Intervista a Omar López Mato

Omar López Mato
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Omar López Mato in Argentina è una vera e propria celebrità. È prima di tutto un medico oculista, direttore dell’Instituto de la Visión di Buenos Aires, città dove è nato nel 1956. È, poi, un appassionato di storia e di curiosità con una decina di pubblicazioni al suo attivo, tant’è che viene considerato un autore di culto. Collabora con numerose riviste argentine come “Todo es Historia”, “Perfil”  e “Para Tì ”; ha una sua rubrica sul quotidiano “La Prensa” ed è conduttore televisivo e radiofonico.  Potevamo farci sfuggire un personaggio così interessante e dalle mille sfaccettature, giunto in Italia per la presentazione dei suoi libri tradotti nel nostro Paese? Assolutamente no.




Come nasce la tua passione per i fatti strani della storia, come dimostri nell’aver affrontato la rassegna dei ‘freak’ e dei viaggi post-mortem?
Come deformità professionale, essendo un medico, la morte e il dolore sono parte della mia vita quotidiana. La bellezza e la bruttezza fanno parte della propria ‘pancalia’, come la definivano i greci, cioè di quella che è la totalità della vita. Lo Yin e lo Yang dei cinesi. Io posso interpretare molti aspetti degli eventi passati attraverso la mia conoscenza dei fattori biologici e applicarla nel trovare storie interessanti e bizzarre, come quella dei ‘freak’ e delle morti illustri, appunto. Mi piace raccontare spesso la storia di quando studiavo patologia all’università: il mio docente, il professor Mieres, aveva un’enorme collezione di feti nati morti con ogno tipo di deformità. Ho visto ciclopi e sirene dentro una bottiglia. D’altra parte, lo stesso professor Mieres aveva sulle parete del suo ufficio enormi poster di signorine in mutandine (o meglio, anche senza biancheria). Questa è stata la mia esperienza più impressionante con il concetto di ‘pancalia’.

 


In Storia dei freak emerge con forza un concetto: dietro la mostruosità fisica si nasconde tanta umanità. È così?
Credo che possano accadere due cose: i cosiddetti ‘mostri’ possono nascondere un’infinita umanità; al contempo quella che definiamo ‘gente per bene’ può trasformasi in mostro. Joseph Merrick, conosciuto come ‘The elephant man’, era un poeta sensibile. La sindrome di Proteo è davvero molto strana. Ho conosciuto personalmente un ‘uomo elefante’ qui a Buenos Aires: un ragazzo anch’egli poeta. Quello che mi chiedo è: questa straordinaria sensibilità appartiene alla sindrome? Chi lo sa? È da aneddoti come questo che la scienza avanza. Dall’osservazione di ciò che ci circonda. Dall’altro lato della medaglia si può collocare lo scienziato Francis Galton, il quale pose le basi dell’eugenetica basata sui presupposti logici (logici per loro) secondo i quali una bella coppia avrà figli belli, sani e forti. L’eugenetica è una pseudoscienza che ha portato alla teoria di una super-razza e, di conseguenza, all’olocausto. A causa delle sue idee Galton si trasforma in mostro a causa della fortuna dei suoi studi, dato che quando propose i propri studi di eugenetica, Mendel non aveva ancora dimostrato le leggi sull’ereditarietà e nessuno aveva mai parlato di mutazioni. Così si è arrivati ad un teoria che ha portato ad uno dei genocidi più deplorevoli della storia. La mostruosità ha dunque molte facce e alcune sono davvero molto interessanti. Nell’ultimo capitolo di Storia dei freak mi chiedo sia più mostruoso: il freak, il fenomeno da baraccone, o lo spettatore che ride di lui.


Tra i tanti che hai affrontato, qual è il personaggio di Storia dei freak che più ti affascina?
Senza dubbi Julia Pastrana, una giovane cantante messicana che aveva una bizzarra forma di irsutismo: il suo corpo era interamente ricoperto di peli, il che faceva di lei una vera e propria “donna scimmia”, citando il film italiano del 1964 ispirato alla sua storia. Il suo caso è quello di un mostro, di un freak, con una storia postuma, dato che il suo corpo, insieme a quello del figlio, fu imbalsamato dal marito che lo portò in giro per mostrarlo al pubblico fino a quando questi non sposò un’altra donna affetta da irsutismo che veniva presentata come sorella di Julia. Successivamente l’uomo vendette il corpo di Julia e di suo figlio ad un circo scandinavo. La storia non finisce qui ma chi ne fosse interessato potrà leggerla nel libro.


