Intervista a Matteo Pelli

Matteo Pelli
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A Roma fa caldo, si sa: è sempre un piacere passeggiare in mezzo alle migliaia di autoctoni e turisti che invadono le strade. È qui che incontro Matteo, in un hotel in una traversa di via Condotti. Classe 1978, vive a Lugano, nella Svizzera italofona, dove è famosissimo e svolge tantissime attività: scrittore, conduttore televisivo – è addirittura il conduttore ufficiale di Miss Svizzera – cantante (o meglio, ci prova visto che la definizione di cantante è esagerata, come lui stesso mi ha confessato), pescatore sul Ceresio. È in Italia per presentare il suo primo romanzo pubblicato nella penisola, ma in Svizzera ha già all’attivo due pubblicazioni. Sapete come mi ha salutato dopo l’intervista? “Mi raccomando, se ti sposi, non invitarmi al tuo matrimonio”.
Sei conduttore televisivo, cantante, organizzatore di eventi. La scrittura è un’occasione di evasione dalla quotidianità o l’ennesima sfida?
In realtà è la sfida più bella. È anche un modo per evadere dalla quotidianità, certo, ma devo dire che la mia scrittura parla anche di fatti che mi accadono e che io riporto sulla pagina.  Tutto quello che faccio mi tiene molto occupato ma la scrittura è sicuramente quello che preferisco fare in assoluto. Se scrivo è proprio perché ho la vita colorata, piena, incasinata.  Solo quando mi rilasso riesco a tirar fuori le idee e le avventure che voglio raccontare.


Il tuo romanzo d’esordio, Johnny Pio, vanta la prefazione di Mina. Come nasce questo rapporto?
Siamo amici. L’ho conosciuta tramite il romanzo, che ho mandato prima a lei e poi all’editore. Non perché fossi un fan accanito che si mette sotto casa sua ad aspettarla, ma perché ho saputo che valutava con grande interesse progetti di questo genere. Allora, perché non mandarglielo? Così lei mi ha chiamato e ha tenuto a battesimo il romanzo, perché le è piaciuto lo stile della mia scrittura. Da quel momento abbiamo costruito un bellissimo rapporto basato sulla lealtà, perché io ho cercato di non fare di Mina la mia sponsor principale. È normale che tutti mi chiedano di lei, però cerco di rispettare la sua privacy e cerco di non disturbarla molto. Ci scriviamo delle mail in cui mi dà sempre degli ottimi consigli. Per questo per me è un’amicizia molto preziosa.


Quanto c’è di autobiografico in Non invitarmi al tuo matrimonio e quanto il protagonista ti assomiglia?
Un po’ tutti i protagonisti dei miei romanzi mi assomiglia. Anche il dj mi assomiglia, così come Nathan, il dj che scappa. In tutti i personaggi metto qualcosa di mio. Anche le cose negative, ovviamente. È un modo per esorcizzare i miei difetti caratteriali. Nei miei romanzi mi piace mettere tutto quello che posso. Tutto che quello che vedo e tutto quello che vivo. Per questo nel personaggio principale del romanzo c’è molto di me, anche se non ho mai fatto “il presto” la mattina e seguo più gli orari regolari di Nathan rispetto a quelli del dj protagonista.


Il romanzo ruota attorno al concetto di matrimonio. Cosa pensa Matteo Pelli del matrimonio?
Penso che ci possa anche stare il matrimonio, ma io mi rompo le palle quando vado ai matrimoni: ottocento portate, trentasei sorbetti di qualsiasi gusto, il maialino al latte e il branzino al sale, le band stonate. È questo di cui ho voluto parlare nel romanzo in modo ridanciano e divertente, costruendo una commedia che a tratti assume i contorni del giallo, anche se non c’è un’indagine né un ispettore che indaga. Cosa penso del matrimonio? Penso che potrei caderci anche io come tutti, ma, se mi devi invitare al tuo matrimonio, preferisco che m’inviti ad un aperitivo…


Nel romanzo si ascolta tanta musica. Da de André ai Pink Floyd, ma quali sono, invece, le tue letture e i tuoi autori preferiti?
Le canzoni che cito nel romanzo sono quelle dei cantanti e dei gruppi che amo: De André, Paolo Conte, Battiato, De Gregori, Battisti, Rino Gaetano, Gaber, mi fa morire “Il clarinetto” di Arbore. Devo dire che sono un po’ nostalgico sotto questo punto di vista. Per quanto riguarda le mie letture, devo dire che sono un lettore confuso. Leggo molto, anche perché per scrivere devi necessariamente leggre. Ultimamente ho letto Post Office di Bukowski; ho letto Martin Suter, uno scrittore svizzero molto bravo. Ritengo che per avvicinarsi al mondo della scrittura sia fondamentale leggere tanto.


Vivi nella Svizzera italofona. Quali sono, secondo te, le differenze tra la letteratura italiana contemporanea e quella svizzera?
È difficile fare un paragone perché la Svizzera è divisa tra gli scrittori che scrivono in tedesco, francese e italiano. Personalmente preferisco leggere in italiano. Mi piacciono molto i giovani scrittori italiani, anche se credo che la maggior parte si muova maggiormente sui terreni del giallo, del thriller e questo è un peccato perché la scrittura può anche dire altro. Io sono un appassionato di gialli. Ne leggo molti. In Svizzera mi piace Suter, come ti ho detto, e uno scrittore di gialli che scrive in italiano, Andrea Fazioli. Sai cos’è? La regione italofona è talmente piccola che non ha i Fabio Volo, i Moccia. Ecco ritengo che Fabio Volo sia molto bravo, contrariamente a quanto ne dica la critica.  


Qual è il tuo concetto di arte?
Il mio concetto di arte è riuscire a cazzeggiare e farne un lavoro nella vita, senza tirarsela troppo.

I libri di Matteo Pelli

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