Intervista a Paolo Grugni

Paolo Grugni
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Paolo è una persona che sa esattamente che cosa vuole fare e dove vuole arrivare. È uno scrittore consapevole - o mi piace definirlo così. Oltre ad essere uno che si batte per le ‘cause perse’ si autodefinisce “uno scrittore che crede nell’importanza della letteratura come veicolo di idee e di conoscenza”, e nessuno può dargli torto. Anche perché il suo dovere lo fa, e anche molto bene. E' contento di rispondere alle nostre domande e quando gli esprimo la mia ammirazione per la sua ultima fatica letteraria mi dice: “Certo, il Grugni propone sempre cose divertenti. Che ci vogliamo fare?”. È ironico, l’autore milanese classe ’62, ma conserva uno sguardo lucido e tagliente sui nostri anni, su questa modernità che si rivela troppo spesso limitante e antidiluviana, oltre che beceramente estremista.

Hina Saleem e a Sanaa Dafani: il tuo libro Italian Sharia nasce proprio dalle storie di queste due giovani donne?
Il romanzo nasce due anni fa dall’esigenza di scavare nel rapporto tra Islam e donne. E come spunto ho preso la storia di Hina, la ragazzina pachistana uccisa in provincia di Brescia nel 2006 perché ritenuta non una buona musulmana. Durante le ricerche ho scoperto che altre ragazze musulmane avevano fatto la stessa fine: riportate in patria con la forza e l’inganno, erano poi state uccise. Per quanto riguarda Sanaa, sono stato tragicamente profetico: il romanzo narra di una ragazza marocchina uccisa a Prato, esattamente quello che è successo nel settembre 2009 in provincia di Pordenone.
 
Una storia che attinge a fatti realmente accaduti ma che viene raccontata attraverso un romanzo tout court. Perché non un reportage, allora?
Perché sono uno scrittore che crede nell’importanza della letteratura come veicolo di idee e di conoscenza. Italian Sharia ha una trama fiction (quella vissuta dal protagonista) che si interseca con fatti realmente accaduti a Prato, la città dove si svolge la storia, o nel resto d’Italia, e che hanno coinvolto immigrati. Messi tutti insieme credo diano uno spaccato piuttosto inquietante.
 
Non ci sono colpevoli o innocenti assoluti. Ognuno porta addosso il peso delle proprie azioni. Una visione estremamente equilibrata, in questo senso. Un modo per evitare l'ennesimo estremismo di pensiero?
Il protagonista non ha nome. È l’italiano che si trova a dover affrontare e valutare determinate situazioni in relazione agli immigrati ed è confuso, indeciso, incerto (notare su dove si siede sempre). Si trova in un Paese dove alle spinte xenofobe ribatte un buonismo facilone. Due estremi che non giovano alla causa degli immigrati. La via da seguire è quello di riaffermare la laicità dello stato.
 
L'immigrazione è, checché se ne dica, una piaga sociale. Lo è perché non siamo pronti, umanamente, ad accogliere l'integrazione o per altre ragioni?
Da una parte è una piaga sociale se ci si riferisce al fatto che, “grazie” alla nostra strategica posizione geografica, abbiamo importato tutte le mafie del resto del mondo, come se non bastassero le nostre. Dall’altra è una grande risorsa per il paese perché hanno occupato milioni di posti di lavoro che gli italiani snobbavano o rifiutavano (altro che rubare il lavoro agli italiani) e perché producono tasse e Pil. Per quanto riguarda il concetto di integrazione, mi interessa poco. Preferisco parlare di interazione perché basterebbe usare questo termine per poter agire tutti insieme per il bene comune. Se si chiede l’integrazione forzata, gli scontri sono inevitabili.
 
Nel libro lo spieghi attraverso le parole del protagonista, ma a cosa serve la scrittura?
La scrittura serve innanzitutto a me per sopravvivere. Senza di essa, davvero non saprei più concepire la mia esistenza. Serve ad affrontare la vita, serve a capirla, serve a “conservare la vita come la vita non riesce a conservarsi”.
 
Quali pensi sia l'immaginario sociale dell'italiano medio? Che cosa rende la sua conoscenza e la sua consapevolezza limitate?
Domanda terribile. L’italiano è quasi sempre solo medio. È un essere incompiuto, infantile, manipolabile, ma che si crede il più furbo di tutti. Talmente furbo che ha ridotto questo paese a una fogna fatta di corrotti e corruttori, cementificatori, inquinatori, evasori. L’italiano è limitato perché è un fondamentalista reazionario, visto sia da destra che da sinistra. E la reazione non ha mai portato illuminazione, cultura, idee, consapevolezza.
 
Credi che la religione, in generale, sia stata male interpretata e manipolata dall'uomo? O credi che gli estremismi siano una mera applicazione di leggi dettate da un'entità superiore? Perché chi è integralista è fermamente convinto di essere nel giusto...
La religione nasce dall’uomo quindi non può essere che lui a interpretarla e a manipolarla a suo piacimento e tornaconto. La religione è una forma di plagio che ti porta automaticamente a essere convinto di essere nel giusto perché la tua parola è quella di un dio. Peccato che nessun dio abbia mai detto qualcosa.
 
Il tuo stile è riconoscibile. Ed è un pregio inestimabile, oggigiorno. Calibri la scelta di ogni parola, assumi toni poetici per poi saltare al linguaggio colloquiale. Svesti i dialoghi della punteggiatura e dei formalismi a cui siamo abituati. E spacchi argini, dimostrandoti al di sopra di ogni aspettativa. Lavoro di lima continuo?
Per ottenere il risultato che mi prefiggo lavoro su un romanzo almeno un anno. In effetti, c’è una cura maniacale per la struttura, le metafore, la punteggiatura, il messaggio. Il problema è che la letteratura italiana rappresenta in questo momento la medietà dell’italiano per cui dovrei scrivere di merda per vendere centinaia di migliaia di copie.
 
Aiutami affrontava un altro tema importante: la difesa dei diritti degli animali. Quali sono le tue battaglie personali?
Mi sento attratto dalle battaglie “perse”. Faccio solo un esempio. Da sempre mi batto contro la caccia e l’80% degli  italiani, in base ai sondaggi, dichiara di essere contro. Tutto falso, perché poi votano partiti che si schierano apertamente a favore dei cacciatori e delle loro lobby. Vedasi PDL e Lega. Ma anche il PD con l’Arcicaccia non è da meno. Insomma, siamo italiani mica per niente.
 
So che hai in cantiere altri due romanzi: anticipazioni?
Il primo, che dovrebbe uscire a fine 2011, è intitolato Il chirurgo rosso, storia con atmosfere thriller ambientata tra le fine del 1976 e i primi mesi del 1977, e in cui si ricostruiscono gli avvenimenti legati al Movimento del 1977. E, allo stesso tempo, si riportano alla luce i legami tra servizi segreti e terrorismo nero. Quello che inizierò a breve è intitolato Metastasi, analisi di tutti i cancri che ammalano la nostra società. Ma tra i progetti ci sono anche i romanzi sulla mafia cinese in Italia e sulla Stasi, il servizio segreto della DDR. Insomma, per i prossimi anni ho di che fare.
 
 
I libri di Paolo Grugni

 

 

 

 
 
 
 
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