Viaggi postumi ruota intorno al concetto della morte. Qual è il tuo rapporto con tale concetto?
Il primo libro che ho scritto era sul cimitero di Recoleta, una necropoli a Buenos Aires. Come Père-Lachaise e Staglieno, Recoleta è una sorta di museo a cielo aperto con bellissime sculture. Mentre studiavo il luogo, ho scoperto storie di cadaveri trafugati per chiedere un riscatto; corpi che vagavano da una tomba all’altra senza mai trovare l’“eterno riposo”; persone sepolte vive; salme vendute o fatte a pezzi e altri eventi che mi sembravano davvero molto strani. È così che ho scoperto che molti personaggi illustri hanno avute analoghe vicende postume. Non voglio dire di avere un rapporto speciale con la morte. Forse non la temo come fanno in molti : in questo modo posso studiarla attraverso un punto di vista più oggettivo. Devo confessare che mi piace raccontare questo tipo di storie, magari con un pizzico di morbosità, visto che sono cosciente di poter scioccare il pubblico. Come scrittore ritengo di essere un narratore di storie e una sorta di ricercatore e queste storie soddisfano le aspettative. La storia è bizzarra e le conclusioni sono illuminanti.


Pensi che l’uomo sia in qualche modo attratto dalla morte?
I filosofi greci affermavano che tutto ciò che facciamo in vita è in relazione alla morte. Trascorriamo la vita preparandoci a morire. Questo poteva essere assolutamente vero almeno fino al medioevo, quando l’uomo si preparava, durante la propria vita, a trascorrere la propria eternità in cielo. Poi le cose sono cambiare e oggi la società sembra volerci far dimenticare che moriremo. I nostri nonni convivevano con la morte. I loro padri morivano giovani, così come i loro fratelli e le loro sorelle. Chi per malattia chi in guerra. Il culto della morte era un’esperienza quotidiana e la costruzione di quegli enormi cimiteri con monumenti e sculture era un modo per rendere omaggio a sua maestà, la Morte. Un altro aspetto interessante del nostro rapporto con la morte è che cerchiamo di sfruttare il cadavere delle persone potenti e famose. Penso soprattutto ai politici, i quali cercano di catturare l’aura di una morte celebre. Questo è accaduto con Eva Perón, Abraham Lincoln e Carlo Magno. E anche con Mussolini. Questi eventi hanno dato origine a molte storie incredibili, perlopiù tragicomiche. Così io cerco di dire loro con un tocco ovviamente ironico, come se lo chiedessi a me stesso: “è questo il meglio che possiamo fare?”.


Qual è la storia che ti ha colpito maggiormente dei tuoi Viaggi postumi?
Amo questo libro. Sono tutte storie vere. Sono eventi storici. Forse c’è un po’ di fantasia ma alla fine sono tutte storie reali. Quindi sono un tentativo di cercare di catturare l’essenza della vita… e della morte, naturalmente. Ci sono molte storie, come quella della testa di Cartesio esposta in un museo o quella del corpo di Voltaire che cerca una degna sepoltura cristiana. Ma la storia che amo di più è quella di Pancho Villa, il generale messicano la cui testa fu rubata dopo la sua morte violenta (violenta come la sua vita, d’altronde) e non venne mai ritrovata, dando vita alle storie più fantasiose come quella che afferma che Prescott Bush, il padre e il nonno dei due Bush presidenti, avesse rubato la testa per esporla in una società privata all’università di Yale: la “Skulls and Bones”. Ma la storia non finisce qui: una delle sue numerose vedove avrebbe trasferito il corpo in un’altra tomba senza prendersi la briga di cambiare i registri. La prima tomba di Pancho Villa, quindi, è stata riutilizzata e in quel luogo venne sepolta una donna. Quando il governo ha deciso di spostare il cadavere del generale nel pantheon rivoluzionario di Città del Messico, le autorità hanno aperto la bara sbagliata e i medici videro lo scheletro di una donna con la propria testa. Ma era troppo tardi e, siccome tutti i cadaveri si assomigliano, decisero di spostare quel corpo nel pantheon dove il generale “macho” della rivoluzione è finito per essere una donna.


Cosa dobbiamo aspettarci dal tuo prossimo libro?
Il prossimo libro che sarà pubblicato in Italia si chiama Animalitos de Dios e parla delle vite e delle avventure degli animali famosi, perlopiù conosciuti per le loro prestazioni nei circhi, nei film ed in tv. Qualcuno sa che Lessie era un lui e non una lei? Che ci sono stato molti Rin Tin Tin che non discendevano da quello originale portato dalla Francia? E perché lo chiamavano Rin Tin Tin? Ci sono gatti famosi nella letteratura; cavalli di guerra ben noti, come Marengo, il cavallo che Napoleone amava di più; cani che lavoravano nei circhi; senza dimenticare il celeberrimo “Toby il maiale genio”, un maiale addomesticato. Quando sarò tornato nel mio Paese scriverò un libro di storia sudamericana ma non credo sarà adatto per il mercato europeo. E ultimo, ma non meno importante, sto sviluppando un’intera serie di libri sulla storia che si cela dietro i quadri famosi. Fino ad ora ne ho scritto uno su artisti e malattie; un altro sulle modelle che appaiono nude nei capolavori; un altro ancora sull’arte e la medicina e attualmente sto scrivendo un libro sui messaggi politici che si celano nei quadri celebri. Come potete bene vedere, sono sempre in movimento.

I libri di Omar López Mato

 

 

 

 
 
 
 
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