Intervista a Mikael Niemi

Mikael Niemi
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Nell’anno in cui Iperborea festeggia i suoi venticinque anni d’amore con la letteratura del grande Nord, noi incontriamo Mikael Niemi, primo ospite internazionale al Premio Letteratura Gialla di Camaiore. Scrittore eclettico e trasversale nei generi letterari, ci incuriosisce molto come personaggio e pertanto approfittiamo per sapere qualcosa di più su di lui.


Sei uno scrittore che spazia tra i generi, hai comunque sempre lo stesso atteggiamento di fronte ad un nuovo libro?
Parto quasi sempre da un idea che può presentarsi in qualsiasi  momento, potrei essere sotto la doccia oppure durante una passeggiata. Per questo L'uomo che morì come un salmone tutto è partito da un'immagine: l’immagine di un uomo molto vecchio morto in una casa, ma non avevo capito perché era morto ed ho dovuto scrivere il libro per saperlo. Il motivo per cui ho scritto un giallo è perché mio padre era un poliziotto e quindi per tutta la vita è andato a caccia di uomini cattivi; non abbiamo molti assassini da noi in Svezia, ma abbiamo gente che spara alle alci quando non dovrebbe, abbiamo quelli che si fanno la vodka in casa, la bevono e poi si picchiano; abbiamo tanti incidenti stradali e quindi a casa mia il telefono poteva squillare a qualsiasi ora del giorno e della notte. Mio padre si metteva l’uniforme e se ne andava via: oggi ho capito che in quel momento era un uomo molto solo, perché non poteva sapere cosa sarebbe successo ed io da bambino mi svegliavo e quando se ne andava immaginavo cosa avrebbe affrontato. Poiché c’era il segreto professionale non potevo mai sapere la verità e nella mia giovane testa da poeta immaginavo le sue gesta. Ora che è anziano ha iniziato a raccontarmi la verità e mi ha detto che una volta doveva trovare un uomo nella foresta, quando lo incontrò gli disse che doveva seguirlo e lui gli rispose che non c’era motivo perché lo facesse. Allora mio padre fece come Clint Eastwood ed estrasse la pistola e l’uomo lo segui. Beh, a me piace pensare mio padre come Clint Eastwood.


Nel tuo ultimo romanzo la Svezia ha un grande spazio…
Sì, la storia è ambientata nella parte settentrionale del mio paese. Quando ho iniziato a scriverlo, ho cominciato ad inventare i nomi delle varie persone che popolavano le pagine, me ne serviano una quarantina e mi sono accorto che nella cittadina che ospita gli eventi ne abitano solo duemila, ed inserire tanti nomi nuovi sarebbe stato… strano. Allora ho chiesto ai miei amici se volevano entrare nel mio romanzo, ma avevo bisogno di una donna che avesse trovato il cadavere e ho chiesto all’assistenza sociale se c’era qualcuno a cui andava di farlo. Poco dopo mi hanno richiamato e la signora che mi aveva risposto si è detta felice di farlo lei stessa. Sicuramente lei non ha mai trovato il corpo di un uomo barbaramente assassinato, ma qualche anziano morto d’età sì e per questo è stata molto felice di prestarmi il suo nome. Anche se devo dire che la vera eroina è una poliziotta di Stoccolma. La Svezia è un paese con forti contrasti, tieni presente che il paese dove è ambientata la storia si trova a cento chilometri dal circolo polare artico e quando sono arrivato in Italia e ho visto quello che nel mio paese non è possibile vedere in questo periodo dell’anno sono rimasto affascinato. Arrivando qua ho potuto vedere le stelle. Dovete tener presente che da noi da aprile ad agosto abbiamo sempre luce quindi quando metto a dormire i miei figli la luce penetra ancora dalle finestre. Nel resto dell’anno il sole non sorge ed abbiamo un metro di neve davanti casa, abbiamo solo la luna e una specie di crepuscolo. Questo per ribadire che il mio è un paese di forti contrasti, luce ed ombra. Quando fa molto freddo ci piace fare la sauna, sono stati i finlandesi ad inventarla perché avevano bisogno di questo contrasto caldo, freddo. Per capire il nostro paese bisogna capire i nostri contrasti. La storia è ambientata sulla linea di confine tra due popoli troppo diversi o troppo simili.


