Intervista a Massimo Cassani

Massimo Cassani
Articolo di: 

Incontriamo Massimo  Cassani ad una presentazione in libreria. Il  giornalista, nato a Cittiglio e trapiantato a Milano, ha esordito nel 2008 come scrittore, inventandosi il commissario Micuzzi, un tipo rosso di capelli e svagato quanto basta in forza alla polizia meneghina, protagonista di un ciclo di romanzi di crescente successo. Massimo insegna "Intreccio narrativo" presso la Bottega della narrazione, e come tutte le persone di buon gusto è appassionato di saggi e inchieste sulla storia moderna.




Dove e come nasce il tormentone “Luigi Pecchi detto Gigi Sciagura” che percorre tutto il tuo Zona franca?
Sciagura è un ossessivo, chissà quante volte grida ai quattro venti "Una firma per abbattere la cattedraleee...", quindi mi piaceva (anzi mi faceva proprio sorridere) il fatto che anche nel definirlo risuonasse questa sua personalità ossessiva. E poi lui stesso quando si accommiata dalla giornalista si presenta così, addirittura mettendo prima il cognome poi il nome. Insomma, per tutti lui è: Luigi Pecchi detto Gigi Sciagura.

Quanto è stato difficile (ammesso che lo sia stato) riuscire a mescolare storia più o meno contemporanea, attualità, una storia d’amore? Si tratta di un mix pensato a tavolino?
Sul piano strettamente narrativo non è stato troppo complicato. Il lavoro più lungo semmai è stato quello della documentazione (i riferimenti al periodo della guerra, le conseguenze delle leggi razziali, la storia del cosidetto Anello). A proposito dell'Anello: da anni mi piace leggere saggi e inchieste sui misteri d'Italia (lo stragismo, il caso Moro, vicende dei servizi segreti e così via). Quindi i libri sull'Anello li ho letti inizialmente, appunto, per interesse... poi alcune delle cose che ho appreso sono state utilizzate per il romanzo.

Come ti è venuta in mente la mania di giudicare le persone in base al prefisso telefonico del cellulare del personaggio Selene? Conosci qualcuno che fa così o è pura fantasia?
Anche questa è una cosa che mi ha fatto sorridere quando ci ho pensato... ed è capitato a me, quando si diffusero i cellulari. La prima cosa che ho notato è che spesso gli uomini che nelle aziende avevano un ruolo di responsabilità avevano il 348 (ho capito poi che si trattava di contratti business). E poi, penso per pura casualità avevo amiche che avevano il 335 quindi l'ho associato a un numero "femminile".

I libri di Massimo Cassani

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER