina) e il pubblico è stato particolarmente attento e partecipe, proponendo domande di continuo. Quindi un'esperienza decisamente positiva che stiamo per ripetere il 25 gennaio, questa volta per la presentazione di Harry Potter A Test, il volumetto ludico-istruttivo che ho scritto per la casa editrice Alphatest.

 

In alcuni capitoli fai un'approfondita e accurata analisi psicologica di alcuni personaggi della saga potteriana. Pensi che dare quel profilo psicologico ai personaggi, con tutti i risvolti che hai messo in evidenza, fosse una reale intenzione dell'autrice? Lo stesso discorso vale per l'analisi della struttura, pensi che Harry Potter mantenga una certa linearità con la struttura della favole per ferma intenzione dell'autrice?

Sotto il profilo dell'aspetto psicologico dei personaggi, penso che l'intenzione fosse effettivamente quella dell'autrice perché nella ricostruzione faccio riferimento alle sue dichiarazioni in merito e/o ai tratti caratteriali che emergono con chiarezza dal romanzo. Per quanto riguarda invece la struttura della fiaba in sé, no, non credo fosse deliberata intenzione dell'autrice ma, come ho sottolineato nel libro, certi meccanismi inconsci - eppure perfettamente tracciabili - si mettono all'opera, appunto, all'insaputa dell'autore. Del resto sfido chiunque a trovare un racconto, o a scriverne uno, in grado di esulare dai moduli evidenziati da Campbell e Propp. A riprova, appunto, che certi meccanismi sono universali, in quanto attingono al comune immaginario archetipico dell'intera umanità. E la Rowling avrà anche una fantasia “dell'altro mondo”, ma fino a prova contraria non è un'aliena, dunque questo 'corredo genetico' scorre anche nella sua mente, come in quella di tutti noi. Questa comunicazione comune a livello di immagini inconsce è fra l'altro di uno dei motivi di particolare fascino della saga, una delle ragioni per le quali ce ne sentiamo istintivamente attratti senza riuscire a capire bene il perché a livello razionale.

 

Sei laureata in Legge, hai scritto per molto tempo di musica... Quale percorso ti ha condotta a Fantasy Magazine e successivamente a occuparti di Harry Potter?

Mi rendo conto che, a vedere il curriculum, si può avere una leggera impressione di schizofrenia, forse neppure tanto leggera... Ma in realtà ho sempre avuto parecchi interessi, in vari direzioni, e la lettura e il genere fantastico in particolare sono sempre state fra questi. L'approdo a Fantasy Magazine, occupandomi già all'epoca di Harry Potter per conto del portale Supereva (oggi Dada.net), è stato dunque un passo abbastanza naturale. A occuparmi di Harry Potter invece, sono giunta inizialmente da semplice lettrice che, per tratto caratteriale, quando si appassiona a qualcosa va a scavare, a documentarsi, a cercare di capire e di indagare...

 

Qual è il volume della saga di Harry Potter che preferisci, e perché?

Senza dubbio il terzo, Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban. Trovo che sia quello meglio congegnato, senza tempi morti, col giusto bilancio fra azione e introspezione. E' un libro che fra l'altro introduce il mio personaggio preferito, Sirius Black, e due creature immaginarie fra le più suggestive per le loro implicazioni psicologiche: i Dissennatori e i Mollicci, cui nel saggio dedico fra l'altro ampia disamina. Ma mi piace spezzare anche una lancia a favore del secondo volume della serie, Harry Potter e la Camera dei Segreti, di solito il meno apprezzato e invece, a mio avviso, un piccolo gioiellino con toni giallo-horror.

 

Un'ultima domanda d'obbligo. Quali sono i tuoi progetti in cantiere? Stai lavorando ad un altro libro? Sarà ancora su Harry Potter?

Beh, di idee ne ho parecchie e di vario tipo, ma al momento, per questioni di scarsità di tempo, sono tutte a uno stadio troppo embrionale per parlare di progetti concreti. E infatti ritengo che, nella scrittura, il difficile non sia tanto avere un'idea ma avere tempo di svilupparla e riuscire a esprimerla rendendole giustizia. In particolare, ho parecchio materiale su Harry Potter che – essendo di natura diversa dalle finalità delle due pubblicazioni sopra citate - non ha potuto trovare posto in nessuna di esse. Tutto starà a vedere dunque, oltre al 'tempo tiranno', se a qualche editore potrà eventualmente interessare la sua organizzazione in un altro volume di diversa sfaccettatura rispetto ai precedenti. [foto di matteo parrini di Bad Taste]

 

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