Nei gialli la vittima è spesso il primo personaggio ad entrare in scena. E la tua vittima chi è?
Si tratta di un uomo di ottant’anni è stato un uomo molto cattivo lavorava come doganiere tra Svezia e Finlandia e difende l’alta Svezia contro il proprio popolo. Anche scegliere il suo nome non è stato semplice perché qualcuno poteva offendersi così ho preferito dargli il mio cognome tradotto. Viene ucciso come un salmone e nella copertina svedese si vede anche l’arma del delitto, una specie di fiocina oggi vietata nella pesca perché feriva senza uccidere molti salmoni che accorrevano vicino alla barca dopo aver fatto un fuoco a prua. Il confine tra Svezia e Finlandia è costituito appunto da un fiume. Quest’uomo e la sua violenza però non possono però impedire ai salmoni di andare dove vogliono… è come se lo spirito libero della valle come un salmone ritornasse e lo uccidesse. La sua lingua madre sarebbe quella finlandese, però le autorità gli hanno detto che la sua lingua non è accettata ed ha iniziato a reprimerla come molta gente. Nel 2000 la nostra lingua è stata accettata come minoritaria dal governo e non c’è più oppressione, ma nonostante questo ci sono molte persone che si vergognano di insegnarla ai figli. Uccidere quest’uomo è significato uccidere questa oppressione.


Teresa invece è una cittadina del mondo, un po’ androgina, a chi si è ispirato?
Nella letteratura svedese è facile trovare una figura femminile forte, basta pensare a Stieg Larsson e a Pippi calzelunghe, quindi questa donna forte è una figura familiare; io avevo una madre che con cinque figli voleva lavorare e che lo ha fatto: per noi è stato molto positivo, soprattutto per le mie sorelle avere un esempio così. Teresa è una poliziotta che vive al sud ma viene dalla capitale, da Stoccolma, e anche questo contrasto tra piccola e grande città mi piace. Anche io quando arrivo a Milano o in un'altra grande città cambio, parlo di più, mi vesto meglio, mentre quando torno a casa sono più silenzioso. La stessa cosa accade a Teresa. Arriva con tanta energia e voglia di fare e inevitabilmente si scontra con le persone, con un paesaggio rurale, un luogo dove tutti vanno più lentamente di lei. Per esempio quando trova un sospettato all’inizio lui si rifiuta persino di parlarle in svedese pur conoscendo la lingua e parla unicamente in finlandese e questo solo allo scopo di creare un gap. Questa è anche la mia esperienza, per capire se una persona se la può cavare qui da noi gli chiediamo se è capace di trovare legna asciutta dopo tre giorni di pioggia e se lasciato da solo in una foresta è capace di uscirne. Mentre se vai in una città hai bisogno di altre cose, devi spostarti, camminare, parlare con altre persone e questa è una cosa che apprezzo molto, il saper parlare con persone diverse intendo; la cosa negativa della mia terra è che se c’è una diatriba è impensabile appianarla perché non abbiamo l’abitudine di comunicare, faide familiari possono durare anche generazioni, lo dico per esperienza. E’ difficile sanare i conflitti ma questo lo possiamo imparare da chi abita le grandi città, in cambio noi possiamo insegnare come fare un fuoco nella foresta.


A sentirtene parlare il tuo sembra un paese molto affascinante, da certi punti di vista faticoso ma in complesso una sorta di paradiso. Un'impressione giusta?
Lascia che ti racconti una storia. Mia moglie è olandese e ha tre bambini, e quando ha avuto il primo figlio è stata a casa un anno ed ha avuto assistenza, in Svezia è garantita. Quando sua sorella ha avuto un figlio è stata a casa tre mesi e dopo è dovuta rientrare a lavoro, penso che sia un pensiero orribile lasciare un figlio di tre mesi ad un’altra persona, so che la vita è molto breve e tenere un neonato tra le braccia è un tempo ancora più breve, come si può in Olanda lasciare un bambino mentre ancora viene allattato, credo che sia una cosa contronatura. Noi paghiamo molte tasse ma in questo modo possiamo aiutare chi è madre chi è malato e chi è anziano. Preferisco decisamente il sistema svedese, anche se sotto la superficie di paesi così civili spesso si nasconde qualcosa di terribile. Abbiamo una storia vera che è peggio di qualsiasi giallo. Un ufficiale della polizia che faceva conferenze sulla parità all’interno del corpo stesso nel tempo libero adescava donne su internet le incontrava, le violentava ed aveva una valigia piena di strumenti per far bene questo lavoro: è una storia vera, non vi fidate mai di una superficie bionda con gli occhi azzurri che sorride.


A cosa stai lavorando?
Ho già un libro pronto che deve uscire ed ho appena finito di scrivere una sceneggiatura per il teatro. Scrivo in continuazione.

I libri di Mikael Niemi

 

 

 
 
 
 
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