Intervista a Nir Baram

Nir Baram
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Pomeriggio ventoso, il tempo sta cambiando in peggio. Aspetto seduto al tavolino di un bar della Roma 'bene' che mi raggiunga Nir Baram, giovane ma brillante romanziere israeliano che sta suscitando l'attenzione di tutta la critica europea. Mentre lotto con il vento perché non si porti via i miei appunti, noto un taxi costretto a fermarsi in tripla fila bloccando il traffico per colpa dei macchinoni di lusso dei clienti del bar. Ne scende il mio uomo, ci salutiamo e la chiacchierata ha inizio. Malgrado il look giovanilistico, Nir è molto rigoroso, serioso, pesa ogni parola e guarda con un distaccato disprezzo le olive e gli stuzzichini che un solerte cameriere ci deposita sul tavolino a inesorabili intervalli regolari. Non si può dire altrettanto di me.

I grandi totalitarismi europei del '900 possono essere descritti solo con grandi affreschi o anche raccontando le vicende umane di singole persone?
Nel mio romanzo Brave persone le grandi istituzioni e le grandi ideologie in realtà ci sono. Ma la vicenda è quella di due persone normali, Thomas e Alexandra, che vivono la loro vita e per caso si trovano coinvolte nei meccanismi rispettivamente del regime nazista e stalinista, divenendone personalmente responsabili. Collaborano liberamente, non per sopravvivenza: scelgono di realizzarsi attraverso il regime, che permette loro di diventare esseri compiuti e risolti.


Senti di aver infranto una sorta di tabù? Perché la letteratura ebraica non ha mai affrontato questi temi in questo modo?
Non credo che non sia mai stato esplorato questo aspetto, ma effettivamente da parte degli scrittori ci sono sempre state grosse difficoltà nel farlo, soprattutto per il nazismo. La grande differenza tra storia e letteratura è la possibilità di creare nuovi personaggi e inserirli in periodi storici precisi e ambienti reali. La letteratura quindi accade su due linee parallele, perché pesa anche nel presente, nel tempo in cui l'autore scrive. Non avrei mai creato Thomas, un fervente adepto del capitalismo americano, se non fossi vissuto in questi tempi in cui la critica al capitalismo è così forte. Uno dei motivi per i quali è dura descrivere protagonisti verosimili. Se guardiamo agli esempi più alti di questo tipo di approccio letterario – penso a Mann o a Littell – scopriamo personaggi malvagi, contorti, perversi: perché i nazisti o i collaborazionisti devono sempre essere descritti così, come folli, sessuomani o schiavi della propaganda? Perché per uno scrittore è difficile gestire la loro complessità. Non ho quindi infranto nessun tabù, ma piuttosto ho descritto un personaggio coraggioso, brillante, che non scende a patti col nazismo per sopravvivere ma per cogliere un'opportunità: non una caricatura bidimensionale, quindi.


Qual è il ruolo della politica nella vita dei tuoi personaggi, nella vita di noi tutti e nella tua scrittura? Quanto ha pesato il fatto che tu – figlio di un importante uomo politico israeliano – hai respirato politica in casa sin da piccolo?
Thomas e Alexandra non si considerano persone 'politiche', ma persone 'professionali'. Come succedeva con Speer, per esempio. Detto questo, ogni tentativo di dividere arte e politica è destinato all'insuccesso. Anche se un'arte non è impegnata socialmente, è comunque espressa in un contesto. Tutto è politica, non nel senso di partiti ma più in generale: chi lo nega compie a sua volta un atto politico. Dalla famiglia ho preso la capacità di interpretare la logica, il linguaggio e la liturgia delle istituzioni politiche con la loro capacità d manovrare le persone. L'ondata di antipolitica che travolge l'Italia? Ne ho sentito parlare. Ma se uno mi dice “Io parlo di calcio e mene frego della politica” lo considero semplicemente un povero idiota.


Nella vita di tutti i giorni lavori come editor in una grande casa editrice israeliana, in un certo senso tu e Alexandra siete colleghi. C'è qualcosa di sinistro nel mestiere di chi modella e leviga parole e pensieri scritti da altri?
Oh sì che c'è. Anche se in realtà col personaggio di Alexandra volevo trattare un'altra questione, quella della censura in letteratura. Non esiste solo la dicotomia tra letteratura su commissione e letteratura libera, ci sono tanti tipi di censura. Anche nella letteratura apparentemente libera le pressioni sono tante: l'influenza dell'editore, le logiche di mercato, il lavoro dell'editor, la distribuzione, i commercianti, il pubblico. Alexandra invece mette volontariamente il suo talento letterario al servizio del regime.

I libri di Nir Baram

 

 

 
 
 
 
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