Intervista a Patrizio Roversi

Patrizio Roversi
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Ha condotto una delle trasmissioni televisive dedicate ai libri più fortunate, è un lettore bulimico, uno scrittore, un uomo che ha girato il mondo e che lo ha raccontato. Su una panchina in passeggiata a Viareggio beandoci di un tramonto meraviglioso parliamo, naturalmente di libri. Il sole scende, le stelle salgono e noi siamo ancora lì... qualcuno reclama la sua presenza, lui guarda l'orologio e ride... è l'ora di andare.

Sei stato uno dei primi a parlare di libri in televisione...

Prima di me avevano ne parlato degli ottimi conduttori, da Corrado Augias in poi. Di libri se ne parla, per fortuna. Io ho partecipato come conduttore a una trasmissione che si chiamava, e che si chiama tutt’ora, "Per un pugno di libri", un programma in cui i ragazzi si sfidavano su domande che avevano a che fare con i libri. Cercavano un conduttore che fosse totalmente ignorante e che non potesse così essere supponente nei confronti della cultura letteraria e io ero l’ideale perché ero un perfetto analfabeta di ritorno, cioè bravissimo a scuola, ma un ragazzo che aveva acquisito l’idea che il libro fosse un luogo di sofferenza, un mezzo per ottenere un bel voto, quindi quando non era il momento di studiare o di documentarsi su un progetto specifico io non leggevo.

 

E da allora è cambiato qualcosa nel tuo rapporto con i libri?

"Per un pugno di libri" mi ha obbligato a leggere: io dovevo conoscere ovviamente il libro di cui si parlava durante la puntata, e non solo. Mi hanno fatto tornare la voglia e dimostrato che leggere può essere un godimento assoluto, un arricchimento incredibile, una compagnia pazzesca... anzi fin troppo, perché a mio avviso ti porta al rischio del solipsismo e dell’autosufficienza e quindi un po’ mi hanno corrotto e non sono più refrattario al libro.

 

In Italia però si legge molto poco, di 'refrattari ai libri' ce n'è quanti ne vuoi. Perché, secondo te?

Le cause sono le più diverse, c’è chi dice per colpa della televisione, ma io non lo credo, perché ci sono dei paesi in cui la televisione è molto più forte e feroce che in Italia e ciononostante si legge molto di più. Qualcun altro dice che è venuto meno il ruolo di mediatore dell’editore: prima l’editore assolveva alla sua funzione di scegliere cosa pubblicare e cosa no, selezionava molto, pubblicava meno. Oggi invece l’editore pastura, mette sul mercato tante cose sperando che funzionino, e la quantità abnorme non invoglia a leggere, anche se i lettori italiani sono molto motivati, vedi l’affluenza al Festival della Letteratura di Mantova o le persone che vanno alle presentazioni dei libri. A me è capitato molte volte di presentare degli scrittori nelle librerie e devo dire che c’è un pubblico interessato alla Letteratura. Certo la quantità non è sinonimo di qualità, ma qualcosa di buono c’è.

 

Che atteggiamento fisico hai nei confronti dei libri?

Sicuramente non sono un feticista, non ho rispetto, nel senso che penso che si debba leggere per puro godimento, se ne hai voglia, quindi anche se sono di fronte ad un libro famoso ma che non mi piace dopo trenta pagine lo chiudo. Appartengo a quella razza dannata che fa le orecchie ai libri, che li perde, li presta non li chiede indietro. Il libro è quello che mi rimane in mente... il resto via, non sono un bibliofilo insomma.

 

Cosa consiglieresti di 'assaggiare' ai lettori di Mangialibri?

L’ultimo giro di giostra di Tiziano Terzani, è un libro che mi ha colpito moltissimo, ci ho messo molto a leggerlo con una commozione ricorrente. Ho rivisto luoghi nei quali ero stato anche io, per cui molto emozionante. Sono appassionato dei libri di Pino Cacucci, e non solo perché è un mio amico, ma perché pratica un genere che a me piace molto, "al confine tra la via Emilia e il Messico", a metà tra libri di viaggio e romanzo e a volte anche poliziesco. E lo ammiro anche per i libri che lui traduce, perché lui è il traduttore di quasi tutti gli autori sudamericani. Mi sono anche 'nutrito', come quando si mangia una cosa buona che ti fa bene, della saga di Montalbano di Andrea Camilleri e poi amo i libri di viaggio, un librone di Tucci sul Tibet, recentemente alla festa della letteratura di viaggio ho comprato qualcosa come quattordici chili di roba che devo assolutamente leggere. Ho letto da poco con gusto Paolo Rumiz e il suo viaggio sulle tracce di Annibale.

 

Dove leggi di solito?

Viaggio molto spesso in treno, ci trascorro parecchie ore quindi leggo lì, però devo dire che lo faccio un po’ da tutte le parti. Leggo anche Tex Willer… non pratico il buddismo zen e quindi non sono in grado di meditar,e diciamo così: Tex mi spenge il cervello e ottiene dei risultati eccezionali. Quando mi devo rilassare leggo Tex, quando invece ho voglia di leggere un libro qualsiasi posto va bene anche se treno e gabinetto restano i luoghi migliori.

 

Pagina o schermata video, libro o e-book?

Secondo me l’elettronica in genere non soppianterà mai il libro, un po’ anche per un fatto puramente oftalmico, io per esempio non riesco a leggere a video un documento più lungo di due pagine, di solito lo stampo e leggo sulla carta. Certo in alcuni casi avrei bisogno di entrambe le cose, perché sul cartaceo leggo volentieri, palpo, tocco, ma sull’elettronico potrei estrapolare, sottolineare, citare, per me l’ideale sarebbe avere tutto in duplice formato.

 

 

 
 
 
 
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