Intervista a Miki Bencnaan

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Miki Ben-Cnaan (con o senza trattino) è un'artista poliedrica: scrittrice, ma anche apprezzata artista, scenografa e costumista presso il Teatro Nazionale Habima di Tel Aviv, pittrice, burattinaia e insegnante presso la Bezalel Academy of Art and Design di Gerusalemme. In occasione delle celebrazioni legate al Giorno della Memoria 2015, è venuta in Italia per seguire un fitto calendario di incontri. L’ho contattata via mail per parlare del suo secondo romanzo – pubblicato qui da noi da Giuntina – che mi ha colpito molto perché, nonostante la drammaticità del tema trattato,  è un inno alla speranza e alla felicità.




Con Il grande circo delle idee racconti la Shoah da un particolare punto di vista: i protagonisti sono gli anziani ospiti di una casa di riposo. Perché questa scelta?
Mi piacciono le persone anziane. Sono come oggetti antichi a cui ci si affeziona, che portano dentro di sé tante storie. Sui volti, solcati come un vecchio legno, è scritto tutto quello che possiamo imparare.

I tuoi genitori sono entrambi arrivati bambini in Israele, sopravvissuti alla Shoah. Quanto c'è di autobiografico in questo romanzo?
Nel romanzo non c'è la loro biografia. Ma ogni parola è stata ispirata dalle loro vite e dalle loro anime che mi hanno accompagnato nella scrittura. Ho scritto per creare una nuova realtà, un mondo dove la Storia del '900 viene un poco smussata, in modo da poter almeno salvare due piccole bambine; ma il cuore di quelle bambine è il cuore di mia madre e di mio padre. E questo, proprio come il cuore, non si vede.

Pesca – ad un certo punto del romanzo – afferma: “È la fede che ci ha condotti alla distruzione e al versamento di sangue. Il rinnegarla ci può portare a un'epoca nuova. Penso sia questo che Lui vuole adesso. Vuole che finalmente rinneghiamo la sua esistenza. Vuole che diventiamo adulti”. Cosa vuol dire per te essere ebrea oggi. Qual è il tuo rapporto con la fede?
Essere ebrea significa far parte di una tradizione millenaria. E parlare la stessa lingua della Bibbia. Ma non ho un rapporto diretto con Dio; né Dio ha un rapporto diretto con me.

L'elefante è un animale famoso per la sua memoria; hai voluto dare una valenza simbolica agli elefanti presenti nelle visioni di Pesca?
L'elefante appare alla vista di Pesca dopo il suo rapporto incestuoso con la madre. Ma al tempo stesso è simbolo di memoria e di legame del passato e simbolo delle radici profonde del nostro mondo. Infatti, l'uomo caccia gli elefanti per usarne l'avorio. Li uccide proprio come uccide la memoria. Per commerciare, arricchirsi. Dovremmo volere più bene agli elefanti. Io li amo molto.

Abraham B. Yehoshua ha recentemente affermato che l'unica via per perseguire la pace è “riconoscere e sostenere lo Stato Palestinese”. Tu cosa ne pensi?
Chi è Yehoshua? Riconoscere la Palestina mi sembra una buona idea. Ma non sono sicura che porti alla pace. Chi può dirlo con certezza, e perché?

So che da quando Il grande circo delle idee è stato pubblicato in Italia ricevi piccoli doni da parte dei lettori che intendono ringraziarti per le emozioni suscitate dal libro. Uno in particolare ha colpito la tua attenzione, ho letto, perché non sei riuscita a capire che cos’è. Una curiosità. Hai scoperto finalmente la natura dell’oggetto in questione?
Ancora no. Sto indagando. Aspetto altri indizi. Qualcuno mi aiuti.

I libri di Miki Bencnaan

 

 

 
 
 
 
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