Intervista a Paquito Catanzaro

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Paquito Catanzaro, napoletano, classe 1981, è al secondo libro pubblicato e ormai non è più solo un giovane scrittore promettente, ma ha dimostrato di avere una solida formazione e un buon talento accompagnato da un’immaginazione originale e prolifica. Lo incontriamo al Pisa Book Festival 2017.




Nel tuo Centomila copie vendute uno scrittore, Hermes, lotta per evitare che il suo noir ambientato a Napoli, che ha per protagonista un investigatore solitario, amareggiato, insonne (e palestrato), sulle tracce di un serial killer, finisca schiacciato dall’ingombrante presenza del già letto, già scritto, già pubblicato, già sceneggiato. Quanto coraggio e quanta incoscienza ci vogliono per bussare alla porta di una casa editrice con un noir sotto il braccio, a Napoli nell’era di De Giovanni & Co.?
La difficoltà di emergere è la stessa a qualsiasi latitudine. Non credo sia una questione di genere, ma di opportunità. Molti autori, purtroppo, vogliono: tutto, subito e senza sforzo. Litigano con gli editor, pretendendo che loro idee vengano accettate senza alcun intervento e s’aspettano di essere supportati alla maniera dei grandi scrittori, pur non avendo un briciolo di curriculum. La situazione ideale sarebbe quella di autori pronti a fare la gavetta ed editori lungimiranti pronti a investire su voci nuove della letteratura.

Hermes Stoppani grazie ai consigli di amici e benefattori finisce per rimaneggiare pesantemente il suo scritto per renderlo appetibile alla pancia del pubblico e attraente per l’editoria. Quanti e quali compromessi hai dovuto accettare prima di vedere pubblicato il tuo lavoro?
Per mia fortuna, mi relaziono (e lavoro) con una casa editrice serissima: Homo Scrivens. Una realtà che ha accettato il mio primo manoscritto, Quattrotretre, dopo due anni di gavetta tra i banchi di un corso di scrittura e numerose partecipazioni all’interno di antologie e progetti collettivi. Vorrei, senz’alcun dubbio, che la scrittura diventasse il mio mestiere, ma preferisco una strada lunga e tortuosa alle corsie preferenziali.

Il tuo libro può essere letto in tanti modi diversi: un giallo in divenire, il diario dei dolori di un “giovane” autore, una vaga canzonatura delle leggi del mercato editoriale… Qual è la “giusta” chiave di lettura, se ce n’è una sola?
Come qualsiasi altro romanzo, è il lettore a far la storia. A me piace raccontare Centomila copie vendute in sette parole: La divertente odissea di un aspirante scrittore.

Tu fai parte di una casa editrice, Homo Scrivens, composta di scrittori, che è di per sé un esperimento interessante: ma non si rischia di perdere obiettività a dover alternare la casacca dell’editore e quella dello scrittore pubblicato?
Homo Scrivens è nata come “compagnia di scrittura”, un gruppo di persone unito dalla passione per la scrittura. La trasformazione in casa editrice è stata quasi fisiologica. I testi proposti sono interessanti (non sono io a dirlo, ma i lettori), pertanto era giusto dar loro un’opportunità attraverso il medium libro. Immagino non sia facile ricoprire la veste di editore/scrittore, ma per fortuna non rivesto questa duplice figura.

La morale di questo libro è che in Italia per vendere centomila copie o anche solo per avere una tiratura sopra le cinquecento bisogna ripubblicare sempre lo stesso libro, attenersi rispettosamente ai cliché e dare al pubblico solo ciò che gli piace leggere e che può facilmente diventare una sceneggiatura o tra le righe c’è un messaggio di speranza che mi è sfuggito?
Questo è un libro che parla di sogni. Quello di Hermes è veder pubblicato il proprio manoscritto. Al di là del risultato (le logiche di mercato, purtroppo, non fanno per me), Hermes si mette in discussione, rivedendo la propria storia e provando a darle una forma più spendibile nel mondo dell’editoria. Il messaggio implicito è: per raggiungere un qualsiasi traguardo, bisogna darsi da fare; fare la gavetta, sporcarsi le mani ed esser pronti ad accettare le critiche. La popolarità che giunge all’improvviso è un fuoco fatuo, le capacità, il talento, la dedizione permettono di arrivare in alto, pure alle centomila copie vendute.

I LIBRI DI PAQUITO CATANZARO



 

 

 

 
 
 
 
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