Intervista a Paola Calvetti

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Si definisce “scrittrice, giornalista, mamma e moglie”. Ma non è possibile delimitare i confini dei suoi interessi e passioni: oltre a scrivere, si è occupata con successo della comunicazione del Teatro alla Scala, del Touring Club Italiano e del Maggio musicale Fiorentino. La musica sembra fare da sottofondo alla sua vita.




Gli innocenti racconta due modi di affrontare la vita: quello disfattista di Jacopo e quello fiducioso di Dasha. Tu a quale senti di appartenere di più?
Non definirei quello di Jacopo, il protagonista del romanzo, un modo “disfattista”, quanto, piuttosto, un atteggiamento impotente nei confronti del suo passato; vive, in lui, un dolore dal quale non riesce ad emanciparsi; una zavorra. Dasha è disancorata dalla sua terra, l’Albania, ferita da un regime oppressivo. Anche io, come Jacopo, ho dovuto emanciparmi da un dolore atroce, che risuonava in me come una musica costante (citazione da uno splendido romanzo…): il suicidio dei miei tre fratelli. Io sono sopravvissuta al mistero di quelle morti, ho formato una famiglia, ho avuto due figli, ho amato, ho lavorato e scritto nove romanzi. Dunque ho scelto la vita. Appartengo a Dasha per la sua forza vitale; appartengo a Jacopo perché – come lui – ho convissuto con mistero di una famiglia della quale non ricordo nulla. Forse sono stata fortunata.

Quanto c’è di te nei due personaggi e quanto rimane di loro in te a chiusura del romanzo?
Di me c’è molto in entrambi anche nel finale (che non voglio svelare nei contenuti; per chi non lo ha letto sarebbe uno sfregio al dovuto rispetto del lettore), certo ritrovo in loro la necessità di guardare avanti e di trovare nell’arte (per loro la musica), nella letteratura o in un dipinto, il senso della vita e della creatività.

Cosa ti ha ispirata nella scelta di un tema così complesso e delicato come l’abbandono materno?
L’istituto degli Innocenti di Firenze: un luogo magico e denso di umanità. Cinquecentomila storie di bambini sono racchiuse fra quelle storiche mura che Brunelleschi ha donato alla città. Un luogo che consiglio di visitare e che oggi vanta un Museo meraviglioso che ne racconta la nascita e lo sviluppo. Sono quei bambini, indirettamente, ad avermi ispirato, suggestionato, commosso. Ne ho raccontata una, inventandola di sana pianta dopo avere letto decine di fascicoli che parlano di bimbi abbandonati. Ho sentito, dentro di me, la necessità di parlare di orfanilità perché credo che ognuno di noi, anche se vissuti in famiglie sane e felici, è orfano di qualcosa o di qualcuno.

Giornalista, direttore marketing, mamma e moglie. Di tutte queste esperienze, cosa ti aiuta e cosa ti ostacola nella pratica della scrittura?
L’esperienza di giornalista mi aiuta nella maniacale ossessione di ricerca delle fonti, l’essermi sempre occupata per mestiere di ufficio stampa, comunicazione e più di recente di direttore marketing dell’opera di Firenze mi ha insegnato a non fermarmi : Niente mi ha mai ostacolato nella pratica della scrittura se non… la mancanza di tempo che tutte le mamme lavoratrici conoscono benissimo! Sono sempre riuscita a conciliare vita personale e lavoro, ritagliandomi il tempo di scrivere durante i fine settimana, o le vacanze, ma nulla di straordinario: il mondo è pieno di donne che lavorano e scrivono, perciò sono soltanto molto fortunata.

La musica sembra essere importante nella tua vita. Qual è il tuo rapporto con le note e le armonie?
Il lavoro mi ha portato a stare immersa nella musica anche se dietro le quinte, alla Scala di Milano prima, all’Opera di Firenze poi, ma la musica – tutta la musica, compresi il pop e il rock! – accompagna le mie giornate da sempre. Non potrei vivere senza musica anche se amo il silenzio e non è una contraddizione!

Tre aggettivi per definirti e tre per definire la tua scrittura…
Imbarazzante… Comunque ci provo. Sono una donna appassionata, onesta, maniaco-ossessiva (nella scrittura questo aiuta, per chi mi vive accanto… un incubo!). La mia scrittura è frutto di questi tre aspetti: appassionata nelle storie che racconto; onesta nella ricerca delle parole “per raccontare”, maniaco-ossessiva nel tentativo costante (e ossessivo, per l’appunto) di cercare l’essenziale.

Puoi anticiparci qualche novità che bolle in pentola?
Un nuovo romanzo, ovvio! Mi sto innamorando del mondo delle aste e vorrei riuscire a scrivere un romanzo sull’invidia.

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