Intervista a Piergiorgio Odifreddi

Piergiorgio Odifreddi
Articolo di: 

Sala piena di persone nel Chiostro di Sant'Agostino a Pietrasanta, incontro in grande stile al Caffè de La Versiliana. Vorrei fare due chiacchiere con il matematico più discusso del momento, ma mi rendo conto che il pubblico aspetta e rubare anche solo qualche minuto non sarebbe educato. Lui capisce il problema e gentilmente si rende disponibile alla fine dell'incontro. Tante domande dal pubblico, tanti libri da firmare… è quasi mezzanotte, temo che la chiacchierata salti e invece facciamo quasi l'una a parlare.
Anniversari a parte, perché Darwin è ancora così importante oggi e perché il dibattito sul darwinismo è ancora così attuale e lacerante?
Darwin è importante come Newton, come Galileo. Sono i fondatori delle loro rispettive discipline, la Biologia senza Darwin sarebbe inconcepibile, bisogna continuare a leggerli: in più sono classici, e un classico deve essere conosciuto, è anche un testo di divulgazione. L’unico libro paragonabile a L’origine delle specie è Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo di Galileo: entrambi sono libri che richiedono attenzione, certo, impegno, perché sono due tomi di cinquecento pagine, ma sono scritti bene e vale la pena di conoscerli sia da un punto di vista letterario-divulgativo che scientifico. Il dibattito anche nella Chiesa Cattolica va avanti perché per loro funziona tutto bene finché si parla di evoluzione delle specie vegetali e animali ma una religione che dice che l’uomo è stato fatto a immagine e somiglianza di Dio, e poi arriva uno che sostiene che deriviamo dalla scimmia è un po’ difficile metterli insieme. La Chiesa trova difficile accettare questo fatto e poi nella mitologia della Genesi Adamo ed Eva compiono il peccato originale dando il via a tutto, ma se qualcuno sostiene che c’è stata un’evoluzione da una scimmia antropomorfa è chiaro che la storia del peccato originale non tiene e che anche il fatto che Dio abbia mandato suo figlio per redimere l’umanità dal peccato originale è difficile da credere. La Chiesa accetta l’evoluzionismo solo finché si tratta di specie vegetali e animali, poi quando arriva all’uomo fa le bizze.

Verrà mai superata in Italia la dicotomia tra sapere umanistico e sapere scientifico, e a chi fa comodo questa dicotomia?

Più che far comodo è quasi imposta  da due realtà: una la Chiesa, la metafisica religiosa, l’altra parte è l’idealismo che risale a Croce Gentile, tutti e due ministri della Pubblica Istruzione ed hanno fatto anche delle riforme che ci portiamo dietro. Queste riforme traducono l’idea che Croce e Gentile avevano: coloro che comandano devono studiare i classici latini e greci, invece quelli che lavorano devono studiare le cose pratiche. Questa dicotomia è stata creata da loro e ancora oggi la si vede. Pensiamo al Liceo scientifico, ci sono più ore di Latino di quante ce ne siano di Scienze, e questa è un’assurdità. In più c’è un problema legato alla politica culturale, il fatto che le pagine culturali dei giornali, le sezioni culturali delle radio e delle televisioni siano in mano ai letterari fa sì che ogni giorno si parli sempre di romanzi, ma di Scienza non si parla quasi mai o in modo indiretto - al limite se esce qualche romanzo che ne parla - o comunque di idee bislacche, tutte cose marginali. Fino a quando a dirigere le pagine culturali saranno gli uomini di lettere sarà sempre così, se un domani ciò cambierà magari avremo una recensione letteraria una volta al mese.
 

Com’è nata l’idea di questo In principio era Darwin?
È nata durante il Festival della Mente di Sarzana, da tre anni mi fanno leggere dopo cena testi importanti di scienziati come Galileo, Einstein, ed è toccato anche a Darwin. A queste cose mi preparo con attenzione, leggo e rileggo, prendo appunti e approfondisco, e ogni volta è una scoperta, cerco di spiegare di entrare nelle emozioni che questa lettura mi ha provocato spiegandolo prima a me stesso.
 

Darwin rischia di fare la fine di Galilei, rivalutato dopo 400 anni?
Galileo era un credente cercava di dire che la sua lettura delle Sacre Scritture era più corretta e voleva separare scienza e la fede. C’è chi sostiene che il processo a Galileo non è stato contro il copernicanesimo, ma contro le teorie da lui esposte ne Il Saggiatore sulle qualità primarie e secondarie. Lui è stato il primo a dire che non esiste un’essenza delle cose separata dagli attributi, ma poiché il dogma della transustanziazione si basa sulla concezione aristotelica sembra che il processo fosse stato su quello lì… poi loro sono stati bravi a spostare l’attenzione. Sul libro sulla religione io ne parlo, ma lo sanno anche loro si basa su una nozione che oggi nessuno più accetta, ma è un dibattito di cui oggi non si parla e anche se differenzia i cattolici dai protestanti.
 

Cosa può e deve fare uno scienziato per difendere la laicità dello Stato e del pensiero?
Tutto quello che può: assurdo pensare di chiudersi in casa e vivere la propria vita scientifica indipendentemente dalla politica dalla religione etica e anche dalla divulgazione. Molti scienziati pensano che la divulgazione sia una perdita di tempo, che si volgarizzi, che non si riescano a dire le cose bene, invece bisogna essere impegnati in tutto: in politica, nell’etica. Nei paesi anglosassoni si fa molto di più. Qui da noi molti non fanno nulla, mentre ci sarebbero molti modi fare articoli, organizzare festival per portare le masse, pensiamo al festival di Roma o di Genova che è il più importante d’Europa. Si può parlare di matematica in tanti modi: lo ha fatto anche Dario Fo.
 

Quale sarà il next step nell’evoluzione dell’uomo?
In molti se lo sono chiesto, e Aurobindo pensa di essere lui stesso quest’evoluzione, ma se uno capisce Darwin si renderà conto che non si può trattare di un miglioramento di una specie già esistente ma di qualcosa che diverge e quindi avremmo dei predecessori comuni, ma che poi differiscono anche se l’uomo meditativo potrebbe essere una possibilità. L’evoluzione culturale sta diventando importante per la nostra specie, ci rende diversi da tutte le altre.
 
Chi è Piergiorgio Odifreddi, oltre che il protagonista di mille polemiche furiose con il clero?
Sono sostanzialmente un matematico che applica la matematica ad un ambito esterno al suo campo specifico, sono una specie in via di estinzione, l’uomo rinascimentale o illuminista. Si pensa spesso che chi si contrappone ai credenti non crede in niente, ma i credenti credono in tutto, ai miracoli alle madonne che piangono, a tutto. Non è un peccato non credere in Dio soprattutto se non c’è. L’idea di Dio non è univoca, ognuno ne ha una differente. Gli scienziati cercano di vedere l’ordine nell’universo scoprendone le leggi, cercano il logos, la ragione, l’ordine, à la Spinoza.
 

Ci racconti l’esperienza del Cammino di Santiago di Compostela?
Io non sono andato in pellegrinaggio, io sono andato a fare una bella camminata insieme a Cardini e Valzania. Ho fatto trentatré giorni di cammino con due uniche soste. Alla fine del cammino sono andato anche alla messa, ero curioso di vedere quell’enorme turibolo che è in chiesa. Durante la funzione ho mandato molti messaggini e i miei amici: non credevano che fossi lì e mi spronavano ad aprire il cuore come mi disse la Binetti. Ma ho dovuto ammettere che mi stavo annoiando.

 
I libri di Piergiorgio Odifreddi

 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER