Intervista a Marisa Acocella Marchetto

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Disegnatrice per i più noti quotidiani newyorkesi, durante una normale visita senologica di qualche anno fa ha scoperto un nodulo al seno. Un sospetto, una biopsia e la certezza di un inquilino scomodo e ingombrante nel proprio corpo che viene a turbare lo scorrere ormai certo delle sue giornate. La vita si stravolge, improvvisa, come un fiume in piena. Le cure, i cicli di chemioterapia, gli effetti collaterali, le paure, le incognite del futuro. Tutto raccontato a fumetti e - a voce - a noi di Mangialibri.



Cancer Vixen racconta la storia di un periodo difficile della tua vita. Non sono certa che un fumetto comico possa minimizzare ciò che hai vissuto, ma forse riesce a sottolinearne senza retorica il dramma e, in un certo senso, l’inaspettata ironia della tua esperienza. Quando ho visto alcune vignette ho pianto e pensato 'se questo fosse stato raccontato, l’impressione sarebbe stata differente'. Ti è capitato di disegnare qualcosa invece di narrarla per essere più chiara, profonda e incisiva?

Penso effettivamente che parole ed immagini insieme su di una pagina, contribuiscano a rendere ciò che si racconta più reale e meno soggetto a interpretazioni (benché tutto sia suscettibile di una diversa impressione). Quando mi sono seduta al mio tavolo da disegno e ho pensato a ciò che volessi scrivere, capii che ero commossa solo quando disegnavo ciò che avevo a mente. Vedere nascere le immagini a poco a poco mi ha fatto venire le lacrime agli occhi, in particolare quando disegnai me stessa proprio poco prima di cominciare la chemioterapia, come una bambina di 4 anni e dissi a mia madre di voler “tornare nel pancione” per avere “un nuovo inizio”. Nel libro c’è un altro punto toccante, precedente a questo, quando il Dottor Christopher Mills, il chirurgo senologo, mi disse che era necessario “un ago aspirato per vedere se la natura delle cellule fosse maligna”. Al mio tavolo da disegno schizzai le cellule tumorali maligne; le immaginai come piccoli omini verdi cattivi che mi facevano le linguacce e mi mostravano il medio. Risi nel vederli e questo mi ha fatto percepire il cancro meno minaccioso, più facile da superare. Sono convinta che le parole non avrebbero avuto lo stesso effetto, tanto più che con le immagini potevo essere ilare ed efficace. Tuttavia credo che ciò che mi ha dato maggiore forza è stato rappresentarmi come un supereroe, come una femmina di volpe agguerrita contro il cancro. Perché? Non mi sono mai considerata una vittima. Non siamo vittime. Siamo femmine di volpe. Forti. Vigorose, belle e capaci di prendere a calci il sedere ossuto e magro del cancro. Ho tenuto uno schizzo appena abbozzato della copertina di Cancer Vixen sul mio tavolo da disegno per un anno intero. Pensarmi capace di prendere a pedate nel sedere il cancro, è stata la molla che mi ha permesso di vedermi compiere questo gesto ed in un modo così particolare, e la ragione per cui do un calcio il tumore. Naturalmente è una interpretazione personale.

 

Tu parli di malattia, speranza ed amore. Quanto conta l’amore nel tenere viva la speranza?

Conta in ogni cosa. Si vuole vivere non solo per se stessi ma per tutti coloro che ci stanno accanto e desiderano vederci ancora sulla terra. Quando ci si rende conto che dell’amore che ci sta intorno, non ci si concentra più su questioni o problemi di poco conto, ma l’amore diventa una ragione per vivere la vita al meglio e con più passione.

 

Ad ogni chemioterapia, ti acquistavi un nuovo paio di scarpe. Un gesto che ha un particolare significato poiché rappresenta ben più di un desiderio di gratificazione. È un inno alla vita senza retorica, pieno di luce nel vero senso della parola. Almeno è ciò che da lettore mi sembra di capire. Perché hai deciso di raccontare questo particolare della chemioterapia?

Ancora una volta si tratta del mio modo di vedere. Invece di concentrare le mie energie sul IV ciclo di chemio proprio nella mano che uso per disegnare, che mi mandava in paranoia totale, ho voluto pensare a qualche cosa che mi facesse piacere – e queste erano le mie scarpe che sono diventate una sorta di terapia!

 

La descrizione di tua madre è meravigliosa: quando piange in silenzio fuori dall’ospedale, quando condivide i sintomi (più o meno reali), il dolore, e la sua esperienza la rendono madre in tutta la sua drammaticità. Come è cambiato il rapporto con tua madre dopo la malattia? E quale è stata la sua reazione all’uscita di Cancer Vixen?

Mia madre è stata l’unica persona a rimanere male per il libro. Durante la mia malattia, pesava 15 chili in più. Facendo i disegni finali del libro, non ho abbandonato per MESI il mio tavolo da disegno. Più tardi, quando vide l’opera finita fu delusa di non ritrovarsi nella sua nuova forma smagliante. Che cosa avrei potuto fare? Il libro era in stampa e non avrei potuto ritoccare ogni pagina in cui appariva! Ma lei è davvero orgogliosa di me e adora quando la gente la chiama la “Sophia Loren del New Jersey”, e spera che Sophia la impersonerà nel film.

 

Il tuo cibo preferito al ristorante del suo fidanzato Silvano?

Ogni pietanza è la mia favorita. Ma devo dire che essendo stagione del tartufo bianco, l’altra sera mi sono mangiata una pasta coi tartufi bianchi di Alba paradisiaca! (Ma devo ancora perdere i chili della chemioterapia e nella mia prossima striscia comica, voglio disegnarmi magra!)

 

I libri di Marisa Acocella Marchetto

 

 

 

 
 
 
 
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