Intervista a Pierluca Pierini

Pierluca Pierini
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“È l’ultimo vero filosofo ermetico vivente. Vive a Viareggio dove dirige la casa editrice Rebis, specializzata nella diffusione, proposizione e divulgazione dei principi dell’Ermetismo Magico” Gabriele La Porta definisce così Pier Luca Pierini nel suo Dizionario dell’inconscio e della  magia. Noi l’abbiamo incontrato e credetemi, stare in mezzo a migliaia e migliaia di libri antichi sulla magia e sull'esoterismo è stata un’esperienza straordinaria.

La tua collezione è unica al mondo: vuoi spiegarci in cosa consiste?
Colleziono libri e manoscritti antichi a carattere esclusivamente esoterico, magico, alchemico, divinatorio. La mia collezione include veri e propri manufatti magici, come bacchette, amuleti, oggetti per la divinazione, statue, talismani, materiale e misura, stampe, porta candele, scrigni provenienti da ogni parte del mondo e grimoire (veri e propri 'manuali operativi' appartenuti a maghi o streghe, ndr), tutto materiale che per una decina d’anni è stato esposto nel Museo Rebis di scienze occulte in via Venezia a Viareggio. Poi la collezione è cresciuta troppo e sto cercando una nuova sistemazione.
 
Quando hai cominciato a raccogliere questo materiale?
Molto presto. Avevo dodici anni, ero attratto dal mondo dell’occulto, manoscritti di argomento esoterico, magico, alchemico, libri che affrontassero temi di stregoneria, occultismo cartomanzia, arti divinatorie in genere. Inizialmente ebbi fortuna trovando cose molto particolari, all’epoca non c’erano molto collezionisti come oggi.
 
Quanti libri possiedi?
Non lo so con esattezza: oltre trentacinquemila sicuramente a cui si aggiungono oltre seimila mazzi di carte, senza contare gli oggetti, che meriterebbero un discorso a parte. Tra gli oggetti interessanti possiedo un manifesto originale di Théophile-Alexandre Steinlen, l’autore del celebre Tournée du chat noir e un olio di Salvador Rosa, nonchè un manoscritto del celebre alchimista Marchese Massimiliano Palombara ideatore de La porta magica.
 
A proposito: la porta del tuo museo ne è una copia fedele?
Una perfetta riproduzione di quella che è ancora visibile a Roma in piazza Vittorio, a villa Palombara appunto che era la sede del cenacolo presieduto dal conte di cui facevano parte anche la regina Cristina di Svezia e Francesco Bozzi, un importante alchimista. In origine le porte erano sette ed erano sopravvissute negli anni alla Roma papale, sono state poi ironicamente distrutte dall’incuria. Per fortuna il professor Verginelli, amico di Nino Rota - entrambi personaggi vicini agli ambienti esoterici - riuscì a preservarla facendola recintare. Tra l’altro ho anche l’originale di Palombara del 1656, manoscritto che non più tardi di qualche giorno fa il conduttore della trasmissione tv "Voyager" ha dato per disperso o segretamente custodito negli archivi vaticani! Alcuni amici volevano che lo chiamassi per dirgli che non era affatto in Vaticano, ma a Viareggio, ma ho preferito lasciar perdere. Pensa che ho una copia de il De prestigiis demonum il testo  di cui parla anche Roman Polanski ne "La Nona Porta" oppure il più noto Malleus Malleficarum, ma la cosa che mi stupisce di più è che questi testi vengono quasi sempre citati in modo inesatto, quando basterebbe affidarsi a un bibliofilo esperto.
 
Parallelamente alla tua ricerca hai aperto una casa editrice che si occupa di ripubblicare testi altrimenti introvabili, è vero?
Tutto è nato intorno al 1970 con lo scopo di offrire al pubblico interessato una serie di testi rari o inediti provenienti unicamente dal mio personale archivio. Un intento e un impegno tutt’altro che facili, peraltro mantenuti e confermati nel tempo, pienamente giustificati e ampiamente apprezzati in un periodo in cui certe materie e discipline – ancora lontane dalle varie tendenze che ne determinarono la marcata diffusione a partire dalla fine degli anni ‘70 – costituivano ancora un’isola elitaria, limitata a pochi e riservati cultori, ed erano scarsamente rappresentate nel panorama editoriale e librario italiano e internazionale.
 
Che genere di stampe fate?
Rigorosamente stampe anastatiche ovvero copie ottenute mediante la fotografia dell’originale, con il preciso intento di fare una copia fedele all’originale anche con i suoi piccoli errori.
 
