Intervista a Matteo Strukul

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Scrittore e sceneggiatore di fumetti, romanziere, padre del movimento Sugarpulp (e direttore artistico dell’omonimo festival), ricercatore in Diritto. Ma soprattutto veneto. Anzi, soprattutto padovano. Una rivelazione tutta italiana con uno stile personale davvero originale. Lo abbiamo intervistato per voi in chiusura di una edizione di Sugarpulp particolarmente memorabile.




La giostra dei fiori spezzati, un suggestivo noir intriso di atmosfere ottocentesche. Come è nato questo romanzo? Quali letture e quali autori hanno segnato e ispirato il tuo lavoro? Immagino tanto studio…
L’amore per questo tipo di storie nasce dalle letture, fin da ragazzo, di autori come Charles Dickens, Robert Louis Stevenson, Wilkie Collins, Arthur Conan Doyle. Solo che invece di uscirne un romanzo vittoriano, per forza di cose, ne è uscito uno Scapigliato e Gotico, in questo senso Igino Ugo Tarchetti docet, se pensi a un romanzo come Fosca. D’altra parte anche Il cimitero di Praga di Umberto Eco e La scala di Dioniso di Luca di Fulvio sono stati riferimenti assoluti. Riguardo a Eco, anzi, mi sento di poter dire di aver letteralmente ristudiato alcuni dei suoi romanzi. Insieme magari a Religion di Tim Willocks. Da qui il tentativo di scrivere una storia che avesse molteplici livelli di lettura, ricca nella simbologia e nella dimensione onirica. Personalmente, ritengo Umberto Eco uno dei più grandi tesori della nostra letteratura. E tuttavia, un romanzo come La giostra dei fiori spezzati è qualcosa di raro nel panorama editoriale italiano poiché sono davvero poche le storie ambientate nell’800 e ne sono felice perché credo che si tratti di un periodo fantastico da un punto di vista narrativo ed estetico. Come autore amo scrivere le storie che vorrei leggere e che non trovo nel panorama editoriale attuale. Senza contare che, provando a raccontare il Veneto, ho a disposizione tutta la grande eredità letteraria Austro-Ungherese cui poter attingere: su tutto e tutti Joseph Roth.


L’Angelo Sterminatore è una sorta di antesignano dei moderni serial killer. A chi ti sei ispirato nel definirne il profilo in modo così approfondito?
Cito naturalmente Vincenzo Verzeni, lo strangolatore di donne studiato da Cesare Lombroso proprio nel diciannovesimo secolo e ancora, Antonio Boggia. La definizione di serial killer non esisteva, certo. Diciamo che i pionieri della psichiatria, gli alienisti appunto, definivano questi omicidi come rituali o caratterizzati da ripetitività nelle modalità della condotta tenuta dagli assassini. Poi la scelta stessa dell’anno rimanda dritta a Jack lo Squartatore, è chiaro. Comunque gli assassini seriali, i predatori, esistevano già ben prima dell’800, su tutti ricordo almeno il caso emblematico e tragico della contessa ungherese Erszébeth Bathory.


Personalmente, nel tuo romanzo mi sono appassionata alla zingara Erendira, il solo personaggio femminile in un racconto a prevalenza maschile. Hai scelto una donna così bella e indomita con una funzione specifica?
Erendira è figlia di molte importanti figure letterarie femminili, penso a Moll Flanders di Daniel Defoe, per dire, o magari alla protagonista de Il petalo cremisi e il bianco di Michel Faber o ancora alla Milady De Winter di Alexandre Dumas. Penso che, semplicemente, alla fine un personaggio femminile forte nei miei romanzi dev’esserci sempre. Dico “deve” perché in origine Erendira non aveva il ruolo che poi “si è presa”, ma è proprio questo il punto: quando accade qualcosa del genere vuol dire che la storia gira a mille. A lei spetta il compito di rompere le geometrie narrative, sparigliare le carte, accendere le passioni, regalare un dolce tormento ai personaggi maschili. Per molti aspetti è il personaggio chiave del romanzo. Volevo scrivere così tanto un romanzo come La giostra dei fiori spezzati e l’idea che poi sia uscito per la Omnibus di Mondadori e che abbia già avuto due edizioni dimostra che c’era voglia di leggere una storia come questa, insomma esiste un pubblico per questo tipo di libri e la cosa ovviamente mi fa un grande piacere.


Quali progetti futuri ci sono in ballo per questo romanzo?
Al momento è presto per parlarne. Però ti posso garantire che ci sono parecchie prospettive all’orizzonte, risentiamoci fra un anno da oggi e avrò qualcosa di più concreto, eh eh. Dita incrociate.


A quale personaggio dei tuoi sei più legato? E cosa vi lega?

Sono legato a tutti i miei personaggi, anche perché nessuno di loro mi assomiglia veramente. Come autore amo creare mondi e non mi piacciono molto gli scrittori che riempiono di dettagli autobiografici le proprie storie, direi che sono lontani anni luce da quello che cerco di fare io. Se proprio devo dirtene uno… ma no, non ci riesco.


Scrittore e sceneggiatore di fumetti, romanziere, padre del movimento Sugarpulp, ricercatore. Cosa vuoi fare “da grande”?
Direi che voglio continuare a non andare in ufficio. Per questo ringrazio tutte le lettrici e i lettori che con grande generosità continuano a comprare i miei libri e ad alimentare il passaparola. Siete magnifici.

I libri di Matteo Strukul

 

 

 
 
 
 
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