Intervista a Oscar Montani

Oscar Montani
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Toscano doc, personaggio sagace, scrittore ironico e pungente come i protagonisti dei suoi romanzi. Ci diamo appuntamento in un bar sulla Passeggiata di Viareggio, lo stesso dove Ginko, Corto e gli altri suoi personaggi si ritrovano nei suoi romanzi per discutere e confrontare teorie. Siamo entrambi a dieta: acqua non gassata, né troppo fredda... ci guardiamo e silenziosamente ma non troppo ci domandiamo perché non entrare completamente nel suo mondo di carta e farci un bombolone in pineta da Pippo. E così lasciamo il Lungomare per il fresco dei pini...
Quando nasce il personaggio di Corto lo skipper protagonista della tua saga?
Corto appare per la prima volta nel romanzo La Delta velata, siamo ad ottobre del 2006. Era nato un anno prima quando cominciai a scrivere il romanzo. Fin dall’inizio avevo già in testa le tre storie “incrociate” del romanzo, mi mancava un luogo dove far incontrare i personaggi. Scelsi una nave, un veliero Perini, come castello di quei tre destini incrociati. Il detective poteva anche essere uno skipper viareggino o della Versilia, ma... mica è facile convivere con un personaggio di questi posti. La risposta è allora: Corto, eroe per caso, risulta subito una “scelta azzeccata”.
 
Come mai la scelta di ambientare i tuoi romanzi a Viareggio?
Più ci pensavo, più la scelta di un viareggino m’intrigava. Dopo qualche giorno cominciai a delineare il personaggio. Funzionava, ma mi apparve subito troppo solo: doveva avere una “corte”, come hanno tutti i personaggi famosi, o  creduti tali, di Viareggio. Arrivò il secondo dilemma: “Non sarà che Viareggio si prenderà troppo spazio; mica diventerà invadente?”. Come comprimari c’erano i tre della ciurma di Corto e il mio romanzo doveva svolgersi alla Gran Canaria e negli USA, non ascoltai il tarlo del dubbio. Allora, narratore esordiente, fui ingenuo, eppure i viareggini li conoscevo bene! Gli amici di Corto, personaggi di basso profilo sociale della Darsena cominciarono subito a sgomitare per guadagnarsi la scena… presto ognuno di loro, con mio grande divertimento, si sarebbe ritagliato un ruolo. La risposta a questa domanda è allora: non sono stato io a scegliere Viareggio, sono stati i viareggini a scegliere me!

Come nascono le tue storie?

Il primo romanzo nasce da un’idea già strutturata. Per prima cosa c’era da costruire tre personaggi, tre caratteri ben delineati, poi le loro storie incrociate si dovevano incontrare con qualcuno che le dipanasse. Della serie “tre personaggi in cerca di… un detective”. E’ la prima volta di Corto e la storia  deve raccontarla lui: scelto per motivi “funzionali” alla trama deve anche fare da narratore! La definizione del personaggio di Corto mi ha richiesto molto tempo e molti ripensamenti. Quando lo skipper fu a punto le cose diventarono molto più facili: era lui a raccontare e io ascoltavo. Anche le storie successive le conoscevano i miei personaggi e me le hanno raccontate loro. La risposta è: me le racconta Corto a cui le raccontano gli amici.
 
Vuol dire che lavori molto sui dialoghi?
Sì, fin dal primo romanzo, ma questa modalità si è prima consolidata col secondo romanzo, L’oro degli aranci, e poi sviluppata coi racconti viareggini:   e’ stato come passare lunghe notti in un bar della Darsena o in uno chalet,  in quella lingua di terra tra via della Pineta e il viale dei Tigli, a sentir raccontare storie al profumo di resina. Le ho scritte sotto dettatura. Non scherzo, rileggendole mi chiedo più volte se le ho scritte proprio io! Il problema è tenerli a bada questi personaggi: sono irrequieti e vorrebbero avere la parola tutti insieme! Mi capita anche di scrivere in contemporanea un romanzo  e dei racconti. E’ successo con le storie di Viareggio piccoli delitti imperfetti. Quando ne L’oro degli aranci la scena si è spostata dalla Versilia alla Spagna i personaggi viareggini hanno cominciato a brontolare, dovevo tenerli buoni. Ho dato loro voce, ma bisognava anche frenare il dialetto e le battute troppo acide o fuori luogo. Anche questo è lavorare sui dialoghi.

Che importanza ha l'ironia nella tua scrittura?

Fondamentale: mi è indispensabile  per tenere legate le vicende, ma leggera la struttura. E’ l’eccipiente delle mie storie: nella ricetta c’è scritto “quanto basta”. Chi lo decide? Ovviamente sono io (Corto in realtà, che è un ragazzo misurato!) a stabilire la dose. Guai ad esagerare, si abbasserebbe la tensione motiva, non bisogna neppure limitarla altrimenti s’appesantisce il racconto…  Devo dire che non è difficile, a raccontare (il narratore intendo) è Corto, che, prima d’esser Viareggino, è toscano: sa che sarcasmo, ironia e sana dissacrazione sono più letali delle pallottole. Da questa mia idea nasce lo stile “Soft Boiled”: gialli d’azione e leggeri raccontati con ironia divertita. I gialli americani “Hard Boiled”, ambientati in grandi città (N.Y. o L.A.), a cui mi ispiro in contrapposizione, sono invece più truculenti e raccontati con ironia amara, a volte piena di pessimismo. Corto è invece un provinciale  ottimista e curioso, ma con la lingua può ferire in modo feroce. La verità è che da ragazzo leggevo (di nascosto a mia madre) Mike Spillane, ma anche Paperon dei Paperoni e non si possono raccontare le storie del supermiliardario senza ironia. La risposta è: non riesco ad immaginare un mondo senza ironia.
 

C'è un momento dell'anno o della giornata in cui prediligi scrivere?
Autunno e inverno sono per me le stagioni ideali. Mattina e tardo pomeriggio se riesco a spezzare la giornata con una passeggiata o una pedalata. E’ il modo per rimescolare le carte, per confrontare le idee, scartare le soluzioni poco convincenti. Ossigenazione e mente libera per un paio d’ore e poi sono pronto ad ascoltare con pazienza i  miei personaggi.
 
Raccontaci come mai Le spire del Nautilus ha cambiato titolo ed è diventato L'oro degli aranci...
Le spire del Nautilus doveva essere il secondo romanzo della saga di Corto Come ho già detto nasceva in parallelo (solo due mesi di ritardo) il romanzo a racconti Viareggio piccoli delitti imperfetti. Marco Del Bucchia lo pubblicò in tempi rapidissimi lasciando in attesa il secondo romanzo: siamo a fine 2006. Nel frattempo caddi sedotto dalla casa editrice fuoridallerotte. Nata sul successo (più di 45.000 copie) di Periodismo militante, l’ultimo lavoro di Gabriel G. Marquez, si poneva come alternativa alle major; il proprietario, sedicente giornalista ed editore,  dichiarava anche di voler devolvere tutti i proventi alla ricerca sulla sclerosi multipla. Il mio romanzo doveva uscire a fine giugno 2007. Quando la copertina era pronta e l’editing completato, la pubblicazione fu rinviata a settembre… Era solo l’inizio di una storia paradossale durata più di un anno. Alla fine (indirizzato da amici caritatevoli) scopro, su internet, che il mio fascinoso editore era stato ribattezzato, dai colleghi giornalisti, Fior di balle, che la casa editrice fuoridallerotte era stata chiusa, ma che non era neppure “tutta sua”. Marco Del Bucchia ci credeva ancora, ma non si poteva mantenere il vecchio titolo: dopo due caffè al bar accanto al Bagno Balena si ribattezzò L’oro degli aranci.
 

Tu e il giallo.
Da ragazzo: Edgar Wallace, Conan Doyle e E.A. Poe. Classici letti alla luce del giorno. Mike Spillane e altri (considerati sconci dalla mamma) della serie delle tre scimmiette con copertina nera, letti invece sotto le coperte con pila. Poi una quantità incommensurabile di classici del giallo Mondadori. Sono esperienze che danno un imprinting, che ti segnano la mente, che ti rovinano. Infatti scrivo gialli e solo gialli. Non è vero. E’ stata la scoperta di Raymond Chandler, tradotto dal grande Oreste del Buono, a rovinarmi davvero. E anche Humphrey Bogart, col suo Marlowe, ha delle grosse responsabilità. Per motivi di lavoro, tanti anni dopo, ho approfondito le mie conoscenze sulla psicologia cognitiva, sull’abduzione, e questo porta diritto a Sherlock Holmes ed a Guglielmo di Baskerville.

Quando e perché nasce l'idea di tenere un blog?

Due i motivi. Il primo: rendere pubblico il “manifesto del soft boiled”. Il mio blog si titola proprio così e voleva essere solo una bacheca di considerazioni sul metodo d’indagine dei detective. Con l’arrivo dei primi commenti, ho scoperto il valore dell’interazione coi lettori. Ho cominciato a pubblicare storie molto brevi “mini corti” e “romanzi bonsai”. Un successo. Tra ottobre 2008 e marzo 2009 ho avuto più di 9.000 visite e moltissimi commenti: i lettori mi facevano da editor! Da queste sperimentazioni sui cortissimi (non banali per me che venivo dai romanzi) sono nate una partecipazione ad una antologia (L’ombra del dubbio: il titolo dei miei dodici romanzi bonsai) e una raccolta di racconti  cortissimi (31 come i giorni di un mese, tutti illustrati da Glauco Dal Pino), in preparazione, col titolo Inconfessabili moventi. Ma nel blog ci sono anche una serie di recensioni sul metodo d’indagine dei detective di carta. Purché il detective fosse toscano, l’ambientazione toscana e l’autore pure. Il commissario Biagini di Elena Torre è, in questo senso, perfetto. Adesso sto pubblicando “racconti d’appendice”: storie brevi organizzate con puntate molto corte. Il protagonista è Corto affiancato dal maresciallo Miglietta, un brillante sottoufficiale dei Carabinieri apparso in un racconto de I misteri della terza luna.
 
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