Intervista a Paolo Roversi

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Paolo è una delle figure più attive del panorama web italiano (dedicato alla letteratura e non solo). Scrive noir scanzonati, adora Bukowski e lo celebra con libri e iniziative, è fondatore e direttore della rassegna dedicata al giallo e al noir NebbiaGialla Suzzara Noir Festival che si svolge ogni primo weekend di febbraio a Suzzara (Mantova), dirige MilanoNera web press, un portale dedicato interamente alla letteratura gialla che viene anche pubblicato e distribuito gratuitamente in libreria ogni due mesi. E poi diciamolo: lo incontro sempre alle fiere letterarie in giro in Italia, siamo amici ed è sempre un piacere fare due chiacchiere con lui.

Da cosa nasce la tua ben nota passionaccia per Charles Bukowski?

Da una folgorazione nata ai tempi del liceo quando mi capitò fra le mani il romanzo “Post Office”. Da allora è stata passione pura al punto che la mia decisione di diventare scrittore la devo probabilmente al vecchio Buk: Zio Buk per me ha rappresentato lo scrittore per antonomasia. La mia passione per il Vecchio, come lo chiamiamo noi adepti, è stata suggellata editorialmente nel 1997 quando pubblicai il Millelire di aforismi “Seppellitemi vicino all'ippodromo così che possa sentire l'ebbrezza della volata finale” (Stampa Alternativa). Quel libro è nato per puro caso: all'epoca, leggendo i libri di Bukowski, mi ero messo a sottolineare le frasi che mi piacevano di più. Un giorno le ho trascritte, imbustate e spedite all'editore. E' andata di lusso: un paio di mesi più tardi la raccolta di quelle frasi sottolineate è diventata il mio primo libro! Da allora ho continuato a coltivare la mia passione per lo scrittore fino a quando, nel 2004, grazie ad un'interlocutrice d’eccezione come Fernanda Pivano, gli ho dedicato la biografia “Bukowski scrivo racconti poi ci metto il sesso per vendere” (Stampa Alternativa) che prestava una particolare attenzione al “fenomeno” Bukowski in Italia. Quel libro posso dire che mi ha portato molta fortuna: è diventato un tour e mi ha fatto molto conoscere dal pubblico! Scrivere questo nuovo romanzo, che possiamo dire concluda la mia personalissima trilogia, è stata la logica conclusione di un percorso, anche se non premeditato. In quest'ultimo tassello, pubblicato da Fermento e intitolato “Il mio nome è Bukowski” ho voluto raccontare, sotto forma di romanzo, un particolare Bukowski: il mio.

 

Ti piacerebbe che ti succedesse quello che succede al protagonista del tuo romanzo Il mio nome è Bukowski, che si sveglia dal coma credendo di essere Bukowski (o almeno sostenendolo)? A meno che tu non l'abbia già fatto, eh...

Infatti: chi ti dice che non sia una storia autobiografica? Scherzi a parte l'idea di vivere in maniera “bukowskiana” sotto un certo aspetto mi ha sempre attratto, e devo dire è stata un po' anche la molla che mi ha spinto a leggere i suoi libri... Fortunatamente fino ad ora ho desistito: non c'ho il fisico...

 

Sei il fondatore di una delle più interessanti riviste sul web, Milano nera. Vuoi parlarci un po' di questa esperienza?

Internet è uno strumento formidabile di comunicazione e d'informazione che per fortuna è ancora libero; rappresenta la via alternativa rispetto alle televisioni e ai giornali perché può attrarre ed informare a costo praticamente nullo. Il blog che gestisco, insieme ad altri scrittori e critici letterari, MilanoNera (http://www.milanonera.com), il cui sottotitolo è “il lato oscuro della scrittura”, si propone di parlare di libri gialli e noir appunto in questa ottica: non badiamo troppo al nome altisonante della casa editrice, ma alla qualità del libro. Negli altri media, come ben sai, questo rapporto è invertito per ragioni di mercato. Pubblichiamo soprattuto recensioni perché secondo noi la gente che ama leggere, cerca sempre buoni consigli di lettura. Questo è il nostro intento principale: leggere, scrivere una recensione, dare un voto. Perché i libri costano. E perché vale la pena leggere solo buoni libri. Libri non necessariamente appena pubblicati ma che ci piacciono o ci sono piaciuti. Chiaramente non cerchiamo solo tra le novità (dove sta scritto che i libri nuovi sono più belli?) ma anche tra quelli belli del passato sforzandoci di sfatare la terribile legge editoriale secondo la quale dopo tre mesi un libro è morto e sepolto. Non è così. Un bel libro rimane per sempre tale.

 

Nel terzo capitolo del tuo ciclo noir dedicato al duo Enrico Radeschi/Loris Sebastiani, Niente baci alla francese, c'è una dose da cavallo di attualità: le polemiche sull'ecopass a Milano, i magnati russi, Sarkozy, Youporn (lo Youtube porno): è semplicemente capitato o la tua è stata una scelta 'tattica' per trovare visibilità? A proposito, se la risposta è la seconda, ha funzionato...

