Intervista a Paolo Bacigalupi

Paolo Bacigalupi
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Malgrado un nome e cognome italianissimi, Paolo è uno statunitense doc. Ed è uno degli enfant terrible del panorama fantascientifico contemporaneo. Ha vinto i premi Hugo, Nebula,[1] Compton Crook, Theodore Sturgeon e Michael L. Printz ed è stato candidato al National Book Award, e scusate se è poco. Uno scambio di mail ha annullato la distanza tra il Western Colorado (dove vive Paolo con la sua famiglia) e la Toscana (dove vivo io), neanche fossimo Navigatori della Gilda spaziale imbottiti di spezia. Ecco la nostra "chiacchierata" a distanza.




Probabilmente non sono originale, ma ho una curiosità riguardo al tuo nome. Perché "Paolo" e non un comunissimo "Paul"?
Il mio bis-bis-nonno, che era venuto in America dall'Italia, si chiamava Paolo. Mi hanno chiamato così in suo onore. 


Perché scrivi? E perché scrivi fantascienza?
La fantascienza ha gli strumenti letterari che reputo più utili. Mi interessa guardarmi intorno su cosa stia accadendo nel nostro mondo presente, quindi pormi delle domande su quali tendenze domineanno il nostro futuro. La classica domanda della fantascienza è di esaminare una tendenza e chiedere: "se questo continua, come diventerà il mondo?" E costruire poi la sua migliore ipotesi di quel particolare futuro. Per quanto mi riguarda, sono interessato in domande del tipo: "Cosa accadrebbe se grandi società quotate controllassero l'intero approvvigionamento di cibo?" Oppure, "Come sarebbe il mondo se fossimo a corto di petrolio a buon mercato?" O, "Come sarebbe il mondo se il cambiamento climatico causasse massicce siccità?" Ci si pone la domanda e si creano questi mondi attraverso le proprie storie, così i lettori hanno la possibilità di esplorare questi futuri what-if. Per me è un'opportunità, non solo di guardare verso futuri possibili ma anche, si spera, verso storie di fantascienza che abbiano anche la funzione di contestualizzare il nostro presente e rendere gli eventi che stanno accadendo adesso come più immediati e visceralmente rilevanti per il lettore.


Tu, Lauren Beukes, China Miéville. Si tratta di un'altra new wave per questo genere? Dove sta andando la fantascienza?
Penso che noi tutti abbiamo i nostri propri interessi. Se non altro, penso che la fantascienza si stia frammentando e diventando sempre meno coesa. Abbiamo oggi sottogeneri su sottogeneri, così come la frammentazione attraverso film, TV e video giochi. Sospetto che non ci sarà mai più nella fantascienza una new wave realmente coesa, semplicemente perché il pubblico di lettori e le basi di fan e creatori stanno tutti in questi spazi separati. Potrei sbagliarmi, ma questa è la mia impressione.


Rispetto alla fantascienza dell'Età dell'oro, come cambia oggi il concetto di relazione fra uomo e natura?
C'era un tempo in cui scienza e tecnologia sembravano determinate a darci qualunque cosa potessimo desiderare. Oggi che abbiamo visto sia i benefici che qualche orrore e conseguenza non voluta del nostro avanzamento tecnologico, siamo più diffidenti e tutto ciò si riflette nella nostra fantascienza. Sono incline a pensare che la tecnologia non sia migliore o peggiore di quanto sia stata in passato, solo molto più potente. Poiché gli esseri umani sono proni a commettere errori con i nostri strumenti, così i nostri errori tendono a diventare più grossi. Così andiamo a finire con gli errori di giudizio che distruggono le città come Fukushima, o sbagli che alterano il pianeta come bruciare carbone. Oggi, quando sbagliamo, sbagliamo in modi più grossi e memorabili; per questo penso che oggi la fantascienza tenda a vedere non solo la promessa della tecnologia, ma è anche molto più interessata a come tale tecnologia possa andare storta o essere usata impropriamente.


Ti ha influenzato qualche autore del passato? Chi ha ispirato maggiormente la tua idea di letteratura?
Sicuramente sono stato influenzato da scrittori come Aldous Huxley e George Orwell. Anche da Ursula LeGuin, Neal Stephenson, William Gibson e JG Ballard. Fuori dal genere: chiunque, dai giornalisti scientifici come David Quammen agli scrittori come Cormac McCarthy, ai saggisti come Wendell Berry, a scrittori come James Clavell. Mi hanno influenzato diversi scrittori, in periodi diversi.


Dicci come nascono le tue storie. Ad esempio, com'è nato La ragazza meccanica?
Le mie storie tendono ad arrivare da domande o preoccupazioni che mi sorgono. La ragazza meccanica è stato ispirato inizialmente dagli agricoltori biologici che vivono nella mia zona e che sono amici miei. Stavano discutendo della Monsanto e di alcune fra le sue tecnologie e tattiche di business; uno dei temi che venne fuori era il "Gene Terminatore", un ritrovato dell'ingegneria genetica che costringe le piante a far crescere semi sterili che poi non possono più essere ripiantati dagli agricoltori. Così ogni anno un agricoltore deve tornare all'azienda dei sementi a comprare una nuova fornitura di semi, invece di ripiantare i propri. La Monsanto impone già legalmente agli agricoltori il suo controllo sulla proprietà intellettuale, tuttavia l'idea di poterlo fare geneticamente mi ha davvero sorpreso, e preoccupato anche. Sembrava indicare che, anche se una compagnia multinazionale afferma di voler sfamare il mondo, il suo comportamento ci dice che il profitto è l'unica motivazione seria.


