Intervista a Nancy Citro

Nancy Citro
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Laureata in scienze dell’Educazione presso l’Università degli Studi di Bari, è presidente dell’associazione culturale Tiaso, che tra le diverse attività annovera quella di promuovere la letteratura e gli autori emergenti. La incontro a Milano in una libreria del centro dove ha appena terminato un lungo incontro di presentazione del suo primo nuovo romanzo.  Accetta di buon grado di rispondere alle mie domande, tranquillizzandomi sul fatto che non si sente mai stanca quando si tratta di  parlare di scrittura…
Da quali eventi o da quali possibili ispirazioni è venuta fuori l’idea de Un gioco proibito?
Questo libro si è un po’ scritto da solo, io sono stata solo un tramite, un catalizzatore. Tutto è iniziato diversi anni fa quando vidi in tv un servizio su una bimba abusata da un familiare. Ricordo di aver cambiato canale sentendomi inerme. Quando ho deciso di scrivere questo libro l’ho fatto per dare una voce a quella bambina e a tutti quei bambini le cui storie rimangono chiuse  solo  in una cronaca di un telegiornale.
 
Perché il tuo romanzo non contiene alcun riferimento al luogo in cui si sviluppa la trama?
Perché ho pensato che il luogo non era importante. Questa è una storia “universale”, purtroppo, è una realtà che può avvenire ovunque, senza spazio né tempo.
 
E’ evidente nel testo lo scontro continuo tra una pratica sessuale intesa come libera espressione d’amore e strumento di perdizione.
L’abuso è l’espressione di un impulso sessuale malato che in qualche modo influenza la stessa espressione sessuale di chi lo subisce: Sandy, la protagonista, affronta la dura sfida di vivere il sesso per quello che naturalmente dovrebbe essere, la più alta e intima espressione d’amore,nello stesso momento però cerca di controllare quell’istinto perverso, indotto dal trauma dell’abuso, che la spinge a cercare un’espiazione immotivata nella perdizione sessuale, con la quale cerca di punirsi per una responsabilità che in realtà non le appartiene. E’ una battaglia che combatte per tirarsi fuori da quell’incubo che per lei è l’amore, in tutte le sue forme. 
 
Il sesso è l’elemento catalizzatore della vita di tutti i personaggi, fondamentale e capace di condizionare il destino di ognuno di essi…
Il sesso è il protagonista sotteso di questo romanzo: tutto ha inizio da un’attività sessuale. Ogni personaggio in qualche modo si rapporta al sesso, ad ognuno di loro, in qualche modo, il sesso cambia la vita. Per qualcuno è espressione di identità, per qualcun altro è attaccamento alla vita, per qualcuno addirittura è un viaggio irreversibile verso la morte. Ho voluto guardare non solo il sesso dal punto di vista di Sandy e del suo abusatore, ma ho voluto fare una panoramica di tutte le sfaccettature possibili che il sesso può avere per ognuno di noi. Il sesso non è solo un momento della nostra esistenza, ma fa parte di noi come individui, sempre.
 
Il tuo è un libro che tocca temi sicuramente forti e necessari, quali la violenza sui minori e la transessualità, ma ha la cadenza di un giallo psicologico, non trovi?
Quando ho scritto Un gioco proibito il mio intento non era solo quello di raccontare semplicemente una storia ma quello di far luce proprio sull’aspetto psico - emotivo delle vittime di queste terribili esperienze. Cosa succede loro dopo la scoperta dell’abuso? Come vivono intimamente la loro vita? Come gestiscono la loro emotività? Tutto è improntato sul percorso psicologico, non solo della protagonista, ma anche di tutti gli altri personaggi: l’intero romanzo è un guardare in profondità. Ciò che mi interessava descrivere non era l’azione in sé ma ciò che la motiva, ciò che spinge i personaggi nelle loro scelte, e quando si parla di psicologia le cose si complicano, si intrecciano, si fanno quasi apparentemente inspiegabili, proprio come in un giallo, che però si risolve tutto nell’ultima pagina del romanzo.
 
