Intervista a Michele Serra

Articolo di: 

Conoscete sicuramente Michele Serra perché ha esordito su “L’Unità” di cui eravate accaniti lettori, oppure perché su “la Repubblica” leggete sempre la sua rubrica Amaca o magari su “L’espresso” Satira preventiva. Non ci siamo? Forse lo conoscete per i suoi libri pubblicati con Feltrinelli o per i suoi lavori teatrali al fianco di Antonio Albanese e Claudio Bisio. Ancora niente? Allora avrete sicuramente sentito parlare di lui come autore televisivo dei programmi di Adriano Celentano o Fabio Fazio. No? Beh, allora approfittate per conoscerlo adesso.




Ti senti più scrittore o più giornalista?
Amo scrivere sui giornali, e mi sento innanzitutto un giornalista. Ma alcuni aspetti della comunicazione mi fanno impazzire: ad esempio perché ogni inverno dobbiamo subire titoli di giornali e telegiornali che definiscono l’Italia "nella morsa del gelo"? Che l’inverno nevichi e faccia freddo non è una sorpresa, ma che morsa e morsa! L’attributo 'opinionista' invece è orrendo, dà un’idea di distaccato.Io invece non sono così, mi importa di tutto, ho voglia di litigare e a volte infatti litigo da solo con la tv, come gli anziani. Di fronte a certi orrori vorrei avere uno scudo, ma in fondo è meglio così, è una fortuna perché così riesco a scrivere ogni giorno qualcosa. Spesso essere costretti a scrivere non avendone voglia ti costringe a scrivere scavando più a fondo. Nel lavoro c’è una rettitudine, e scrivere è un lavoro fisico prima che intellettuale, tanto che questa pratica materiale finisci per amarla.

Un’amaca dopo l’altra, tutti i santi giorni: hai sviluppato delle nevrosi tipiche di questa urgenza quotidiana, o dei riti?
Delle strane fissazioni grammaticali, per evitare alcune cose sono capace di passare ore a scrivere e riscrivere una riga. Per esempio quasi ogni giorno mi torna in mente De Castro, mio professore di liceo e illustre grecista, che odiava la locuzione sia - che e ci diceva sempre che è più corretto usare sia - sia. Oppure mi capita che mi telefoni a bruciapelo il mio vecchio caporedattore de “L’Unità”, uomo anziano e burbero, che mi spara al telefono: “Traquartaequintarigacèunacosachenonsicapisceciao” e attacca.

Che rapporto si è creato con i tuoi lettori? In fondo ormai fai parte della giornata di ognuno di loro né più né meno come il caffè o il bollettino dei naviganti alla radio...
Un rapporto amichevole, consuetudinario, forte, come se prendessi il caffè con i lettori ogni mattina. Si scrive sempre per rappresentare se stessi, ma ormai scrivo anche pensando a loro come interlocutori, e internet in questo aiuta molto, perché i miei lettori mi scrivono e-mail e discutiamo di ogni argomento. Come disse Nanni Moretti dico io a loro: non perdiamoci di vista.

Qual è il ruolo dell’informazione tramite carta stampata oggi, considerando che sempre più persone si affidano alla televisione e internet, dimenticandosi dei giornali? E quale target di lettori immagini impegnati a scorrere le tue colonne?
La carta stampata ha un ruolo di approfondimento. La sua materia prima non sono più le notizie (che tivù e internet anticipano in tempo reale), ma l’interpretazione delle medesime. Direi che l’intelligenza della realtà è la funzione dei giornali. A questo dovrebbe corrispondere un linguaggio più denso, preciso e profondo. Non mi pare stia avvenendo. Quanto ai miei lettori, ormai mi pare di conoscerli. Li incontro per strada, mi scrivono, controbattono, condividono, discutono. Ho la fortuna di rivolgermi a lettori di livello culturale alto e di vivace intelligenza. Se è vero che ognuno ha il pubblico che si merita, mi sento orgoglioso di me stesso.

A proposito di internet, non è forse questo l’unico strumento in grado di garantire pluralismo, considerando l’oligopolio televisivo italiano e la concentrazione tripartitica delle testate: destra, sinistra, Chiesa?
Internet è senza dubbio più rassicurante dal punto di vista del pluralismo, della “parola a tutti”. Lo è meno dal punto di vista dell’autorevolezza, della selezione delle notizie, del vaglio del flusso enorme di dati e opinioni. Credo che la funzione di tivù e stampa resti centrale. Per questo non si deve pensare a internet come a un “rifugio” al riparo dagli altri media, ma a un pezzo della realtà mediatica fortemente interconnesso agli altri mezzi. Tivù e stampa meno libere significa anche rete meno libera.

Il concetto di informazione-libera-e-indipendente, è un’utopia? Un ideale? O qualcosa di realizzabile?
In senso assoluto, è un’utopia: nessuno (tanto meno l’informazione) può essere incondizionatamente libero e indipendente. In senso relativo, è invece un obiettivo urgentissimo, decisivo: proprio perché l’Assoluto non esiste, bisogna battersi come leoni per garantire che nel Relativo ci si senta indipendenti, liberi e dignitosi.

Il tuo libro Breviario comico è un ritratto satirico dell’Italia degli ultimi 10 anni, pensi che l’ironia sia un’arma efficace per fare informazione o che l’aspetto brioso e divertente danneggi il contenuto informativo che si cerca di veicolare?
No che non lo danneggia. Diciamo che aggiunge uno sguardo obliquo, differente, ma la realtà che si mette a fuoco è sempre la stessa. Una buona satira, se è ben temperata, aggiunge sempre realtà.

Quali sono stati i tuoi riferimenti a livello giornalistico e quali a livello narrativo? Gli autori che ti hanno influenzato e i giornalisti che hai amato?
Tanti, tantissimi. Fortebraccio, Benni, Vonnegut jr., Mark Twain per rimanere al mio lavoro “comico”. Gli scrittori sono troppi per citarli tutti, diciamo Guido Morselli, Nievo, Berto e Morante tra gli italiani, Paul Auster , Bellow e Philip Roth tra gli stranieri. Tra i giornalisti Montanelli per la scrittura, Giorgio Bocca per le idee e la nettezza dei giudizi.

Tu che la guardi da un osservatorio privilegiato: che Italia è questa? Che classe dirigente?
Non ho mai accettato l’idea per cui il Palazzo è cattivo e la società civile buona, semplicemente non ci credo. Li eleggiamo, e ci assomigliano. Ogni Paese ha la classe dirigente che merita, in fondo.

I LIBRI DI MICHELE SERRA



 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER