Intervista a Muriel Barbery

Muriel Barbery
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Muriel è notoriamente una persona riservata, una che ama poco parlare - soprattutto di se stessa - una donna silenziosa e schiva. Arriva puntuale all'incontro con i giornalisti, tutti preoccupatissimi di non sembrare né curiosi né invadenti per non urtare la suscettibilità della francese. Mica facile... lei si siede e sorride: inizia una chiacchierata fortunatamente distesa e scopriamo una Barbery buongustaia e cortese... per fortuna!

Hai mai incontrato nella realtà persone come i protagonisti dei tuoi libri?
Non mi è mai capitato, ma so che è possibile. A Parigi non ho conosciuto portinaie come Renée, ma so che anche negli ambienti apparentemente meno colti ci sono persone colte. Uno dei miei migliori amici di mestiere ripara impianti di riscaldamento e non ha confidenza con il mondo dei libri. Ma ce l'ha col mondo.
 
Stereotipi: come superarli?
Diventando per esempio una scrittrice di romanzi, il solo modo che conosco di lottare contro i pregiudizi e gli stereotipi è stato scrivere libri così inverosimili.
 

Come ci si scopre scrittrice?
Ho sempre scritto fin da piccolissima: scrivevo storie, ma non immaginavo certo che sarei diventata scrittrice, anzi a dire il vero nemmeno adesso penso di esserlo. Era il mio sogno, e poterlo fare in libertà avendo tutto il tempo per farlo è troppo, troppo bello.
 

Impossibile non vedere una somiglianza tra Monsieur Ego di "Ratatouille" e il tuo Arthens di Estasi culinarie...
Molte persone quando è uscito il film mi hanno telefonato per dirmi che mi avevano copiato, così sono andata a vederlo e devo dire che mi è anche piaciuto moltissimo. Credo che la somiglianza sia data dal fatto che entrambi i personaggi incarnano un tema universale: se vi trovate a parlare con un o chef vi dirà che in famiglia avevano qualcuno, una zia o un nonno che gli ha trasmesso questa passione. La cosa strana è che io ho scritto due romanzi lanciandomi nell'immaginazione e la storia poi mi è venuta incontro. Per esempio mi è capitato di parlare con dei gastronomi che mi hanno raccontato di avere molti colleghi come Arthens - loro esclusi, naturalmente.
 

Ti aspettavi una reazione così da parte del pubblico?
Non mi aspettavo tanto successo. Quando ho scritto L'eleganza del riccio era un po' anche un modo per regolare i conti con la mia formazione filosofica universitaria - i miei due amori sono la lingua e l'arte. La prima tiratura era di quattromila copie, mio marito ed io pregavamo affinché finissero. Proprio ieri sera ero a cena con i miei editori italiani e cercavamo di capire i motivi di tale successo, ma anche loro sono stupiti. Sono veramente molto stupita, per me L'eleganza del riccio è un romanzo medio, sono contenta di averlo venduto bene perché per me questo è significato poter scrivere altri romanzi.
 

A proposito: il prossimo libro?
Top secret! Ma non per cattiveria, piuttosto perché io stessa per scrivere ho bisogno di non parlarne, di non sapere che cosa succede.
 

Com'è il rapporto con i tuoi lettori?
Molto spesso nelle lettere che ricevo le persone scrivono di aver amato molto il mio secondo romanzo, ma neppure loro sanno bene perché, non trovano una ragione precisa. Il successo cambia un po' le cose... mi scrivono che di solito non leggono bestseller ma stavolta hanno fatto un'eccezione. Credo che sia impossibile spiegare quali siano gli ingredienti per catturare un lettore - e soprattutto non voglio pormi questa domanda.
 

Traduttori differenti per Paloma e Renée: una tua scelta?
Di solito non intervengo nella scelta dei traduttori, è una scelta della casa editrice: un'ottima scelta direi l'idea di affidarla a due traduttrici diverse, so che le due poi si sono scambiate le rispettivi parti per fare un lavoro più omogeneo. In Italia il libro è andato molto bene e credo che gran parte di questo successo sia dovuto anche all'ottima traduzione.
 

Ti consideri una persona fortunata?
Credo che in generale che rivolgersi verso i propri sogni funzioni, non sempre in modo così straordinario come è successo a me, ma credo che sì, bisogna guardarci.
 

L'eleganza del riccio è ora anche un audiolibro - contenta?
Sono molto contenta, pensa che il mio primo libro all'inizio era una novella di una quindicina di pagine che mio marito mandò ad un concorso locale in Normandia, all'epoca abitavamo là, ed ha ricevuto un premio. La sera della premiazione un attore leggeva dei brani del racconto e sentendolo leggere ad alta voce dissi "Non è così male, in fondo". Mio marito mi suggerì di farne un romanzo ed io l'ho accontentato e questa messa in voce è stato un elemento che ha dato energia e accresciuto la voglia di scrivere. Amo leggere a voce alta, non i miei libri. Vivo all'estero, a Kyoto, e ho bisogno di leggere in francese a voce alta i capolavori come Racine. Amo la letteratura francese del XIII secolo da quando l'ho scoperta, e ho una vera passione per i romanzi russi. I russi sono capaci di raccontare una storia e fare filosofia contemporaneamente, e questo mi affascina.
 
Francia, Giappone insieme all'Italia sono i tre paesi nel mondo più rinomati per la tradizione gastronomica: e guarda caso sono i 'tuoi' Paesi, i luoghi che frequenti di più...
Già! Sono quindici anni che sono appassionata del Giappone e devo dire che anche loro sia dell'Italia che della Francia ammirano il gusto per l'eleganza.
 

I tuoi personaggi ti assomigliano?
Di solito non rispondo a domande personali, ma è ovvio che in una storia come questa ci sono molte cose che vengono trasformate con la scrittura ed è stata una sorpresa anche per me trovarmi in osmosi con una portinaia con l'alito cattivo. I gusti letterari di Renée sono i miei, ed è per questo che non pensavo che questo libro potesse piacere. Non penso alla storia quando scrivo. Una volta finito lascio liberi i miei personaggi, ho ricevuto molte lettere in cui i miei lettori continuavano la loro vita resuscitandone persino alcuni... Un rimprovero che mi lascia indifferente è che la storia possa sembrare inverosimile. Sono una lettrice di fantascienza e libri come quelli certamente non raccontano la realtà, ma comunque colpiscono nel segno. Una cosa che mi accade - come immagino succeda anche a molti di voi che scrivete - è che la scrittura diventa un mezzo per accedere a una maggiore comprensione delle cose, della vita: i romanzi servono a capire ciò che spesso non si riesce a spiegare. Questo è quello che ho sentito rispetto a me stessa, e se è stato condiviso ancora meglio.
 

I tuoi libri parlano sempre di solitudine: perché?
Effettivamente è una cosa che mi è stata fatta notare, ma non era voluto. Però c'è da dire che sono migliorata: in Estasi culinarie il protagonista non poteva uscire dalla propria stanza, nel secondo invece la protagonista lo fa... posso dire però che questo tema rimarrà una costante anche nel prossimo. 
 
I libri di Muriel Barbery

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