Intervista a Pierpaolo Di Nardo

Pierpaolo Di Nardo
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Negli ultimi 15 anni Pierpaolo Di Nardo è stato in India circa 60 volte, inizialmente come accompagnatore di viaggi, poi come esploratore della realtà indiana, una realtà alla quale si sente particolarmente vicino. Dopo aver percorso migliaia di chilometri per le strade del Rajasthan mischiandosi tra contadini e mercanti di bestiame, e aver navigato sulle sacre acque della Yamuna e del Gange, Pierpaolo ha deciso di raccogliere le sue esperienze all’interno di due approfondite guide sull’India, corredate da racconti di viaggio.
Dopo sette anni dal tuo primo libro India del Nord - Trecentotrenta milioni di dèi e un popolo solo, esce in anteprima per il Salone del Libro 2010 India del Sud - Nella terra degli dèi. Quali sono le differenze e quali le similitudini tra queste due macro-regioni indiane?
L’India è un mondo completamente altro. Diverso e lontano dalla nostra concezione delle cose. Nord e Sud sono categorie più geo-politiche che reali. Ma se vi facciamo riferimento, possiamo dire che il Nord è la regione indo-musulmana, fatta di culture miste, di sincretismo culturale e architettonico, di genti mescolate tra induisti indiani e musulmani indiani; terra di battaglie, di grandi fortezze, castelli e palazzi medievali, terra dei Maharaja e dei Moghul; luogo mitico della spiritualità del Gange e dell’Himalaya più inarrivabile. Il Sud invece è l’India dravidica, quella più antica e integra, l’India dei meravigliosi templi indù, delle città ancor oggi legate al ritmo della spiritualità e delle cerimonie, ed è anche l’India delle grandi campagne, della natura tropicale incontaminata, dei villaggi dai raccolti rigogliosi, dove la natura vive in equilibrio con l’uomo. Il Sud è l’India sana dei villaggi dove il tempo sembra essersi fermato e dove tutto vive in armonia ed equilibrio. In poche parole: Nord, architettura e sincretismo culturale; Sud, templi, spiritualità e natura tropicale incontaminata.


L’india è davvero un paese unico nel suo genere, un insieme di Stati che formano un continente, sia per il numero di persone che lo popolano sia per le differenti culture presenti: com’è possibile questa convivenza reciproca?
La convivenza di un miliardo e duecento milioni di persone è un dato di fatto. Ma l’India convive da sempre perché al centro del suo credo c’è la diversità come ricchezza, risorsa inesauribile che fa dell’India il più grande laboratorio del pensiero dell’umanità. Convivenza certo ma non senza conflitti, scontri e incontri. Ma è proprio nello scontro-incontro che la cultura dell’India si esprime. L’India elabora filosofie e religioni ed accoglie culture, religioni, sistemi di pensiero, filosofie differenti e la cosa straordinaria e unica è che mai ha avuto, nel corso dei secoli, la necessità di esportare nel mondo i propri culti; questo, a differenza di qualsiasi cultura occidentale o medio-orientale, ha reso forte la convivenza tra le culture nel concetto di totale libertà dove nessuna religione si accolla il requisito di depositaria della Verità suprema. L’India vive nel flusso delle cose, CON le cose e mai CONTRO.


Dalla lettura dei tuoi libri, oltre allo spazio che dedichi agli approfondimenti storici sul passato del paese e ai tanti piccoli episodi di racconto - simili a una fitta rete di reportage - la tematica religiosa ha un ruolo centrale nelle tue guide: cosa ti ha spinto a trattare questo tema?
Sono fermamente convinto che la Religione sia il motore della Storia. Se mi guardo attorno, ovunque io vada, in oriente come in occidente, l’uomo ha edificato chiese, templi, luoghi di culto meravigliosi, dando sfoggio a opere dell’ingegno e dell’architettura con un unico scopo: il tentativo di raggiungere gli dèi. In India questo è molto evidente. Ovunque ci sono torri slanciate verso il cielo, come mani alzate, in preghiera, conficcate nel cielo per afferrare anche una infinitesima goccia del divino inafferrabile. Io credo, comunque la si concepisca, anche da un punto di vista laico, che la Religione in quanto chiave di lettura della storia dell’umanità, sia estremamente illuminante. Con le sue devianze e le sue manifestazioni spirituali, con il suo misticismo e con le crociate, la Religione (intesa come rapporto tra essere umano ed entità superiore trascendentale) è il motore della Storia.


Quest’anno il salone del libro di Torino è dedicato all’India, è un’occasione per l’Italia perché si avvicini a questo paese e ne comprenda le tradizioni millenarie, tu parteciperai?
Certamente, proprio in occasione del Salone Internazionale del libro di Torino sarà presentato in anteprima assoluta India del Sud - Nella terra degli dèi. Sarò presente presso lo spazio della “Libreria Il Giramondo” al Padiglione 1 Stand E71 durante tutta la manifestazione e in particolare, nelle giornate di venerdì 14 e sabato 15, terrò conferenze ed incontri con i lettori ed i giornalisti, per i quali ribadisco piena disponibilità per interviste.


Tra i vari ospiti presenti al Salone Internazionale del libro quali sono quelli che ti attirano maggiormente e che cercherai di incontrare e conoscere? E cosa ci consigli di leggere per prepararci al Salone?
Vi segnalo un’occasione da non perdere. Fuori Salone, al Cinema Movie dall’11 al 16 maggio, una rassegna di cinema indiano d’autore (Bollywood è altra cosa). Il cinema è una delle chiavi di lettura dell’India; il cinema è il mondo del sogno, dentro al quale gli indiani dimenticano (anche solo per 3/4 ore, la durata normale di una pellicola indiana) le fatiche quotidiane e diventano eroi e divinità. Io consiglio sempre di leggere le pagine di Tiziano Terzani, tutte; di Guido Gozzano sul suo viaggio in India (all’inizio del Novecento): Verso la cuna del mondo in cui Gozzano ci restituisce un’India fiabesca che esisteva prima che il colonialismo facesse danni irreparabili e relegasse l’India, ingiustamente, a paese di miseria e miserabili. La Vandana Shiva di India spezzata, per cercare di capire cosa significa quello di cui sentiamo parlare tutti i giorni sui media: il boom economico indiano. Al Salone del Libro di Torino, ci saranno personaggi importanti della narrativa indiana: Tarun Tejpal (il Saviano indiano) autore di La storia dei miei assassini; Anita Nair autrice del fortunato Cuccette per Signora e Tishani Doshi, poetessa e ballerina, autrice di Il piacere non può aspettare.


Infine - dopo una lunga discussione sul tuo lavoro come guida e reporter, le tematiche presenti nei tuoi libri e gli autori che hanno influenzato il tuo pensiero e le tue scritture - una domanda sorge spontanea: cosa ti ha spinto per la prima volta in India?
Sono nato ad Orbassano, alle porte di Torino. Da bambino giocavo nel cortile di casa di Sonia Maino (poi Gandhi). Nessuno mi ha spinto in India. Il mio Karma mi ha portato lì. Sono fortunato, perché se c’è una cosa, una soltanto che l’India mi ha insegnato è la necessità di stravolgere il punto di vista e provare a guardare il mondo da angolazioni diverse. Solo così corro il rischio di capirlo…
 

 

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