Intervista a Raiz

Raiz
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Ha collaborato con voci musicali tra le più importanti del panorama internazionale, da  Pino Daniele a Stewart Copeland, da David Fiuczynski ai Planet Funk passando per  Bill Laswell, Asian Dub Foundation, Les anarchistes, Eraldo Bernocchi, Roy Paci, SteelA e molti altri... abbiamo scoperto in lui un vorace lettore che disponibilissimo ha fatto una chiacchierata con noi.

La tua Campania è di gran moda nel mondo dei libri dopo Gomorra di Roberto Saviano…

C’è molta più attenzione, è vero. Gomorra è diventato un vero e proprio fenomeno mondiale, Roberto Saviano è una persona al di sopra di ogni sospetto, lui si è messo nel mezzo alle cose e le ha raccontate per come le ha viste e sta pagando un prezzo per questo. Il film mi ha sgomentato perché è stato obiettivo, Matteo Garrone è stato bravissimo, è come se avesse detto: io vi faccio vedere, tutto qua, non c’è un commento, niente.

 

Hai pensato di poter contribuire con una colonna sonora al film?

In principio mi sarebbe piaciuto collaborare con la mia musica ma poi ho trovato che la scelta stilistica fatta dal regista era la più giusta. Io sicuramente avrei dato un mio punto di vista, un'opinione, mentre nel film è stata scelta la musica che potresti realisticamente ascoltare lì, nel contesto ambientale. I protagonisti del sistema ascoltano tutt'altro ed era giusto avere un panorama completo, mettere un commento sarebbe stato fuorviante. Io sono rimasto stupito, il libro come il film mi hanno inquietato.

 

Sull’informazione circa la spazzatura a Napoli c’è stata strumentalizzazione?

Della spazzatura a Napoli se ne parla quando serve, quando vedo i mucchi di rifiuti non mi raccontano niente di nuovo, il fatto è che viviamo in una realtà mediata dai mezzi di informazione: se la televisione non ti fa vedere le cose, allora significa che non ci sono. Il napoletano medio si è accorto di quello che stava succedendo nella sua città solo dopo che ha visto i cumuli di spazzatura davanti a casa sua… George Orwell in 1984 era stato molto più che lungimirante. La storia dei rifiuti di Napoli è stata la spallata che ha fatto cadere il governo che c’era. Ora il premier ha detto che i rifiuti non ci sono più, e tutti ci credono. Peccato che sotto i cavalcavia, a Secondigliano, ma anche in città, le cose non siano cambiate…questo è terribile.

 

Questo problema di percezione della realtà vale solo per i rifiuti?

Certo che no, guarda anche il problema degli omicidi: se in Lombardia ci sono quattro omicidi e in Campania tre ecco che quelli campani sono ricondotti subito alla camorra, i giornali montano spesso dei casi soprattutto l’estate quando la politica va un po’ in vacanza… Però Napoli non è solo rifiuti, il problema è che nessuno ne parla, c’è tanta brava gente che non ha il risalto mediatico dovuto, se c’è una cooperativa di giovani che fa delle cose fatte bene, ragazzi che aprono un laboratorio, che trovano i fondi, che fanno cose belle, nessuno ne parla: eppure sono loro i veri eroi, lo dico anche in una mia canzone, "Siete voi gli eroi della nostra città". Poi le morti bianche: sembra che accadano solo al nord, perché qui se un ragazzo muore in cantiere dieci a uno spostano il corpo e lo fanno sembrare un incidente perché magari sul posto di lavoro non è poi così tutto a posto. Ma credimi ci sono tanti eroi, persone con i figli che cercano di fare una vita normale, ma sono persone che per gli altri non esistono perché ad esistere sono solo i camorristi belli, fighi col macchinone che fanno da modello ai ragazzi. Questo anche grazie alla televisione e alle pubblicità: pensa agli spot dei telefonini, i ragazzi vengono sempre rappresentati su decappottabili in pieno giorno (quindi non sono a lavorare) che ridono scherzano e telefonano. E come si mantengono?

 

Come siamo arrivati a questo punto?

Il fatto è che manca la cultura di appartenenza e per cultura non dico l’istruzione - penso a mia nonna che non parlava nemmeno l’italiano, ma trasmetteva sempre dei valori - cultura vuol dire civiltà, il ragù doveva cuocere delle ore e lei mi ricordo metteva la sedia vicino alla pentola. Una donna che rimaneva vedova con due figlie femmine difficilmente riportava un uomo in casa. Oggi le ragazze dei quartieri spagnoli non sanno neppure cucinare, sono ‘incivili’ nel senso che mancano della loro cultura, della loro civiltà, delle radici: mi dici cosa insegnano ai loro figli? Noi siamo cresciuti col mito del progresso: io rinuncerei volentieri a tutto, non auguro un’epoca di austerità, non un oscurantismo medievale, ma un cambiamento certo sì. Una volta era un valore aggiunto avere tanti dischi da far ascoltare, possedere una cultura musicale poteva esser un modo per avvicinare una ragazza, era una bella cosa aver letto molto. Oggi…

 

Tu sei un artista che si è lasciato contaminare da stili, suggestioni differenti...

Mi sono arricchito molto dalle tante collaborazioni che ho avuto la fortuna di fare, sono una persona molto aperta, sono curioso, ho ricevuto tanto e di ciò che ho ricevuto ho cercato di far buon uso. Con Teresa De Sio per esempio ho una bella amicizia, lei mi ha regalato una sua canzone che io ho stravolto, "U paradiso in terra", l’ho ri-arrangiata, l’ho fatta reggae. Le ne ha fatta ancora una nuova versione diversa dall’originale e che risentiva del mio ‘passaggio’ e questo secondo me è bellissimo. Da lei ho preso il suo modo di scrivere che è affascinante, e lei da me il mio modo di mettere su nastro. Mi è piaciuto lavorare con Luigi Cinque, un musicista poliedrico, e grazie a lui ho conosciuto molti artisti come un israeliano di origine marocchina o Djivan Gasparian, il musicista armeno che ha collaborato alla colonna sonora de "Il Gladiatore" con il quale spesso faccio cose in duo.

 

Passiamo dalla musica alla letteratura: che genere di lettore sei?

Leggo tutto, secondo me si può essere selettivi fino ad un certo punto, ho finito da poco un libro che non avevo avuto modo di leggere prima, L’amore molesto di Elena Ferrante e devo dire che la lettura mi ha aiutato a riconoscere la bravura di Mario Martone che ne ha tratto uno splendido film qualche anno fa.

 

 

 
 
 
 
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