Intervista a Pino Cacucci

È scrittore e viaggiatore, sceneggiatore e traduttore, vincitore di numerosi premi letterari. Le sue opere ci hanno descritto i colori, la magia, lo spirito e i tempi dilatati di quella terra fantastica che è l'America Latina e ci hanno narrato le storie tutti  di quei loser e quei ribelli che nella vita hanno perso tutto, tranne la dignità. Alcuni suoi libri sono stati portati sul grande schermo, basti pensare a Puerto Escondido di Gabriele Salvatores e Viva San Isidro! di Alessandro Cappelletti. Amico di Paco Ignacio Taibo II e di Luis Sepúlveda, è anche autore di alcune opere teatrali. Vive a Bologna ma spesso "fugge" in Messico, dove è molto amato. In occasione della pubblicazione della sua ultima opera lo abbiamo incontrato per un'intervista. Signore e signori, ecco a voi Pino Cacucci.




In apertura di Mahahual racconti di un viaggio in pullman di 16 ore in cui ammetti di non avere più l¹età per tirate così lunghe, anche se sembra che tu abbia sofferto più per l'asettica modernità del veicolo (quasi rimpiangendo i pullman scalcinati, incasinati e con le galline nei vani portabagagli) che per le tante ore di viaggio...
È uno degli aspetti negativi dei grandi e rapidi cambiamenti che il Messico ha subito negli ultimi anni, dettagli di una "modernità" che mi fa rimpiangere un Messico più genuino e meno "nordamericanizzato", ma l'ho scritto con una buona dose di autoironia per certe mie nostalgie... Di fatto, il Messico continua d'altro canto a dimostrarmi che una certa anima, quella che mi fece innamorare delle sue genti più di trent'anni fa, resiste e si mantiene integra malgrado tutto.


Sempre in Mahahual citi Roy Betty (l'androide di Blade Runer interpretato da Rutger Hauer) riferendoti all'uso smodato di plastica da parte dell'uomo: "Noi siamo stupidi, perciò moriremo". Credi veramente che l'uomo, continuando ad inquinare, farà la fine degli androidi di Philip Dick?

Se non peggio: Roy il Replicante, almeno, muore spegnendosi dolcemente, sotto la pioggia, dopo aver pronunciato queste parole di rimpianto per una vita "normale" che gli è stata negata, mentre l'inquinamento provoca gravi malattie che non concedono certo una morte "dolce".


Sarebbe interessante capire quali sono le sensazioni di uno che viaggia tanto come te nel momento in cui torna in Italia. Ti viene mai un desiderio insopprimibile di risalire la scaletta dell'aereo oppure ogni volta senti di essere tornato finalmente a casa?
Magari sulla scaletta dell'aereo no, ma... Mi basta vedere un TG o leggere un giornale per farmi provare quella sensazione e chiedermi "Perché diamine sono tornato qui?". Poi, resta il fatto che posso permettermi di trascorrere due o tre mesi all'anno in Messico (grazie soprattutto ai frequenti inviti nelle università, a fiere del libro o festival culturali, o con l'ottimo pretesto di fare ricerche per qualche nuovo libro), e sento che è positivo questo continuo tornare là per poi distaccarmi, mi permette di godere delle emozioni che quel paese continua a darmi e del piacere di riabbracciare vecchi amici, mentre se ci restassi per periodi molto più lunghi, forse rischierei di coglierne sempre più gli aspetti negativi di quelle realtà, cosa che inesorabilmente accade quando si vive costantemente nello stesso posto. E comunque, confesso che... l'impressione di "essere tornato finalmente a casa" la provo solo quando scendo dalla scaletta a Città del Messico.


