Intervista a Mietta

Mietta
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Conosco Daniela da moltissimi anni, dai tempi in cui facevo la radio. Non c'è niente di più piacevole dello scoprire quanto una persona che nella vita si occupa di un'altra “arte” si sia dedicata con passione e con amore alla scrittura e abbia creato una storia fruibile a chiunque con l'umiltà di cui soltanto i veri artisti sono capaci. Il suo romanzo d'esordio L'albero delle giuggiole, poi, è ambientato in Toscana ed io, che di libri ambientati nella mia regione ne so qualcosa, non potevo certo lasciarmela sfuggire.
Come ti sei accostata alla narrativa?
Da molto tempo scrivo, in passato ho scritto delle favole e libri che non ho mai pubblicato, ho sempre avuto una grandissima passione per la letteratura e per la lettura. Arrivata ad un certo punto della mia carriera mi è piaciuto mettermi in discussione e buttarmi in questa avventura.

 

Che tipo di scrittrice sei?
Le prime pagine de L'albero delle giuggiole le ho scritte d'istinto, di getto, mossa unicamente dal desiderio di farlo. Una sorta di necessità, di urgenza. Ho avuto la fortuna di essere ospitata qui a Lucca da un'amica e quindi ho trascorso una larga porzione di tempo da toscana adottata. Mi piaceva passeggiare per le strade, andarmene in giro con l'iPod, guardarmi intorno e osservare. Spesso fissavo sulla mia Moleskine impressioni, annotando frasi che poi la sera in tutta calma riportavo sul computer senza dimenticarmi di salvare il tutto. Il giorno dopo quando possibile, ma non sempre lo era, perché potevano passare anche diversi giorni dalle prime impressioni, rielaboravo ciò che avevo scritto. Tendenzialmente ho seguito la voglia di scrivere e raccontare.

 

Dalla bozza al libro finito... ci sono stati cambiamenti?
Non sono stata io a mandare le bozze alla Kowalski, ma il mio amico Marco. Inizialmente avevo molta vergogna a dire che l'avevo scritto io anche se mi è piaciuto molto scriverlo, tra l'altro alla casa editrice non sapevano nemmeno che fossi io l'autrice. Alla Kowalski è piaciuto molto e mi hanno anche dato delle indicazioni, ma ho chiesto che non facessero troppi cambiamenti perché ero contenta di come avevo gestito la storia e dei 4 finali diversi.

 

Il nome Chiara per te è un nome ricorrente, si trova anche in una tua canzone e adesso è la protagonista del tuo libro. C'è una ragione specifica?
Mi piace molto questo nome perché mia nonna si chiamava così, una persona meravigliosa che mi ha lasciato un grande dono nella cultura popolare, mi ha trasmesso riti, credenze tipiche della mia terra. Tutte cose che ritengo molto importanti perché fanno parte di una tradizione trasmessa di generazione in generazione; un sapere antico che non deve essere nascosto, ma piuttosto deve diventare un patrimonio umano di tutti... un po' come il modo di fare le orecchiette in casa! I miei nonni sono stati per me fonte di ispirazione sia nel libro sia nel disco.

 

Con che tono affronti i temi principali del tuo libro?
In questo libro viene affrontata la fragilità dell'essere umano, ma non per questo è un libro pesante. Certo, non è Manzoni ed è comunque un libro che fa sorridere. Mi farebbe piacere se venisse letto sotto l'ombrellone.

 

 

 

 
 
 
 
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