Intervista a Maristella Lippolis

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Mi risponde con un tono di voce squillante, Maristella Lippolis, e con un gran sorriso. Non la vedo, perché ci siamo accordate per un’intervista telefonica, ma sento quel sorriso, lo avverto. La voce della scrittrice pescarese è allegra, cordiale e confidenziale quanto basta e la sua spontaneità si cela dietro la garbatezza. Sentirla parlare rievoca nella mia mente quei tratti di sentita genuinità che caratterizzano i suoi romanzi e la sua gradevole modalità di raccontare vicende forti, con modulata delicatezza.




Dalla tua prima pubblicazione a oggi, com’è stato il movimento evolutivo del tuo stile e quanto sei maturata come scrittrice?
Ho lavorato molto sulla scrittura, a prescindere da quello che poi ho scritto. Mi sono sempre interrogata sulla forma scritta e sul senso che ha per me e questo al di là dello stile, che a mio avviso è collegato ai contenuti. In Adele né bella né brutta, per esempio, mi sono inventata un modo diverso di scrivere, che si allontana da quello che è il mio modello. Per la stesura di quel libro ho utilizzato un linguaggio diverso, perché avevo bisogno di parole che raccontassero qualcosa di forte in maniera leggera. Uno stile inusuale per me, che sono abituata a riflettere molto su come affrontare le tematiche nei miei libri. La mia evoluzione di scrittura e stile nasce da uno studio continuo, da una continua indagine e da incessanti confronti con altre autrici. Il lavoro che ho fatto e che faccio sulla scrittura, posso considerarlo a latere della stesura dei miei libri.

Nel tuo percorso di autrice, ti sei ispirata a qualche scrittore in particolare?
Mi sono sempre ispirata a Margaret Atwood, lei per me è un faro: quando ho iniziato a leggere i suoi libri, mi sono detta “Io voglio scrivere così”. Considero la Atwood una maestra di stile: amo molto il suo modo di raccontare le storie, su piani temporali differenti, piuttosto che facendo parlare i personaggi attraverso lettere o pagine di diario, a volte narrando in prima persona, a volte in terza. Ecco io ho adottato nei miei libri questo modo di scrivere, non ci ho riflettuto più di tanto, perché mi piace e lo sento mio. I miei romanzi hanno al centro di ogni storia una donna, quindi proprio come la Atwood mi piace parlare di personaggi femminili in trasformazione, alla ricerca di loro stesse e del proprio io. Questa scrittrice per me è nutrimento, la sento molto vicina alle mie corde.

Nel tuo ultimo romanzo, Non ci salveranno i melograni, troviamo una guerra agli albori – quella nei Balcani –, un Paese che per Laura è salvezza e per Goran è timore di devastazione. Quale messaggio vuoi far filtrare attraverso questa storia?
Quando scrivo non penso al messaggio da dare: scrivo perché ho urgenza di raccontare, scrivo su quello che mi turba, racconto di quello che mi inquieta. Se pensassi al messaggio di questo romanzo, direi che ho sentito la necessità di sottolineare l’orrore nei confronti di quella politica, che basa il proprio dominio sulla ricerca del nemico a tutti i costi. L’avvento del sovranismo e del nazionalismo, ha intaccato la serenità di quei Paesi che hanno sempre creduto nell’unione e non hanno mai avuto problemi legati alle etnie. La storia è ambientata nel 1991, ma quanto è accaduto rischia di ripetersi in Europa, dove ormai tutti i giorni assistiamo alla spasmodica ricerca del nemico. Mi viene in mente una poesia di Kavafis, Aspettando i barbari, quando si attende il nemico che non arriva. La conclusione è potente ed emblematica “E adesso, senza barbari cosa sarà di noi? Era una soluzione quella gente”. Mi sembra succeda questo, che si veda il nemico come soluzione.

Le donne delle tue storie sono spesso alla ricerca del riscatto e della libertà, lasciando dietro qualcosa o rinunciando a qualcosa. Pensi che per la libertà si debbano necessariamente fare delle rinunce?
Se lo scopo è quello di conquistare la libertà, qualcosa si lascia sempre dietro: sicuramente si paga un prezzo, ma quello che si conquista è molto più prezioso. L’importante è che la scelta sia consapevole: solo una reale consapevolezza può portare un appagamento e alla libertà di relazione con se stesse e con il mondo. In ogni caso le protagoniste dei miei romanzi hanno già superato la fase della rinuncia, perché le decisioni prese sono frutto di un percorso fatto nel pieno della coscienza e della maturità. Un percorso che può nascere fortuitamente o da un dramma, una maturazione e che qualche volta può avvenire anche tramite il silenzio.

Quanto c’è di te nel tuo ultimo libro?
C’è tanto di me. Non è la mia storia, ma contiene pezzi della mia storia. Innanzitutto la conoscenza di quei luoghi che ho frequentato prima della guerra e dopo la guerra. Ho visto con i miei occhi le devastazioni lasciate dal conflitto. Quando la guerra è scoppiata, l’idea che quei posti potessero essere bersaglio di cannoneggiamenti mi sembrava inconcepibile. Ho conosciuto diverse persone che hanno vissuto il dolore di quelle battaglie e anche chi ha preferito l’esilio pur di non abbracciare quella politica. Un conflitto assurdo, uno sterminio consapevole e premeditato, questa è stata la guerra dei Balcani. Al di là di queste cose, io ci sono sempre in tutto quello che scrivo: del resto non sono più giovanissima, ho una vita alle spalle e una grande consapevolezza delle realtà vissute.

Cosa significa essere scrittrice nel mondo editoriale moderno?
Non è una cosa facile, per chi come me vive lontana dai centri in cui è molto più semplice creare relazioni lavorative importanti, in cui ci sono molte case editrici e quindi più occasioni di confronto. Io vivo a Pescara, che pur essendo una città, rimane distante da una realtà editoriale corposa. Ho avuto comunque delle belle esperienze di pubblicazione, una di queste è Raccontami tu, per la quale mi sono affidata a L’Iguana editrice, una casa che privilegia le storie che narrano di donne. Credo che ci sia ancora qualche reticenza nei confronti degli scrittori esordienti e in particolare delle donne, anche se negli ultimi anni alcuni muri sono stati abbattuti. Sono sempre di più le scrittrici contemporanee veramente brave e soprattutto tra le più giovani, c’è chi è davvero meritevole di successo. Rimane comunque un percorso molto faticoso.

Progetti per il futuro?
Sì, sto scrivendo un nuovo libro, ma è tutto assolutamente top secret. Posso solo dire che sarà qualcosa di completamente differente rispetto agli altri.

I LIBRI DI MARISTELLA LIPPOLIS



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