Qualche titolo?
I primi titoli sono stati pubblicati per restituire ad una cerchia ristretta di appassionati e studiosi, alcune opere di fondamentale interesse, quali la prima traduzione italiana dei manifesti rosacruciani “Fama e Confessio Fraternitatis” e degli inediti “Heptameron” di Pietro D’Abano, “I Simboli Segreti dei Rosa+Croce” completo delle splendide tavole, il “Liber Umbrarum” e “Le 12 Chiavi dell’Alchimia” di Basilio Valentino. Poi le ristampe di testi ormai divenuti introvabili, come “L’Alchimia” di J.Castelot e una serie di antichi importanti grimoires, i primi ripubblicati in Italia, con ampie e opportune introduzioni, dopo oltre mezzo secolo dalle edizioni originali, quali “Il Vero Enchiridion”, “Il Drago Rosso”, “La Clavicola del Re Salomone”, “La Scienza Cabalistica” e molti altri ancora. Nel 1977 alla Rebis è stato conferito il prestigioso primo premio “Città di Napoli”, patrocinato dall’Amministrazione comunale, per le migliori pubblicazioni di esoterismo, e l’anno successivo, il “Golden Hermes” della autorevole rivista specializzata americana “Heart Religion News”, per le fedeli ristampe di antichi testi magici. Già, in qual periodo pubblicai tutte le maggiori opere dell’Abate Julio, autore già ampiamente stimato e seguito in Francia ma ancora quasi sconosciuto in Italia, e gli scritti più significativi di Prentice Mulford, il celebre precursore del “Pensiero Positivo”.  Nel 1982 la prima e unica ristampa integrale in due volumi delle annate complete 1897-98-99 dell’importantissima rivista di G.Kremmerz “Il Mondo Secreto”, la prima esplicitamente esoterica pubblicata in Italia: un’opera colossale di oltre 1300 pagine, alla quale seguono nel tempo altri scritti fondamentali dello stesso insigne ermetista e di suoi discepoli. Le varie collane editoriali si sono arricchite nel tempo con i nomi tra i più rappresentativi della letteratura occultistica, quali Eliphas Levi, de Guaita, Papus, Hartmann, Sèdir, Durville, Muchery, Shirley, Bornia, Zingaropoli, Meyrink e molti altri. Negli Anni ’80 e ’90 si ho riproposto altre rare riviste di alto spessore esoterico, ormai esaurite e ricercate da tempo, quali “O’ Thanatos”, “Iniziazione” e “La Fenice e Ibis”, oltre a una serie inedita di trattati sulla Magia degli Angeli, sulla pratica operativa e talismanica dei Rosa+Croce, sulle Piante Magiche, la Magia delle Fate e sulla Tradizione Divinatoria, con particolare attenzione alla Cartomanzia.
 
E poi Le opere di Charles G. Leland...
Certo, sono felice di aver ripubblicato  “Aradia, o il Vangelo delle Streghe Italiane”,  e le prime traduzioni integrali italiane delle sue maggiori opere “Etruscan Roman Remains” e “Legenda of Florence”, con il titolo “Il Tesoro delle Streghe” (in due volumi) e “Firenze Arcana” i testi per intenderci che hanno ispirato la Wicca nel mondo anglosassone.
 
Un libro che ti sta particolarmente a cuore e quello che hai pubblicato con più gioia?
Il Magus di Barret del 1801 per l’importanza che ebbe nel momento della sua prima uscita in un clima post-Inquisizione. Ma ce ne sono molti che sono stato felice di poter riportare al’attenzione. Ho una predilezione per i grimoire, hanno un fascino naif. Pensa che in alcuni c’è scritto passo come evocare questo o quel demonio per trovare un tesoro e tutte le cose da dire e da fare per evitare di cedergli l’anima. Sono testimonianze molto divertenti, scritti come se fossero ricettari… in uso già nel Cinquecento, molto diffusi nel Settecento, hanno un fascino particolare.
 
E del libro come oggetto cosa pensi?
Mi reputo un bibliofilo, con i libri ho un rapporto quasi feticistico, mi piacciono anche come oggetti in se stessi. Noto e cerco rilegature particolarmente pregiate, mi piace la carta antica, il profumo, la stampa, i caratteri. Quando ho tempo amo curare i miei manoscritti, lucidare le copertine e le rilegature in pelle. Sono stato educato al rispetto dei volumi e credo che abbiano in sé un fascino destinato a non scomparire nonostante l’avvento dei supporti digitali.
 

 

 

 
 
 
 
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