Direi entrambe le cose. Io per scrivere parto sempre da qualcosa di reale: da una situazione o da un avvenimento di cronaca e da lì poi costruisco la mia storia. Nel caso di questo romanzo volevo raccontare, attraverso gli occhi dei miei due protagonisti, Milano: i suoi problemi, le sue contraddizioni. E oggi il maggior problema di questa metropoli è l'inquinamento. Ho affrontato il tema a modo mio, anzi alla maniera di Radeschi: da vero cinico qual è, non potendo più girare con la sua vespa gialla del '74, è quasi felice quando fanno fuori il sindaco (che non è la Moratti ma un personaggio di fantasia!)... Indagando poi incappa immancabilmente nell'attualità dell'ecopass, dei magnati russi e del resto. Il giallo, in fondo, è da sempre il genere che più di tutti gli altri si presta per raccontare la realtà, la nostra società in un determinato momento storico.

 

In Niente baci alla francese si respira un certo disincanto verso la politica. A un certo punto addirittura fai dire a un tuo personaggio: "Quello che non digerisco è che l'omicidio dell'unico sindaco riformista che Milano abbia mai avuto sia stato accolto, anziché con sdegno, con sollievo dalla stragrande maggioranza dei milanesi". Non c'è proprio speranza di cambiamento in questo Paese?

Domanda da un milione di euro alla quale io non so rispondere; vedremo il 12 di aprile 2008 cosa risponderà il Paese... Parlando di letteratura, quello che posso dire, è che noi scrittori abbiamo la possibilità di proporre delle soluzioni, d'immaginarci un futuro diverso, di far riflettere su certi aspetti della nostra società. Niente di più. Ed è quello che sostanzialmente faccio nel mio romanzo.

 

Del romanzo è stato anche realizzato un booktrailer. Cosa ci dici di questa forma di promozione editoriale?

Al cinema quando esce un nuovo film ti propongono il trailer per incentivarti ad andare a vederlo. Un booktrailer ha lo stesso scopo: raccontarti, in due minuti con musica e immagini, un libro. Per ingolosirti, per farti desiderare di leggerlo. O almeno a questo dovrebbe servire. Il mio è arrivato secondo al primo concorso nazionale di booktrailer che si è svolto a Milano qualche settimana fa e su YouTube, dove è disponibile da un paio di mesi ( http://it.youtube.com/watch?v=mpUymmc3oSw ), sono già stati in tantissimi a vederlo.

 

Anche quando descrivi le situazioni più drammatiche e violente, il tuo lettore ha sempre l'impressione di un sorriso nascosto, di uno sguardo ironico, di leggerezza insomma. Come mai questa scelta?

La mia è letteratura d'intrattenimento. Non voglio far venire ai miei lettori il patema d'animo, piuttosto li voglio far divertire, sorridere. Riflettere anche, ma mai angosciarli. Il mio metro stilistico ormai è questo: raccontare storie con leggerezza cercando di non scadere mai nella banalità o nella superficialità.

 

Quali sono gli scrittori ai quali guardi con maggiore attenzione?

A parte Bukowski, con cui non voglio più tediarti, leggo con piacere diversi autori di noir. Ne cito alcuni a me molto cari. Tra gli americani dico Ellroy, Lansdale, Bunker. In Francia Jean-Claude Izzo; fra gli spagnoli, meglio fra i catalani, Manuel Vasquez Montalban: un magnifico scrittore, che considero uno dei miei modelli letterari. Fra gli italiani Carlotto e l'insuperato maestro di tutti noi giallisti: Giorgio Scerbanenco.

 

Hai fondato e dirigi un festival dedicato al giallo e al noir: il Nebbia Gialla Noir festival a Suzzara (Mantova). Vuoi parlarci di questa esperienza?

L'idea è nata con l'obbiettivo di conciliare la passione per la letteratura di genere (il giallo, il noir, la produzione letteraria del mistero in generale che in questi anni gode di una straordinaria attenzione) con la Bassa, la mia terra anche se vivo da anni a Milano. La terra di Guareschi e Zavattini, del Po, delle sue tradizioni, della sua gastronomia e delle sue caratteristiche ambientali come la nebbia che appunto dà il nome alla rassegna NebbiaGialla (http://www.nebbiagialla.it). Lo spirito della manifestazione è di portare la letteratura in provincia: il primo weekend di febbraio vogliamo che diventi per tutti gli appassionati e non , un'occasione per incontrare molti fra gli scrittori più interessanti del panorama noir italiano. La seconda edizione di NebbiaGialla è stata un vero successo. Una scommessa vinta grazie alla presenza di tanti autori importanti come Massimo Carlotto, Loriano Macchiavelli, Gianni Mura e molti altri. Il mio sogno di portare il giallo in provincia, gli autori fra la gente, in un borgo affacciato sul Po di appena ventimila abitanti si è realizzato: trenta autori di quel calibro, tutti insieme, non è una cosa che capita di vedere tutti i giorni fra le nebbie della Bassa... Ogni evento è stato caratterizzato da grande partecipazione di pubblico. La cosa più straordinaria era vedere tante persone andarsene con tre o quattro romanzi sotto braccio dopo esserseli fatti firmare dai loro autori preferiti. 

 

I libri di Paolo Roversi
 

 

 
 
 
 
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