Che tipo di riscontro pensi di ottenere dalla pubblicazione di questo libro?
Quando ho scritto il libro non pensavo a quello che sarebbe stato “il dopo”, l’unico riscontro a cui penso è quello legato al pubblico ovviamente e alla voglia di portare questo messaggio il più lontano possibile. Mi auguro che più persone lo leggano per dar voce a silenzi che si sono protratti per troppo tempo.
 
Come nasce in te la vocazione della scrittura?
Non ricordo la prima volta che ho scritto, credo di averlo sempre fatto, per me è una cosa indispensabile, naturale, un’ esigenza, quasi come il mangiare o il dormire. Sembrerà retorica ma è proprio così. Lo scrivere per me è la più alta forma di espressione e liberazione. La scrittura è per me una certezza. Io so che sarà qualcosa che non abbandonerò mai e che non mi abbandonerà mai. Con la mia vita è un tutt’uno. Mi accorgo di vivere tutti i momenti della mia vita traducendoli sempre in qualche storia che presto o tardi scriverò. Le persone che mi circondano spesso diventano personaggi dei miei libri o racconti, e anche le emozioni che provo diventano oggetto di scrittura, per me quello è un modo per fermarle, per non perdere ciò che a volte sfugge via e che il ricordo tende a sbiadire.
 
In che cosa consiste il progetto Videonarrando?
L'idea del progetto Videonarrando nasce dalla volontà di far convergere due linguaggi, quello letterario e quello audiovisivo, in un unico prodotto. Nella prima, booktrailer, una voce narrante viene sostenuta da musica e immagini, che ricreano le atmosfere del libro. Nella seconda parte, readacting, i lettori (scelti tra il pubblico), con libro alla mano, leggono e recitano alcune scene del libro. Il tutto viene montato in modo che tutti gli elementi ricostruiscano la trama del libro. Videonarrando è stato presentato alla IV edizione del Festival “Arte.ria” di Rieti e alla IX edizione del Festival Internazionale di Cortometraggi “Lucania Film Festival” che, in seguito all’enorme consenso di pubblico, affiderà all’Associazione Tìaso un’intera sezione “Videonarrando” nella X edizione del Festival che si terrà nell’ Agosto 2009.
 
Per quale motivo un autore emergente dovrebbe preferire una scuola di scrittura ad una formazione individuale?
Io personalmente non ho frequentato alcuna scuola. Io penso innanzitutto che scrivere non sia un mestiere ma sia un dono, a volte una maledizione, ma comunque un impulso che si ha dentro e che ti permette di scrivere prima ancora di strutturare un romanzo o un racconto nero su bianco, ti permette di concretizzare le immagini nella tua testa prima ancora che su di un foglio bianco. Ma penso anche che sia importante un supporto tecnico alla scrittura, io ho letto molti libri a riguardo, partecipato a seminari e soprattutto divoro libri. Sicuramente una scuola non fa uno scrittore ma può aiutare a tirar fuori delle potenzialità inespresse.
 
Hai già in mente un nuovo romanzo? Potresti anticiparci qualcosa?
Sto terminando la scrittura del mio secondo romanzo la cui storia si è palesata nella mia mente subito dopo aver terminato il primo, è stata una sorta di “illuminazione” . Stavo guidando e ho dovuto fermarmi in una piazzola di sosta per appuntarmi la trama, con incluso finale e titolo. Incredibile. Cosa posso anticipare?E’ diverso da Un gioco proibito, anche se l’aspetto psicologico non lo abbandono mai, solo che questa storia ha qualche cosa di surreale pur rimanendo sempre e comunque ancorata alla realtà.
 
Quali sono i tuoi autori preferiti?
Ne ho diversi e di diversi stili, non ho predilezioni di sorta, se un libro mi cattura lo leggo, indipendentemente dall’autore. Passo da Wilde a Baricco e da Sartre a Coelho, ma poi leggo anche moltissimi autori emergenti.
 

Che libro stai leggendo in questo momento?
In questo momento sto leggendo due libri: 490 lune di una scrittrice emergente Amila Aliani (nonché una mia cara amica molto brava) e Trilogia della città di K. di Agota Kristof.
 
I libri di Nancy Citro

 

 

 

 
 
 
 
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