Intervista a Mel Elliott

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Mel Elliott è una signora raffinata e timida che vive ad Hastings ed è una pronipote di Horatio Nelson. Sul suo sito ufficiale confessa di essere ghiotta di orsetti Haribo e di tequila e di essere particolarmente brava a cucinare pancake. La incontro in occasione del Salone del Libro di Torino non per queste sue caratteristiche, però, ma perché è una delle illustratrici per l’infanzia (e non) più importanti del panorama britannico.




Oggi il concetto di famiglia è molto cambiato: quando si dice “famiglia” non ci si riferisce sempre alla stessa cosa. È qualcosa che va spiegato ai nostri bambini sin da piccoli secondo te?
Sono ormai al terzo libro della serie Pearl Power, che appunto riguarda la questione gender e quello che ci gira intorno. Nei primi due libri il tema centrale era quello delle diseguaglianze, così questo mi è sembrato un buon terzo libro per la serie. Inoltre a scuola di mia figlia è arrivata una bambina che vive effettivamente con due papà: non li conosco particolarmente bene ma la loro vicenda mi ha fatto pensare che, poiché attualmente in Gran Bretagna abbiamo una legge che consente il matrimonio tra persone dello stesso sesso e consente anche loro di adottare bambini, va da sé che avremo sempre più casi di bambini con due mamme o due papà nelle scuole e mi è parsa una cosa su cui era importante scrivere e disegnare qualcosa.

La tua cifra grafica è abbastanza chiaramente la semplicità, la pulizia, la linearità. È una scelta estetica che ti è venuta spontanea o è cresciuta assieme al tuo lavoro negli anni?
Ho sempre disegnato cose molto legate alla cultura pop ma sapevo che per una serie destinata ai bambini dovevo scegliere un look grafico molto diverso, che potesse piacere a loro, parlare il loro linguaggio estetico e non quello degli adulti. Una parola! Ho trovato molta difficoltà a mettere a punto lo stile giusto, mi sono ispirata alla grafica anni Cinquanta, all’illustrazione per l’infanzia dei libri di quel decennio e poi ho cominciato a ritagliare forme e figure di carta colorata, è cominciato tutto così.

Sei autrice di diversi libri da colorare per adulti: in Italia stanno diventando una mania, so che anche in Gran Bretagna hanno grande successo. Cosa pensi di questo fenomeno?
Ho iniziato a disegnare libri da colorare per adulti davvero molto tempo fa, all’epoca nessuno li faceva. La realtà era che avevo tantissimi disegni di Kate Moss in bianco e nero, mi piaceva farli. Mio marito, che è un pittore, ha buttato là l’idea: “Facciamo un libro da colorare su Kate Moss, no?”. E così ho cominciato.

Che impatto hanno cinema e televisione e tutto l’immaginario che si portano dietro sulla tua arte?
Non so… Un grande impatto, probabilmente, ma soprattutto negli anni scorsi. Ho smesso di fare libri da colorare per adulti ormai quindi non disegno più attori, anche perché ormai lo fanno davvero in troppi. Ora ho bisogno di muovermi verso nuove cose da fare.

Quali illustratori o artisti segui con più attenzione?
Mi piacciono tanti illustratori giovani, ma soprattutto due grandi del passato, Saul Bass e Paul Rand, che mi hanno influenzato tantissimo. Ah, e una artista che ha lavorato tanto per la Disney, Mary Black.

Ti andrebbe di disegnare fumetti? È qualcosa che potrebbe interessarti in futuro?
Perché no, mi piacerebbe. Anche se al momento mi sto interessando soprattutto di animazione e immagino che nel prossimo futuro lavorerò soprattutto in quell’ambito.

I LIBRI DI MEL ELLIOTT



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