Intervista a Mark Haddon

Mark Haddon
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L'impressione che ti fa Mark parlandoci un po' è quella di un timido e tranquillo illustratore/scrittore per bambini che si è trovato in testa a tutte le classifiche di vendita del mondo senza volerlo, e forse anche senza nemmeno accorgersene. Molta modestia, tono di voce basso, guance che tendono al rosso andante. Una mosca bianca nella jungla dell'entertainment, quindi: una mosca che abbiamo cercato di catturare col retino per voi.

In che misura il tuo Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte è un libro sull'handicap o sulla diversità?

Non volevo scrivere un libro sulla Sindrome di Asperger. Più modestamente, forse, ho cercato solo di scrivere una prima pagina che catturasse i lettori e li facesse andare avanti con piacere. Mi ricordo che stavo scrivendo al piano terra della mia casa e dopo aver scritto l'incipit del libro, l'immagine del cane infilzato dal forcone, mi sono messo a ridere a voce alta, da solo, tanto che mia moglie è scesa dalle scale per capire cosa avessi da ridere. Mi scuso con tutti gli amanti degli animali, ma ho trovato quell'immagine molto divertente. In realtà poi non sapevo come andare avanti, ho trovato la storia piano piano.

 

Quindi non è nato tutto dal personaggio di Christopher...

No. Quel brano che avevo scritto era divertente soprattutto se veniva letto con voce piatta, la voce di uno che non percepisse il grottesco del tutto. Solo allora è nato Christopher. Se mi fossi seduto al pc per scrivere un libro sulla Sindrome di Asperger invece avrei fatto un libro prolisso e noioso.

 

Perché Christopher diventa il narratore perfetto per questa strana storia?

Perché è un pessimo narratore, non capisce i volti e le emozioni della gente che incontra, dice sempre la verità ma capisce sempre male, quindi la verità non necessariamente, anzi quasi mai, è la verità. E' per questo che mi è piaciuto da subito. Il lettore riempie le sue lacune con le sue, di emozioni, ed è forse questo gran lavoro al quale costringo i lettori ad aver decretato il successo del romanzo. Un libro è molto diverso da un film, lì paghi un biglietto, poi, ti piaccia o no, va avanti indipendentemente dalla tua volontà. Un romanzo puoi smettere di leggerlo quando vuoi, è sempre un atto di volontà, quindi devi creare un personaggio che generi empatia nel lettore. Un romanzo è come una conversazione...

 

Quanto hanno influito le tue esperienze lavorative passate a contatto con disabili nello scrivere il tuo romanzo?

Ho lavorato con persone con disagi mentali, è vero. Ma molti si sorprendono quando dico che della Sindrome di Asperger so davvero molto poco. La cosa più importante per rendere Christopher vivo non era renderlo medicamente plausibile, ma farne un essere umano credibile. Viviamo in un'era ossessionata dai fatti, e dimentichiamo che l'immaginazione è altrettanto potente. Dopo aver lasciato l'Università ho fatto il volontario presso un ragazzo con la sclerosi multipla. Era su una sedia a rotelle, bisognava lavarlo, vestirlo, portarlo al bagno, dargli da mangiare. Era una persona con difficoltà pratiche diverse dalle mie, eppure mi resi conto che in fondo aveva gli stessi miei problemi: la casa, il lavoro, il denaro, la religione. Una grande scoperta per me, perché mi ha fatto capire che ciò che ci unisce è più di quello che ci divide. Cosa che ho tenuto a mente scrivendo Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte.

 

Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte è uscito in Inghilterra sia in una collana per ragazzi che, con una copertina diversa, in una collana per adulti. Una manovra di marketing o una reale difficoltà di collocazione?

Ultimamente c'è la 'fissa' di libri che siano sia per adulti sia per ragazzi, ma in fondo è ciò che la maggior parte dei libri sono. Quando Charles Dickens scriveva nell'800 la gente tornava a casa e leggeva il libro a tutta la famiglia. Ragazzi intelligenti ogni giorno leggono libri per adulti. E gli adulti, in special modo se genitori come me, leggono molti libri per ragazzi.

 

Quello attraversato da Christopher è un percorso iniziatico, di cambiamento?

No. Avevo intenzione deliberatamente di dare alla storia una forma circolare, perché la malattia di Christopher non si cura, è un modo diverso di vedere il mondo. C'è un caos che scombina l'ordine della sua vita, ma lui alla fine riesce a riportare il "suo" ordine nella sua vita. Molti lettori hanno interpretato il finale comne triste, altri lo vedono come un lieto fine. Ognuno insomma fa il mondo di Christopher a sua immagine e somiglianza.

 

I libri di Mark Haddon
 

 

 

 
 
 
 
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