Intervista a Raffaello Mastrolonardo

Raffaello Mastrolonardo
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“Lentamente muore/ chi diventa schiavo dell'abitudine/ ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi/ Lentamente muore chi evita una passione / chi non cerca di fuggire ai consigli sensati.../ Evitiamo la morte a piccole dosi...” Con questi versi scelti dalla nota poesia  della brasiliana Martha Medeiros, Raffaello Mastrolonardo, quarantanove anni, bancario barese che ha trovato il coraggio di tirar fuori (per nostra fortuna) i suoi sogni da un cassetto, si presenta ai suoi amici sulla sua pagina di Facebook dove lettori, e soprattutto lettrici,  continuano a scrivergli. Lui ringrazia per i complimenti che riceve, praticamente ogni giorno, e replica con gentilezza. La stessa con cui ha risposto a qualche domanda per noi di Mangialibri.

È passato qualche anno dal successo straordinario di Lettera a Léontine , o meglio Léontine, come chiamiamo ormai tutti affettuosamente il tuo romanzo. Cosa è successo in questo tempo?
Molte cose, inaspettate e piacevoli. E’ nato, grazie ai social network, un bellissimo rapporto diretto con i lettori. Faticoso da gestire, è estremamente appagante sentire l’affetto e l’amicizia del pubblico. Poi, Léontine è sbarcata all’estero, è stata tradotta in Turchia, Serbia, Spagna. Prossimamente sarà in Romania e Messico. Stento ancora a crederci, ma è così. In ultimo ho iniziato il nuovo romanzo.


Hai ammesso senza riserve la forte nota autobiografica nella storia. Pensi sia inevitabile per uno scrittore, soprattutto se ha una pubblicazione poetica alle spalle?
C’è sempre un sottile velo di critica in domande come questa, quasi che l’autobiografismo sia in qualche maniera riduttivo. Invece ne sono orgoglioso, raccontarsi non solo non è più facile che inventare, è molto molto più difficile, si soffre!

 

Perché il personaggio femminile non riesce ad abbandonarsi al sentimento d’amore? Solitamente, in questa difficoltà, i ruoli sono invertiti, e forse non solo nei romanzi…
Vero, normalmente i ruoli sono invertiti. Sarà per questo che buona parte del mio pubblico femminile si è identificato in Piergiorgio più che in Léontine. Lea è solo il mezzo che consente al protagonista maschile di prendere consapevolezza di sé, del suo passato e del suo presente. Peraltro incarna un profilo di donna oggi molto diffuso, che ha perso le tradizionali caratteristiche femminili per assumerne altre più tipicamente maschili. A volte funziona, a volte no…

 

Da dove nasce la passione per De Nittis ?
Esattamente come è descritta nel romanzo, da quando mio padre mi accompagnò per la prima volta a Barletta a vedere i quadri di De Nittis. Li trovammo in buona parte abbandonati in uno scantinato. Una desolazione. Mio padre pianse, quelle lacrime mi hanno segnato.

 

Perché hai detto di aver “scoperto” la passione per Bari e la tua terra durante la stesura del romanzo?
Perché è vero. Inizialmente avevo in mente due protagonisti, Lea e Piergiorgio. Poi, spontaneamente, senza essere stata invitata, si è presentata a tavola  la mia Bari. L’intensità con cui ho raccontato la mia terra, tutta la Puglia, mi ha fatto percepire il profondo e inconsapevole amore che avevo per essa.


Un finale come quello di Lettera a Léontine nasce spontaneamente  o è un modo per sublimare, o eternare, l’amore?
Alcuni editori hanno rifiutato il manoscritto proprio a causa del finale. Secondo me è la parte più poetica di tutto il romanzo. Non è solo un modo per sublimare l’amore, ma tutta la vita del protagonista, per esplicitare la filosofia che lo ha sempre condotto: vivere con passione, con intensità tutto, dall’arte all’amore, alla propria terra, al proprio passato.


Ho letto che stai scrivendo una nuova storia, ancora una storia d’amore, ancora ambientata a Bari. Cosa puoi, o vuoi, raccontarci in anteprima? Quando sarà nelle librerie?
Come accennavo sto scrivendo il nuovo romanzo. Ancora una storia d’amore, ancora Bari, ancora un romanzo che dà voce al silenzio. Ho trascorso un anno a cercare una nuova trama che valesse la pena d’essere narrata. Sulla spinta delle sollecitazioni delle lettrici ho più volte iniziato a scrivere. Ma non c’era pathos, il cuore non batteva. Finché la storia è arrivata, il cuore ha iniziato a dettare, io a trascrivere. E’ a buon punto ma ci sarà bisogno di tempo, il cuore non ama la fretta.


Per Léontine c’è stato qualcosa che ha ispirato la storia: un ricordo, una persona, una notizia? E per il nuovo romanzo?
Léontine è nata da una poesia di cui ho tardivamente scoperto l’esistenza. E’ iniziato tutto da lì. Il nuovo romanzo? Da un libro, pubblicato dalla Mondadori nel 1936. Lui è stato in silenzio per quarant’anni nella biblioteca di mio padre e per trenta nella mia. Poi mi ha chiamato e mi ha detto ‘leggimi’.

 

Come si coniuga il “freddo” lavoro di manager in banca con la scrittura, nello specifico una scrittura di sentimenti e così appassionata?
Faccio il bancario fino alle cinque, poi mi spoglio di quegli abiti e ne vesto altri. E poi non è il lavoro ad essere freddo o appassionato, ma chi lo svolge.  Un uomo ‘freddo’ resta tale qualunque cosa faccia. Un uomo appassionato riversa anche nella banalità del lavoro l’anima. Io non so se ci riesco, ma ho la fortuna –come il protagonista del mio romanzo-  di avere una doppia anima, quella dei numeri e quella dell’arte. Si compensano e completano a vicenda.

I libri di Raffaello Mastrolonardo

 

 

 
 
 
 
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