Intervista a Maurizio Cometto

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Il futuro della letteratura fantastica italiana - che ha una tradizione nobile e antica, dall'800 a Buzzati - sta in un ingenere piemontese timido e appassionato di gatti e oroscopi. Un talento purissimo che l'ambiente editoriale italiano sta incredibilmente trascurando, mostrando una inspiegabile miopia. Una miopia che non affligge noi di Mangialibri, suoi fan della prima ora.

 

Cosa è la paura per te? Qual è il tuo approccio al raccontare horror, se di horror in senso stretto si può parlare?

In realtà non mi pare che si possa parlare, nel mio caso, di "horror". Preferirei il termine "fantastico", che sento più affine. Il mio approccio al "fantastico" è di tipo espressivo e psicologico. Espressivo perchè il fantastico permette una maggiore libertà, una possibilità di "scartare", durante la narrazione, andando a trovare a volte significati e connessioni che approfondiscono il testo. Psicologico perchè il più delle volte questi scarti, queste maggiori prodondità, questi significati, hanno a che fare con la psicologia dei personaggi, delle situazioni, delle relazioni. Le situazioni fantastiche, per dirla tutta, non nascono quasi mai "a tavolino", ma durante la narrazione, e vengono da una parte di me non del tutto razionale (diciamo pure dall'inconscio). Sono una sorta di punto di incontro tra ciò che sto narrando e ciò che sento a livello inconscio di dover dire, e in genere quando "esplodono" mi creano un senso di "scoperta" e di "mistero", che mi dà entusiasmo e mi spinge ad andare avanti per cercare di capire "cosa sta dietro". Più che la paura, dunque, mi interessa suscitare un senso di mistero e di straniamento.

 

Sempre più spesso gli scrittori italiani rinunciano alle solite, stantie ambientazioni americane o esotiche per esplorare i 'lati oscuri' del nostro Paese, e tu non fai eccezione. Si può davvero fare paura attingendo alla tradizione culturale italiana?

Il far ricorso ad ambientazioni strane o esotiche penso sia riconducibile a un senso di "inferiorità" nei confronti dei modelli anglosassoni, che - bisogna darne atto - stanno all'origine della moderna narrativa di genere. Si ricorreva o si ricorre a tale espediente perchè si crede erroneamente che un testo horror o fantastico sia più credibile se ambientato all'estero piuttosto che in Italia, e questo semplicemente perchè migliaia e migliaia di storie lette o viste al cinema o alla TV sono prodotte e dunque ambientate in America o in Inghilterra. In realtà questo ragionamento finisce col rendere la storia meno credibile, anzi le conferisce il più delle volte una sorta di "puzza" di falso o di televisivo. Per fortuna in Italia autori come Eraldo Baldini, Valerio Evangelisti o Massimo Carlotto hanno dimostrato che è vero il contrario. Secondo me vale la regola che bisogna sempre scrivere di cose che si conoscono bene, e questo si può dire a maggior ragione per l'ambientazione. E Baldini in particolare ha dimostrato perfettamente come si possa fare paura, e anche molta paura, attingendo alle tradizioni e al folklore nostrano. Penso che possa fare molta più paura una cosa che ti sta vicina e che credevi innocua, piuttosto che qualcosa di molto lontano fisicamente e psicologicamente...

 

Nelle tue storie la famiglia ha un ruolo estetico centrale: bambini, anziani, genitori, nonni. E' una scelta precisa?

Me ne sono accorto anch'io. Non è tanto una scelta precisa quanto, credo, una scelta dettata dalla mia esperienza di vita. Descrivo personaggi e situazioni che mi sono familiari e su cui poi si innesca il fantastico (nota che più la situazione è banale, più il fantastico crea un effetto di straniamento). La scelta dei bambini è invece molto più conscia, direi quasi sempre voluta. Perchè i bambini hanno uno sguardo speciale sulla realtà, che permette di trattare le situazioni fantastiche senza doverle per forza "razionalizzare". Il bambino è costantemente impegnato in un lavoro di "scoperta" della realtà, per cui ha uno sguardo più innocente, in grado di accettare anche ciò che per un adulto potrebbe essere inaccettabile. E poi i bambini danno sempre un senso di "favola", che aiuta a costruire l'atmosfera.

 

Quali sono le traversie che uno scrittore esordiente o aspirante tale deve affrontare in Italia?

Dipende da quali sono le sue aspirazioni. Vuoi diventare famoso? Allora o conosci qualcuno di importante disposto ad aiutarti, o devi avere una botta di culo pazzesca. Ti accontenti di veder pubblicate le tue opere e di avere un pubblico di poche decine o centinaia di lettori? Puoi rivolgerti alle case editrici medio piccole, e in alcuni casi se sei bravo riesci anche a pubblicare. Ti interessa semplicemente vedere il tuo nome su un libro e hai soldi da spendere e non te ne frega niente di venire truffato? Ci sono le "case editrici" a pagamento. L'importante è sapere cosa si vuole e a cosa si va incontro, come in tutte le cose della vita. In generale in Italia la situazione mi pare abbastanza tragica, soprattutto per la narrativa fantastica. E' poco considerata dagli editori, più ancora che poco letta. Figuriamoci poi un esordiente che scrive racconti fantastici. Ciascuna delle tre condizioni (esordiente-racconto-fantastico) presa da sola è già di per se stessa un handicap agli occhi di un editore. Per questo genere di scrittore la cosa migliore potrebbe essere farsi tradurre e provare all'estero. Francia e paesi anglosassoni danno maggiore spazio a questo genere e agli esordienti in generale, senza contare che propongono un pubblico molto più vasto ed attento. Non è bello da dire, però purtroppo è così.

 

Quali sono gli scrittori ai quali guardi con maggiore attenzione?

Tantissimi e di vario genere. Tra i classici: Cechov (il più grande autore di racconti), Maupassant, Bulgakov, Karen Blixen, Dino Buzzati, Tommaso Landolfi... Gli argentini del fantastico, in particolare Borges, Cortàzar e Horacio Quiroga... Philip Dick... Tra gli autori contemporanei, mi vengono in mente Agota Kristof, Paul Auster, Jonathan Coe, Eraldo Baldini, Valerio Evangelisti, Valeria Parrella tra i giovani, Lorenzo Nicotra e Vincenzo Spasaro tra i giovani che scrivono fantastico (nota che quest'ultimo, 3 volte finalista al premio Urania, curatore della collana "Fantastico e altri orrori" per Il Foglio, non ha ancora pubblicato un libro tutto suo...) E Richard Matheson, che ho scoperto ahimè solo di recente, ma che considero un grandissimo. E poi i gialli classici, di cui sono un fan; ritengo un genio John Dickson Carr, il maestro dei delitti della camera chiusa. E infine i fumetti: Carl Barks, Romano Scarpa, Martin Mystere, Neil Gaiman, Alan Moore... Insomma, leggo un po' di tutto, non faccio distinzioni di genere. L'importante è che un libro mi piaccia. 

 

I libri di Maurizio Cometto:

Il costruttore di biciclette

Il distributore di volantini

Lo scaricamento della bara

L'incrinarsi di una persistenza

 

 

 
 
 
 
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