Cosa c'è della tua esperienza di vita in questo romanzo? In una buona storia meglio inventare tutto o deve esserci qualcosa di reale, qualcosa legata all'esperienza dello scrittore?
Penso che debba essere percepito come reale dal lettore. Lo scrittore ha bisogno di fare tutto il possibile per raggiungere quel livello di dettaglio e onestà tale da convincere un lettore che la storia è piena di vita. Per quanto mi riguarda, uso parti della mia vita e le mie esperienze personali. Alcune delle paranoie sulle epidemie e le infezioni che permeano La ragazza meccanica sono state ispirate da quello che stava per  succedere a Hong Kong e nella Cina meridionale quando la SARS si stava diffondendo e nessuno sapeva quanto la cosa stava per rivelarsi grave. Molti dettagli di Bangkok e dei suoi personaggi sono arrivati dai viaggi di ricerca che ho fatto mentre lavoravo al romanzo. Mentre metto su una storia fantastica, cerco di basare i dettagli nel mondo reale.


Ti ha spaventato l'incredibile successo de La ragazza meccanica? O è stato assolutamente normale?
È stato uno shock vedere il libro andare così bene. Prima avevo combattuto come un pazzo per un sacco di tempo, quindi vedere La ragazza meccanica raggiungere improvvisamente così tanti lettori e ottenere tutte queste attenzioni... davvero, penso che ciò che ho provato di più all'epoca è stato un'immenso senso di sollievo che non ero pazzo. Avevo scritto per più di un decennio prima di quel momento senza mai riuscire con nessuna delle mie opere; così, vedere oggi qualcosa di mia creazione raggiungere la gente... Rimango molto grato.


Perché nelle tue trame spesso parli di futuri scioccanti?
A mio avviso una storia deve acquisire per me un tale rilievo da passare al processo di scrittura di un intero romanzo su un qualcosa. Il più delle volte, questo vuol dire che vedrò qualcosa di terrificante o qualcosa che mi preoccupa terribilmente, e che userò un romanzo per processare ed esplorare tali paure; il che significa inevitabilmente che i futuri che sto sviluppando sono fondati sulle mie ansie riguardo a dove siamo diretti.


Ti piacerebbe scrivere qualcosa in collaborazione? E se sì, con chi?
Penso che sto un po' troppo controllandomi dallo scrivere una storia con qualcun altro. Il massimo della collaborazione con un altro scrittore che ho mai fatto è stato in un progetto chiamato The Alchemist & The Executioness, un paio di novelle che ho scritto con Tobias Buckell. Abbiamo costruito un mondo fantastico condiviso, poi ognuno è andato a scrivere le sue proprie storie ambientate in quel mondo.


Tu vivi in un posto bellissimo, vicinissimo alla natura delle Rocky Mountains. Un po' fuori mano comunque. Non ti mancano tutti gli stimoli artistici che una grande città (New York, ad esempio) può dare?

Penso che si finisca con l'avere diversi stimoli artistici. La ragazza meccanica non sarebbe esistito se non mi fossi accorto della vita nelle aziende agricole e non avessi avuto così tanti amici che lavorano nell'agricoltura.  The Water Knife (il mio prossimo romanzo per adulti) non sarebbe esistito se io non vivessi in un posto che dipende dall'acqua da irrigazione, soprattutto se non avessi avuto l'esperienza di veder tagliata in anticipo l'acqua alla fattoria della mia famiglia a causa di una siccità. Posso osservare i treni di carbone rombare fuori dalle nostre miniere locali e vedere esattamente da dove proviene la nostra elettricità, tutto ciò fa riflettere con più chiarezza sull'energia e da dove provenga. Per certi versi, credo che vivere in mezzo al nulla significhi star più strettamente connessi al luogo da cui la nostra prosperità proviene, ciò procura una gran quantità di ispirazione.


Quali sono i tuoi progetti futuri? Cosa devono aspettarsi da te i lettori?
Scrivo cose molto diverse. Il mio prossimo romanzo per adulti come dicevo sarà The Water Knife, una storia sulla siccità e una guerra per l'acqua nel Sudovest americano, fra Las Vegas e Phoenix. Il mio prossimo romanzo che uscirà per gli adolescenti invece è un thriller contemporaneo intitolato The Doubt Factory, tutto incentrato sulle pubbliche relazioni e la difesa del prodotto. Mi sono molto interessato a come le grandi aziende difendono prodotti mortali dalla regolamentazione e continuano a venderli impunemente. Dopodiché mi metterò al lavoro sul mio terzo romanzo della serie Ship Breaker, dal titolo Seascape e focalizzato sulla storia di una città che si adatta al cambiamento climatico e al collasso sociale attorno ad esso. Infine scrivo anche romanzi sugli zombie per i bimbi delle scuole medie; mi piacerebbe scrivere più storie per loro, e poi c'è il mio prossimo romanzo per adulti  che credo sarà sulla biodiversità... davvero, ci sono troppi progetti. È solo questione di trovare il tempo.

I libri di Paolo Bacigalupi

 

 

 

 
 
 
 
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