Intervista a Paola Rondini

Paola Rondini
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Una giovane scrittrice italiana che sta ottenendo un grande successo internazionale, grazie a due romanzi amatissimi dal pubblico dei lettori: forse sono pochi per parlare di stile narrativo, eppure Paola ha dimostrato già di essere un’autrice con una voce forte e originalissima nel nostro panorama letterario. Le sue storie avvincono anche perché, oltre all’innegabile aspetto thriller, riescono a mettere in luce incubi e debolezze della civiltà occidentale. Abbiamo parlato di questo e altro con lei.
Hai più volte dichiarato di non essere una lettrice di thriller o di noir: innegabilmente, però, i tuoi romanzi partono sempre da un evento forte, cupo. Possiamo dire che tu usi l’elemento noir soltanto come idea di partenza, per poi raccontare storie che vanno al di là della letteratura di genere?
Fino ad ora per iniziare un romanzo ho avuto bisogno di un evento  traumatico, una specie di “casus belli”, una provocazione, qualcuno o qualcosa che mi tirasse per il bavero dentro una storia. Nel primo caso era una chiamata post-mortem, un testamento, nel secondo un omicidio. Poi durante la stesura del romanzo, e soprattutto nel caso de I fiori di Hong Kong, succede che questa provocazione  iniziale si  diluisca, si intersechi  con altre vicende, perda il suo carattere di impellenza. Riemerge alla fine ma non porta con sé una vera soluzione, né tanto meno verità e  giustizia. 

 


I protagonisti dei tuoi romanzi si muovono in contesti internazionali e vengono in contatto con realtà estremamente complesse: colossi della farmacologia nel primo romanzo; certi aspetti oscuri dell’economia cinese nel secondo. È casuale o è una volontà precisa?
Il mio obiettivo è raccontare vicende personali e familiari,  piccole tragedie, deviazioni e fallimenti, con dietro scenari di attualità. Sono rumori di sottofondo o fotogrammi veloci che non occupano più di un paio di capitoli.  Non sono romanzi-inchiesta i miei, non è assolutamente nelle mie intenzioni, mi interessa però fornire qualche spunto, segni di  contemporaneità.  Il mio vero obiettivo è  percorrere l’immaginario ma con uno spirito fortemente calato in quello che vedo, leggo, vivo, sperimento, ciò che amo e ciò che mi fa paura di questi giorni.

 


La tua è essenzialmente una scrittura corale, nel senso che, oltre al protagonista ci sono molti altri personaggi. Benché le tue figure femminili siano ricche e complesse, è innegabile che riesca a calarti molto bene anche nella psicologia maschile...
Non ci sorprendiamo mai se un autore maschio riesce a calarsi bene  nella psicologia femminile,  ma ancora ci stupiamo del contrario. Anche nei gialli, nei noir ci aspettiamo che se le scrittrici  sono donne anche i loro protagonisti debbano essere necessariamente dello stesso genere.  Ne I fiori di Hong Kong i protagonisti principali sono due uomini, Vittorio e Leung, e le donne, pur importanti e coraggiose,  Julia e Lin May, non sono quelle che muovono il plot. Io non mi pongo mai questo tipo di limite quando imposto l’assetto  narrativo. C’è una storia da raccontare e io mi metto al timone delle diverse vicende, indifferente al genere di chi agisce. Quanto poi alla vecchia questione della “letteratura femminile”, preferisco pensare che ci sono solo autori e romanzi.
  

Le vicende che racconti nei tuoi romanzi, al di là dell’aspetto meramente narrativo, mi sembra vogliano anche richiamare l’attenzione del lettore su alcuni temi importanti, come ad esempio una certa passività dell’occidente, che rischia di far diventare tutti noi essenzialmente dei consumatori acritici...
Entrambi i romanzi sono pervasi da un’atmosfera cupa e cinica che corrisponde a ciò che io  penso di alcune esasperazioni della nostra società consumistica, performante, cieca e sorda verso il bisogno di invertire rotta. Nel primo romanzo ho trattato il tema della deriva chimica delle nostre esistenze e in quest’ ultimo,  quello dello scarto che vive, del rifiuto che non muore mai. I  giovani, i giovanissimi in questo romanzo sono le vere vittime di questo triste sistema.

 


Il tuo primo romanzo Miniature oltre ad essere andato molto bene nel nostro paese è stato anche tradotto in Spagna e in Germania. Come spieghi questo successo?
Sapevo che all’estero venivano molto apprezzati e ricercati gli autori italiani che raccontavano dell’Italia, delle nostre vicende nazionali, sono stata quindi stupita dall’interesse immediato che ha riscontrato Miniature, dato che il romanzo non è ambientato in Italia e non ha protagonisti italiani. Credo quindi che oltre la storia, sia stato proprio il respiro europeo ad aver colpito le due importanti case editrici.

 


Recentemente sei stata proprio in Spagna per un tour promozionale. Suppongo tu abbia avuto modo di interagire, seppure per poche settimane, con la realtà editoriale spagnola. Hai notato delle differenze rispetto alla nostra?
Mi è sembrata una realtà molto viva, vivace, aperta e senza pregiudizi. Sono stata accolta con calore ed interesse.
 

Puoi anticiparci qualcosa del tuo prossimo libro? Sarà una storia ancora una volta dal sapore internazionale?
Ho due romanzi già praticamente finiti. Uno è ambientato interamente in Italia, anzi a Milano. L’altro è un viaggio fisico e onirico nello stesso tempo.

I libri di Paola Rondini

 

 

 
 
 
 
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