Parallelamente ad una brillante attività di scrittore ti sei distinto anche come traduttore. Secondo te, per quanto sia ben fatta, una traduzione riuscirà mai a rendere al cento per cento l' anima dell'opera originale?
Tradurre letteratura latinoamericana e spagnola è appassionante, e per di più ho sempre instaurato rapporti di amicizia con autori e autrici, che in alcuni casi sono ormai da anni amici che rivedo senza il motivo di una nuova traduzione. Temo che sia impossibile rendere totalmente l'anima di un romanzo in una lingua diversa, però il tentativo è proprio questo: rispettare nei limiti del possibile lo stile, lo spirito e lo spessore dei personaggi, il modo di esprimersi dell'autore... In definitiva, si tratta di una riscrittura. Pochi giorni fa, al festival di Mantova 2014, ho incontrato Rafael Chirbes, che stimo molto come persona oltre che come scrittore (tra noi c'è un comune sentire anche sulla realtà circostante) di cui ho appena tradotto Sulla sponda (per Feltrinelli), e mi ha detto di averlo letto in italiano, lingua che comprende bene, e di aver provato la piacevole sensazione di leggere il suo stesso romanzo ma al contempo un altro romanzo, come se lo riscoprisse diverso da come lo ricordava, una sorta di "magia" che lo aveva colpito profondamente.


In Mahahual racconti le gesta di Diego Grillo, un ex schiavo divenuto pirata. Anche in altre tue opere parli spesso di outsider e ribelli che non accettano la realtà e, in un modo o nell'altro, cercano un'alternativa valida. Collegando un tema del genere a quello che forse più ti caratterizza -  il viaggio - secondo te quanto è importante il desiderio di fuga per mantenersi vivi e ­ come diceva Henry Laborit ­ continuare a sognare?
La fuga può avere un'accezione positiva, all'opposto del concetto di gesto vile di fronte alle avversità: fuggire da una realtà opprimente per mettersi in viaggio e conoscere altre realtà rigenera mente e cuore, e apre i pori della pelle nel senso che rende più ricettivi e disponibili ad apprezzare le diversità (che sono il sale della vita: senza le diversità, tanto varrebbe stare fermi, con tutto quello che ne consegue in mancanza di stimoli), rendendo spesso ridicoli certi problemi che, rimanendo bloccati nel proprio microcosmo, prima ci apparivano angoscianti e disperatamente irrisolvibili. E in tal senso, la fuga è un gesto di ribellione allo stato di cose divenuto insopportabile. O semplicemente scialbo e inerte, il che è altrettanto
annichilente.


In alcuni dei tuoi libri è palese il tuo amore per la musica. Quali sono i tuoi ascolti preferiti?
Ascolto un po' di tutto, con curiosità costante, ma ho "amori musicali" che non appassiscono mai, come Bruce Springsteen, Johnny Cash, Peter Gabriel, Calexico... E continuo ad ascoltare Fabrizio De Andrè, e non smettono di darmi emozioni alcune canzoni di Vasco Rossi. Poi, ovviamente, c'è tanta musica latinoamericana nelle mie giornate, molta della quale è messicana, dai recenti Maná all'immortale Chavela Vargas passando per Los Lobos (chicanos di Los Angeles), e concluderei questo che rischierebbe di diventare un elenco all'infinito con Joaquín Sabina, spagnolo che frequenta molto l'America Latina e in Messico viene sempre accolto con immensa stima e affetto popolare, e mi chiedo perché in Italia sia pressoché impossibile trovare i suoi album... Pazienza, io li trovo facilmente in Spagna e pure in Messico.


Un'ultima curiosità: tu che ami tanto i ritmi lenti, come (e dove) trovi la pace per scrivere?
Essenzialmente al chiuso del mio studio nella casa di Bologna, stanza apocalittica piena di libri, carte e ricordi di viaggi, su una scrivania formato portaerei che nonostante ciò è sempre ingombra di cose. Forse è anche per questo che "torno" a casa: temo che in Messico farei fatica a dedicarmi alla stesura di un libro, là c'è troppo da vivere per perdere tempo a scrivere.

I libri di Pino Cacucci

 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER