Intervista a Max Adler

Max Adler
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Il nostro omonimo del filosofo kantiano-marxista austriaco (ma pseudonimo ci cova) deve ringraziare il fatto che lo riteniamo forse il talento più fulgido del panorama letterario italiano, altrimenti non gli avremmo permesso di fornirci una foto tanto bizzarra a corredo della nostra intervista. Editor presso la piccola casa editrice Nomade Psichico, si esibisce anche in furiose e lunari performance dal vivo accompagnato dall'arpista Chiara Valentini. Ecco a voi il profeta della lotta alla massificazione culturale e politica. Sta per cambiarvi la testa, sappiatelo.




Cosa intendi per 'astrosocialismo'?

L'astrosocialismo è una convinzione filosofico-politica. Essa si basa sull'intuizione che le leggi fisiche governanti l'universo concorrono a ristabilire le condizioni di giustizia smantellate dall'operato dell'essere umano su questo pianeta. Se i rivoluzionari dell'Ottocento ritenevano che l'uomo stesso sarebbe stato il promotore di tale riequilibrio, ora risulta chiaro come ciò non sia possibile; solo i movimenti e le dinamiche costitutivi del "respiro cosmico" riporteranno giustizia. Ovviamente, l'astrosocialismo si oppone all'astrocapitalismo, fatto di viaggi nello spazio, di satelliti per uso militare, di progetti per colonizzare altri pianeti e per creare basi umane sulla luna o su marte. L'astrocapitalismo intende esportare l'economia di mercato nell'intera galassia. I precursori dell'astrosocialismo sono Anassimandro, Giordano Bruno e Wilhelm Reich. Attualmente l'agenzia dell'astrocapitalismo è la Nasa, ma questa è una lettura indicativa, superficiale. Per ogni persona dotata di buonsenso, è semplice constatare le notevoli possibilità di successo dell'astrosocialismo, sostenuto dalle immani potenze interstellari, però gli scienziati si stanno impegnando molto per esportare il morbo umano nell'universo. L'astrosocialismo può essere lodato con scritti filosofici e letterari, e in ciò mi impegno.

 

Sarà mai possibile vedere pubblicato un libro di Max Adler da una major dell'editoria, e se no perché?

Riattivare le potenzialità della mente non è l'obiettivo attualmente perseguito dai gruppi economico-culturali italiani. In Italia non esiste un editore come il Lebovici della Francia degli anni Ottanta. Produrre spazzatura è l'atto finale di una precisa strategia. È mia convinzione che il passaggio dall'anarchia paleolitica alla violenza neolitico-capitalista sia iniziato quando è riuscito l'impoverimento delle facoltà umane di percezione; anche oggi è questo l'obiettivo. Direi che in certi ambienti mi conoscono piuttosto bene e mi stanno alla larga, per un biennio mi sono anche esposto come promotore di convention, festival letterari, show, ma ora ho un atteggiamento diverso. No, non pubblicherò mai per una major, il mio amore è Nomade Psichico, e sono schiavo della meravigliosa direttrice editoriale. Ecco, se una major assumesse Chiara Visentini, in tal caso mi metterebbero in crisi; ma ho ragionato su questa possibilità e tengo già pronte le contromosse.

 

Che ruolo ha la letteratura italiana contemporanea nella strategia di massificazione e gassificazione delle coscienze messa in atto dal potere capitalistico attraverso l'industria dell'intrattenimento?

Un ruolo minore. Gli scrittori erano importanti un tempo a Uruk e a Parigi, non lo sono oggi a Milano, Roma e nemmeno a Berlino. La massificazione si ottiene con strumenti diversi e più triviali, che sono ancora legati ad alimentazione, mobilità, energia e distruzione del territorio. Quando interviene la società dell'intrattenimento, lo fa con tecnologie come telefoni cellulari, tv, internet. Oggi il capitalismo ha bisogno di ingegneri, non di scrittori. I giovani scrittori frustrati e neoesistenzialisti, tipici della nostra nazione, sono destinati a rimanere frustrati.

 

Ci sono scrittori ed editori che sfuggono a questo controllo?

La sinistra antagonista, che esprime i suoi scrittori e i suoi editori, in realtà gioca ancora il ruolo ancestrale di promuovere il capitalismo "burocratico". È sorpassatissima e marginale. Sfugge al controllo chi non sente l'esigenza di rivolgersi a un "pubblico", chi non persegue la formazione del "pubblico". La storia lascia dietro di sé una meravigliosa scia di frammenti preziosi: registrazioni etnografiche, bigliettini scritti a mano, poesie declamate da barboni, azioni quotidiane di rivolta. Sono frammenti che non valgono nulla sul mercato dell'arte, ma che da tempo mi ossessionano e mi eccitano; sono sulle tracce ormai solo di questo tipo di materiale, leggo pochissimo, trascorro ore e ore in mezzo agli alberi. In Italia apprezzo molto l'operato della casa editrice "Nautilus" di Torino.

 

Lasciamo per un attimo da parte la psicogeografia e parliamo di geografia: che peso hanno le tue radici nella tua visione del mondo?

Ma se nemmeno abbiamo parlato di psicogeografia! Negli ultimi trent'anni della mia vita ho assistito all'uccisione della Pianura Padana, ma l'opera era già stata iniziata nel Medioevo dai monaci disboscatori e bonificatori. Amen. Tuttavia l'opera di distruzione sta avvenendo sull'intero pianeta, e per intuire alcune verità non serve vivere nel Nord-Est. Certo, io amo ancora la pianura e resto un inguaribile ottimista, ogni giorno questa terra piana può ridiventare teatro dei nostri desideri da realizzare. I miei romanzi sono frutto di una simile determinazione irriducibile.


I libri di Max Adler

 

 

 

 
 
 
 
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